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L’associazione Trentuno Settembre: «Benedetti “ruba” video e li sfrutta per i suoi fini politici»

MASSA – Negli ultimi giorni è scoppiata, sui social, la polemica tra Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale di Massa, e Roberta Dei, presidente del gruppo misto di maggioranza nel consiglio di Massa. Entrambi esponenti del partito di Forza Italia. Benedetti ha accusato la consigliera di lavorare per la sinistra, pubblicando su Facebook un video che riprendeva una conversazione tra la Dei e un esponente di Rifondazione Comunista, candidato nel 2018 al consiglio comunale tra le fila di Potere al Popolo. Non ha tardato ad arrivare la risposta della Dei, la quale ha affermato che il video, registrato a sua insaputa, altro non riprendeva che una conversazione privata tra due persone.

E le critiche sulla scelta di pubblicare il video sono arrivate anche dal circolo Arci Trentuno Settembre, che in un cominucato scrive: «Lascia sbalorditi il comportamento del presidente del consiglio Stefano Benedetti e non possiamo fare a meno di domandarci se quanto avvenuto ieri possa ritenersi lecito.  È lecito che un’istituzione del nostro Comune decida di svegliarsi una mattina e rendere pubblica una conversazione privata per i propri fini politici? È accettabile che approfitti delle difficoltà di una persona nell’utilizzare gli strumenti digitali e fare di questa difficoltà un tema di dibattito sui social? »

«Se al peggio non c’è mai fine,- continua il comunicato – la pubblicazione di materiale “rubato” dalla telecamere del comune prima dell’inizio di una commissione consiliare per i soli fini di Benedetti, rappresenta un precedente che potrebbe esporre tutti i cittadini e le cittadine del comune allo stesso trattamento. Stefano Benedetti non è il primo e non sarà l’ultimo dei nostri rappresentanti politici ad agire secondo queste logiche a scapito di chi non ha poltrone in comune e ad accanirsi contro singoli “dissidenti”. La loro colpa? Far sentire la propria voce di fronte alle ingiustizie che accadono di fronte casa, sulle nostre montagne, in città. O a palazzo. E per questo tacciate attraverso la stampa, attraverso gli ostacoli burocratici, le intimidazioni e in qualche caso le querele temerarie.»

«Senza che nessuno verifichi quando sostiene Benedetti: dove ha preso quella registrazione? Nel sito del Comune non è presente ed è evidente dal suo contenuto che le persone coinvolte sono ignare di essere registrate. Il peggio che si possa fare, anche oggi, – conclude il comunicato – è assuefarsi ad una situazione inaccettabile e far finta di niente. Pubblicare contenuti su internet senza il consenso dei diretti interessati non è solo un reato, è prima di tutto una violazione della persona, e se portata all’estremo può avere effetti come i fatti di Torino dove una maestra è stata licenziata sempre per via della pubblicazione di un video che ritraeva una scena della sua vita privata Tutto questo per dire che senza il consenso, per il circolo Arci 31 Settembre, quanto avvenuto pochi giorni fa sotto gli occhi di tutti rappresenta un episodio di pura violenza istituzionalizzata.»