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«Genere neutro? Non esiste. La maggioranza vuole solo cancellare la donna»

Polemiche sulla proposta di modifica allo statuto comunale. Mosti: «La maggioranza ha chiaramente detto che il linguaggio di genere non gli interessa». Le donne democratiche: «Modifica anacronistica che richiama un modello datato addirittura anni '80»

MASSA – Nell’ultima seduta del consiglio comunale si è discussa la proposta della Commissione consiliare Specifica Permanente Affari Istituzionali di “indicare su tutto lo Statuto comunale il genere neutro”. Una modifica allo statuto al fine di una “maggiore semplificazione e di una migliore leggibilità del testo stesso”. E una proposta che, nonostante non sia stata approvata in quanto richiedeva la maggioranza assoluta, le donne in consiglio (e fuori) non hanno accolto con piacere. La consigliera di centrosinistra Elena Mosti, ad esempio, commenta: “La maggioranza ha chiaramente detto che il linguaggio di genere non gli interessa. Il primo comma dell’articolo 10 dello Statuto Comunale riporta: «il Comune ottempera, tra i fini istituzionali, al perseguimento delle pari opportunità anche nella redazione degli atti amministrativi» .E come lo fa? Decidendo di utilizzare il “genere neutro. Diciamolo però ancora una volta, nella lingua italiana il genere neutro non esiste. Hanno semplicemente deciso di utilizzare solo il maschile e di cancellare il femminile”.

“Circa 70 anni fa come donna non avrei nemmeno potuto votare – sottolinea la consigliera – e come me tutte le altre donne che siedono con me in Consiglio. Consigliera, Assessora, Sindaca, sono declinazioni che manifestano la nostra esistenza. Ruoli che per le donne non erano previsti. Ruoli che adesso ci appartengono. Dovremmo rifletterci: un uso consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica della donna nella società e anche nella politica. Le parole sono azione e strumento indispensabile. Continuo a non comprendere il perché di tanta riluttanza da parte della maggioranza massese all’utilizzo del linguaggio di genere”.

Sul punto è intervenuta anche Claudia Giuliani, portavoce delle Donne Democratiche di Massa-Carrara: “La modifica non può che risuonare anacronistica richiamando direttamente un modello datato addirittura anni ’80, quando per parità si intendeva ancora mero adeguamento, omologazione della donna al paradigma socioculturale e ai modelli maschili, e lato istituzioni si fornivano indicazioni su un utilizzo della lingua che garantisse la parità fra i sessi come azzeramento delle differenze. Occorre però precisare, per i meno attenti, che la lingua italiana a differenza del latino, non prevede il genere neutro. Attribuire al maschile il genere neutro è una scelta consapevole e che porta con sé un pensiero chiaro: cancellare la donna. Ciò che non viene nominato non esiste: incarichi, posizioni e meriti. Il linguaggio non è un mero insieme di parole, quanto un potentissimo strumento che ha in sé il potenziale di veicolare cambiamenti socio-culturali: rispettare il linguaggio di genere permette di rendere “visibili” le donne, e cosi riconoscerne e valorizzarne le differenze di genere”.

“Come espresse benissimo Alma Sabatini nelle sue Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana – continua Giuliani – presentate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e commissione Nazionale Pari opportunità tra uomo e donna (1987), “l’uso di un termine piuttosto che un altro comporta una modificazione nel pensiero e nell’ atteggiamento di chi lo pronuncia e quindi di chi lo ascolta. La parola è una materializzazione, un’azione vera e propria (…)  Il punto non è solo usare una parola diversa, quanto piuttosto generare un cambiamento più sostanziale nell’ atteggiamento nei confronti della donna, che emerga dalla scelta linguistica fatta”. Per molti questa discussione risulterà superflua, non prioritaria. Ma se ampliamo lo sguardo, è facile notare come sia correlata la questione delle pari opportunità con la questione economica e sociale di una nazione. Quei paesi che sono più attenti alla questione di genere, con un sistema di welfare efficace ed efficiente, che sostengono le famiglie con politiche volte davvero a conciliare i tempi di vita e di lavoro dei loro componenti, quei paesi nei quali si è riuscito a sfondare il tetto di cristallo, nei quali la partecipazione alla cosa pubblica prescinde dalle quote rosa, sono economicamente più floridi.
Ecco quindi che la forma diviene sostanza: il linguaggio esprime il livello di civiltà di un paese”.