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Il Pd di Massa-Carrara: «Stop ai posti covid il più presto possibile all’ospedale di Pontremoli»

E Jacopo Ferri (Forza Italia): «Una soluzione sbagliata si è trasformata da atto di arroganza a causa di grave danno e a fonte di continuo rischio»

PONTREMOLI – «Stop ai posti covid il più presto possibile all’ospedale di Pontremoli». Così si è espressa la segreteria provinciale di Massa-Carrara del Partito Democratico «che conta – precisa la nota ufficiale – tra i suoi membri anche figure sanitarie di primo livello che hanno discusso con competenza la delicata situazione. La prima ondata che ci colpì a primavera fu ben gestita e tanti furono i meriti della sanità territoriale, da ottobre, tuttavia, il coronavirus si è riproposto ancor più aggressivo e contagiante, portando numeri di forte impatto in tutta la Regione, ma soprattutto nella nostra provincia, e purtroppo, la Toscana si trova ancora in “zona rossa”».

«In questa situazione – prosegue il Pd – l’Azienda sanitaria nord-ovest ha compiuto scelte in autonomia, difficili e dolorose, che non hanno coinvolto le istituzioni locali, certamente dettate dalla veloce saturazione dei posti letto e delle aree-Covid. Come espresso anche dal Pd di Pontremoli è oggettivo che l’ospedale locale offre delle criticità e dei pericoli alla gestione di pazienti covid e crediamo che sia necessario rivedere tale scelta appena possibile».

«L’emergenza che stiamo vivendo ci mostra la fragilità dell’essere umano e della società che ha costruito, ci obbliga a ripensare il nostro modo di vivere, ci impone restrizioni che mai avremmo voluto, ci insegna che in politica non è giusto cavalcare l’onda del dissenso per qualche consenso ma che si devono offrire soluzioni e alternative in modo costruttivo senza perdere la propria identità. Con questo stato d’animo cercheremo un dialogo sempre maggiore con le autorità sanitarie e politiche per offrire il nostro contributo con l’unico scopo di migliorare il futuro di tutti noi».

E sull’argomento interviene nuovamente il consigliere comunale Jacopo Ferri (Forza Italia). Riportiamo di seguito.

La direttrice dell’Asl Casani nega l’evidenza e cerca di attribuire ad altri colpe che sono proprie.
L’ospedale di Pontremoli non era e non è in grado nel suo complesso di ospitare reparti Covid, ciò a causa dei mancati investimenti ed i ritardi con cui, proprio lei ed i suoi apicali dirigenti aziendali, insieme ai propri diretti referenti politici, hanno gestito la sanità ospedaliera in Lunigiana, sia nella fase di tregua tra le ondate Covid che negli anni precedenti la pandemia.
È ben noto e lo si vede tutti i giorni il grande impegno profuso con professionalità da ciascun operatore sanitario e dagli addetti alle pulizie, per cui non finiremo mai di ringraziarli. Se c’è qualcuno che specula sul loro lavoro questi è invece proprio la direttrice che li ha costretti ad operare in condizioni impossibili ed insicure, avendo anche il coraggio ora di attribuire responsabilità a loro comportamenti. Dovrebbe vergognarsi e dimettersi immediatamente per quanto ha detto.
Del resto lo hanno compreso anche i muri che il problema va ben al di là della presenza o meno di contagiati in un reparto piuttosto che in un altro, ma esso è risieduto e risiede nel fatto che la generale gestione di pazienti Covid (entrata, spostamenti, percorsi, ecc.) coinvolge necessariamente tutta la struttura ospedaliera, inadatta, nel suo complesso e quindi direttamente o indirettamente moltissimi operatori.
Altrettanto grave è che Casani affermi che siano state prese tempestivamente e sistematicamente tutte le precauzioni in materia di tamponi frequenti/veloci e sanificazioni profonde non è stato e non è così. Infatti, purtroppo, per tutti questi errori di pianificazione e di organizzazione attribuibili esclusivamente alle direzioni aziendale e di presidio, i contagi si sono moltiplicati coinvolgendo – anche con gravissime conseguenze – diversi pazienti (entrati in Ospedale negativi).
La difesa ad ogni costo di una soluzione sbagliata si è così trasformata da atto di arroganza a causa di grave danno ed a fonte di continuo rischio. Questa ulteriore impuntatura non può quindi che classificarsi quale elemento di sconsiderato, e poco lucido, esercizio di potere.
Ritengo che le pagine da scrivere in futuro sulla sanità ospedaliera delle aree periferiche dovrà al contrario contare su politiche finalmente opposte a quelle sin qui viste e la sua gestione dovrà poter essere affidata a chi abbia esperienze e capacità tecniche per affrontare, in autonomia, un settore tanto importante quanto complesso.
Nel frattempo, Casani si degni di venire a vedere qual’è la reale situazione che lei stessa ha determinato, affinché possa convincersi del fatto che si deve al più presto affidare ad un diverso schema organizzativo, in grado di evitare ulteriori drammatiche ed ingestibili conseguenze.