Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana TENews

Regolamento agri marmiferi, l’associazione Trentuno Settembre: “La resa totale del diritto pubblico di fronte agli interessi privati”

MASSA – Il regolamento degli agri marmiferi che verrà approvato nei prossimi giorni secondo l’associazione Trentuno Settembre Circolo Arci «è la resa totale del diritto pubblico di fronte agli interessi privati: rappresenta un arretramento della politica sulla cosa pubblica». «Questo atto regolamentare poteva mandare un messaggio chiaro alla città, e cioè che i beni che appartengono alla comunità, e che quindi rappresentano gli interessi collettivi, vengono prima degli interessi di poche persone, in questo caso di pochi industriali – continuano dall’associazione – Invece, nel Regolamento in discussione giovedì 3 dicembre 2020 a Massa, non c’è un punto, un elemento, un semplice comma che rivendichi il ruolo del Comune nella gestione della proprietà pubblica. Le Alpi Apuane verranno svendute al mercato, così come fatto dalla Regione Toscana nel 2015. Se nello statuto del Comune di Massa si leggono dei timidi passi in avanti con l’affermazione degli agri marmiferi come Bene Comune, prospettando un osservatorio paritetico di controllo sulle attività di escavazione, all’interno del Regolamento si fa senza indugio un ulteriore passo indietro, affermando la completa assenza di un controllo diretto dei cittadini sulle attività di escavazione. In pratica, mentre la nostra comunità ha bisogno di strumenti che permettano di potersi esprimere sulla gestione delle cave, considerato il loro irreversibile impatto ambientale, e non solo, l’amministrazione comunale nega ogni possibilità di averli”.

“Dal nostro punto di vista questo equivale a calarsi le braghe di fronte ai potentati economici dell’escavazione – critica l’associazione – Un segno dei tempi che stiamo vivendo: cedere la sovranità di un territorio e non difendere il ruolo del pubblico significa lasciare spazio al privato e rafforzare le rendite storiche dell’1% circa della cittadinanza, a scapito del patrimonio di tutti e tutte».

«Se potessimo scegliere, sceglieremmo altro per il futuro delle comunità che abitano questa parte di mondo. Vorremmo una pianificazione basata sulla natura del nostro territorio, un territorio fragile e ricco di acqua – affermano – una pianificazione non dettata dall’esigenza di qualche privato di stare al ritmi del mercato, quasi sempre per accontentare qualche ricco principe arabo, russo, cinese o italiano che sia, desideroso di avere palazzi di lusso con pavimenti rivestiti di marmo. A quale prezzo? Oggi è un’utopia parlare di sostenibilità, pensare di poter ridurre l’inquinamento delle acque o provare a superare la monocultura dell’escavazione del marmo senza strumenti per controllare quanto avviene tra le nostre montagne e sotto il nostro naso. Per questo torniamo a chiedere che le istituzioni si facciano carico di un periodo transitorio di gestione del comparto lapideo, durante il quale si garantisca quella tenuta occupazionale che il mercato non è stato capace di garantire visto che sono stati persi negli ultimi 20 anni il 30% dei posti di lavoro e il 30% delle aziende».

L’associazione chiede una contemporanea riduzione dei volumi escavati con un occhio veramente attento agli impatti ambientali, un occhio che abbia a disposizione un quadro conoscitivo di ciò che abbiamo dentro le nostre montagne. «Purtroppo non saremo in consiglio per poter chiedere a gran voce tutto ciò – conclude l’associazione Trentuno Settembre –  Continueremo però ad osservare le forze politiche presenti in consiglio comunale. Loro possono fare, possono dimostrare, ognuno nel proprio ruolo, la visione che hanno del territorio. La loro idea di bene comune. La loro dipendenza, o meno, alle logiche del profitto».