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Acqua pubblica, Rifondazione commenta: «I Comuni illudono i cittadini, non cambierà nulla»

MASSA-CARRARA – È notizia di questi giorni il fermento per le sorti di Gaia Spa, il gestore idrico della Toscana che copre le aree di Massa-Carrara, Lucca, Pistoia e le zone della Versilia Garfagnana e Lunigiana. Il partito della Rifondazione Comunista di Massa-Carrara commenta esternazioni da parte di amministratori locali a riguardo: «L’assetto giuridico di Gaia sarebbe, a loro dire, inefficiente e avanzano l’idea di una forma societaria consortile a responsabilità limitata capace, sempre a loro dire, di garantire la pubblicizzazione della gestione dei servizi idrici».

«Prima di tutto, come Rifondazione Comunista, vogliamo sottolineare come troviamo alquanto curioso che tale attenzione alla pubblicizzazione dei servizi dei idrici arrivi da una compagine di destra che ha provato in tutti i modi a far fallire l’esito del referendum del 2011 – scrivono in una nota – Ci provò con il Cavaliere Berlusconi con una legge dell’agosto 2011 che fu cassata dalla Corte Costituzionale; avallarono poi sotto il governo Monti la revisione del calcolo delle tariffe, causa principale delle nostre esagerate bollette; hanno boicottato anche di recente l’approvazione della legge di iniziativa popolare presentata in Parlamento. Insomma da sempre contro la pubblicizzazione dei servizi idrici e quindi le esternazioni fatte puzzano molto di bruciato. Rimarchiamo poi che gli indirizzi sulla “pubblicizzazione dell’acqua”, arrivati dal referendum e ribaditi nel testo di legge di iniziativa popolare sono molto chiari: la gestione dei servizi deve essere in mano ad enti di diritto pubblico, fuori dalla legislazione privatistica; gli investimenti legati alla gestione dei servizi idrici devono tornare ad essere finanziati dalla fiscalità generale; gli ambiti ottimali di gestione devono fare riferimento ai bacini idrografici. Ma sembra che le amministrazioni locali non ci sentano e preferiscono giocare alle tre carte con i cittadini – secondo Rifondazione Comunista – In sede di conferenza territoriale si fa finta di nulla e si continua a mantenere Gaia come società per azioni. I singoli comuni soci fanno proposte, come la società consortile a responsabilità limitata, che continuano ad essere oggetto del diritto privato e nulla cambia pertanto né in termini di tariffe né in termini di controllo da parte dei cittadini. Insomma – proseguono – girano le tre carte illudendo i cittadini e le cittadine che la soluzione “per il bene comune” sia sotto i loro occhi, quando in realtà non cambierà nulla».

Rifondazione Comunista Massa-Carrara ribadisce la necessità di una presa di posizione forte da parte delle amministrazioni, da chiunque siano amministrate. «Che si inizi il percorso per la trasformazione di Gaia in ente di diritto pubblico, si costituiscano ambiti di gestione limitati ai bacini idrografici e si chieda apertamente al governo di togliere dalle tariffe i costi per gli investimenti per trasferirlo nella fiscalità generale – conclude il Partito – Solo così si potrà parlare di acqua pubblica veramente».