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«Massa-Carrara, territorio fragile e frammentato. Ma non è solo colpa della politica»

La riflessione della sezione di Carrara del Movimento Giovanile della Sinistra: «La responsabilità della nostra dura condizione è anche figlia di una economia in cui le concessioni continuano ad avere un ruolo preponderante»

CARRARA – “L’intervento della presidente sul ruolo della Fondazione Marmo per il rilancio, sulle iniziative utili per offrire un nuovo orizzonte al territorio, in particolare la collaborazione con il politecnico di Torino, merita una riflessione”. A tornare sulle opportunità di rilancio del territorio apuano è la sezione di Carrara del Movimento Giovanile della Sinistra, partendo dalle parole della presidente della Fondazione Marmo Bernarda Franchi. “Consideriamo positivo ogni contributo di idee che ciascun attore sociale, economico, politico offra alle comunità poiché un progetto di rinascita realmente efficace può scaturire soltanto dal basso da chi conosce le peculiarità, le potenzialità delle nostre città ormai unite in un’unica realtà; sarebbe fuori dal tempo affrontare le sfide del futuro con una mentalità incapace di guardare oltre i confini dei singoli Comuni. Vi sono temi, come lo sviluppo economico, culturale, la tutela ambientale che richiedono un impegno collettivo sia per la natura stessa dell’argomento, sia per poter raggiungere obiettivi importanti. Procedere divisi significa essere sconfitti da competitors più grandi o più forti grazie alla loro capacità di fare squadra; l’esempio di Volterra che ha riunito i borghi vicini per creare un circuito culturale, enogastronomico alternativo a Firenze e Siena costituisce un esempio, tra l’altro recente, significativo”.

“Le città di Massa e Carrara, purtroppo, sembrano ancora restie a tracciare, insieme, un percorso per superare la tempesta generata dal covid – affermano dal Mgs – eppure la zona industriale apuana è il motore di entrambe le comunità. La vicenda del porto ha riproposto diffidenze, difficoltà al confronto e così iniziative interessanti come l’istituzione di un master di ingegneria ad indirizzo minerario o la “scuola di specializzazione” per la nautica promossa dai cantieri NCA restano isolate, scollegate con il rischio di non generare quel salto in avanti di cui il territorio ha bisogno. Rileviamo la poca attenzione della politica alle proposte che vengono lanciate, ma anche una evidente difficoltà della classe dirigente a cimentarsi in uno sforzo innovativo, creativo altrimenti non si spiegherebbe il divario accumulato con altre realtà e la percezione come di un eco lontano del dibattito nazionale e
regionale su cosa investire per far ripartire la Toscana, il paese; mentre noi continuiamo a lamentarci per le nostre fragilità, altri trovano soluzioni”.

“La responsabilità della nostra dura condizione non è tutta della politica – sostengono dal Movimento – ma è anche figlia di una economia in cui le concessioni hanno avuto e continuano ad avere un ruolo preponderante: proviamo a pensare cosa potrebbe accadere se si fermasse, ad esempio, l’escavazione. In breve, risentiamo di uno scarso dinamismo, di una bassa propensione, salvo alcune nicchie, alla ricerca, di una insufficiente diversificazione, dell’assenza di centri di formazione altamente qualificati. La classe politica che almeno dovrebbe raccogliere, potenziare, coordinare le idee avanzate dal territorio sembra non ascoltare, gli attori sociali ed economici procedono divisi non compensando, così, i limiti di chi ha l’onere di amministrare. Questa frammentarietà, che alcuni si limitano ad evidenziare, rende evidente l’impossibilità, ad esempio, di immaginare, recuperando strutture abbandonate, spazi ove il degrado è ormai un tratto distintivo, una sede universitaria in cui inserire il master di ingegneria mineraria, corsi di specializzazione nel settore nautico, meccanico, meccanotronico, chimico”.

“L’idea di un distaccamento universitario – rilanciano dalla sezione di Carrara – o di un ateneo da aprire, ad esempio, grazie al contributo di una fondazione non sarebbe, per usare le parole della Presidente Franchi, utopica se le energie non venissero disperse, se le persone di buona volontà, sollecitando la politica o prescindendo da essa, unissero competenze, risorse; se ciò avvenisse la politica sarebbe costretta ad interrompere un insostenibile immobilismo. Ci auguriamo di leggere sulle pagine dei quotidiani non più appelli, non più belle speranze ma proposte concrete sorrette, trasversalmente, da chi è la linfa, il motore delle nostre comunità solo così i giovani, i “cervelli” non andranno altrove”.