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Comitato per Trump a Massa, Laboratorio Left: «Nessuna utilità per il dibattito cittadino»

MASSA – Risale a qualche giorno fa la notizia della nascita di un nuovo movimento chiamato “Patrioti Apuani” in supporto dell’ormai presidente uscente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Il comunicato firmato dai fondatori ha generato variegate reazioni, molte di esse critiche nei confronti di tale scelte.

«Tanto di cappello per il coraggio di averci  messo la faccia. Per un momento abbiamo pensato ad una fake news, poi l’abbiamo cercata su Fox Tv ed infine l’abbiamo trovate sulla cronaca locale e, a quel punto, ci siamo arresi alla autenticità della notizia. – scrivono in un comunicato Maurizio Bonugli, Andrea Biagioni e Daniele Terzoni di Left Laboratorio Politico – È tutto vero! A Massa Carrara si è costituito il “Comitato Patrioti italiani con Donald Trump” con la “mission” di dichiarare guerra al “mondialismo” ispirati dal Tycoon d’oltre oceano. Invece, per rimanere nei paraggi, sul piano più strettamente politico e sul versante della destra locale il parterre ci sembrava già anche troppo affollato, con Lega e Fratelli d’Italia che se la giocano (tutti i giorni per un voto in più), utilizzando tutto l’argomentario  proprio del sovranismo più esasperato ma, evidentemente, ci sbagliavamo.»

«Che dire, siamo sorpresi perché, parafrasando Ennio Flaiano: “a Massa la situazione politica è grave ma non è seria” e, soprattutto perchè, da inguaribili ottimisti e in tutta franchezza,  speravamo in un miglioramento. – continua il comunicato – Non è così. Del resto, si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo, che non riuscissero i Patrioti pro Trump “de ca’ nostra” con la loro appassionata iniziativa, a ribaltare l’esito delle elezioni a stelle strisce perché, altrimenti, ci sfugge il senso profondo della loro iniziativa. Nel frattempo Trump le elezioni le ha perse al punto che, seppur continuando a raccoglier quattrini per le iniziative legali a sostegno della sua battaglia di “giustizia”, è sloggiato dalla White House con tanto di passaggio di consegne certificato dalla General Services Administration, la struttura che gestisce la transizione da un governo all’altro e col via libera dello stesso Donald. Dal nostro punto di vista, come semplici osservatori interessati anche di politica internazionale, ci vien da dire che negli USA, gli elettori americani hanno sconfitto un modello che si era fondato sulla disuguaglianza sociale ed economica, sul razzismo, sulla xenofobia e la discriminazione di genere, sul restringimento di tutti i diritti civili e sociali, sull’abbattimento di quel poco di welfare rimasto, sulla devastazione ambientale, sull’integralismo religioso e sulla corsa agli armamenti, da quelli per la difesa personale a quelli da nuova “guerra fredda” e, per ultimo, sul negazionismo del covid. Il tutto sempre e comunque dentro i soliti imperativi degli interessi del capitale, altro che sovranismo. Lo stesso Trump è un miliardario tra gli altri, che ha fatto una semplice scelta di marketing elettorale decidendo di stare da una parte anziché dall’altra per puro calcolo. Nel trumpismo di Trump non c’è nulla di ideale nonostante i suoi “bla-bla” e i suoi show a reti unificate o sui social. Invece nel trumpismo dei trumpisti yankee c’è il peggio dell’ideologia di Steve Bannon e del suo The Movement  o dell’internazionale nera. Infine, per tornare a noi, nel trumpismo dei trumpisti “de ca’ nostra”, fatichiamo a rintracciare un qualche elemento di utilità al dibattito politico-culturale cittadino. God Bless Massa»