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Rifondazione Comunista: «Una sanità veramente pubblica per salvaguardare utenti e lavoratori»

MASSA-CARRARA – «Le vicende che hanno coinvolto, con intervento della magistratura, il Gruppo Serinper, amministratori, dipendenti pubblici relativamente alla conduzione di strutture per l’accoglienza di persone deboli e in difficoltà familiare, ci obbligano a ritornare sulla condizione della sanità e dei servizi sociali. Il problema covid ci ha chiaramente fatto vedere come una sanità pubblica ridotta allo stremo per i tagli effettuati e per il finanziamento di strutture private, ha di fatto ampliato il problema Covid con tutto ciò ne è seguito sia sul piano medico che sul piano sociale ed economico». Così il Partito della Rifondazione Comunista torna sull’argomento dolente della sanità pubblica, ormai stremata dall’emergenza covid.

«La vicenda della Serinper, di fatto rientra nell’ottica di cui sopra e ci mostra di nuovo come la gestione privata dei servizi pubblici porti facilmente o scientemente a privilegiare il profitto rispetto a comportamenti corretti, coinvolgendo anche le strutture pubbliche gestite e fatte gestire con una logica di tipo privatistico – dicono –  Possiamo affermare che questi fatti sono connaturati a un sistema che spinge inevitabilmente verso una direzione ben precisa, antitetica agli interessi della società civile».

«Occorre – secondo Rifodazione Comunista Massa-Carrara – allora che la gestione dei servizi torni in mano pubblica istituendo al contempo forme di controllo per mezzo di organismi democratici, non oppressivi ma costantemente informati dello svolgimento delle attività creando intorno a queste, come ad altri organismi pubblici, un interesse democratico che porti a un coinvolgimento della società civile. Ciò che è successo non è caso isolato ma sistema funzionale a perpetuare il potere. Occorre allora senza dubbio essere chiari, una volta definite le responsabilità, nella condanna delle persone che hanno operato in modi immorali e contrari a una corretta concezione della politica, ma pensiamo anche che il compito principale e quindi l’obiettivo sia quello di capire il meccanismo che permette l’accadimento di certi comportamenti. Occorre cioè un controllo diretto da parte della comunità, pena la creazione e continuazione in forme diverse dello sfruttamento sia sui lavoratori che sui soggetti curati».

«E’ lo stesso sfruttamento che nelle fabbriche è evidente e visibile, ma che oggi nella nostra società si presente in forme subdole, quasi nascoste ma capace di continuare una divisione ulteriore fra le varie classi sociali a scapito sempre di quelle più deboli» concludono dal Partito.