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Muro lungo il Frigido, Raffi (Pri): «Nessun momento di confronto con i cittadini»

MARINA DI MASSA – In questi giorni sono cominciati i lavori per la messa in sicurezza del tratto terminale del fiume Frigido. Secondo Giorgio Raffi, segretario del Partito Repubblicano di Massa, prende atto «non senza dispiacere e viva preoccupazione, che l’amministrazione comunale non ha ritenuto suo dovere organizzare un solo momento di condivisione, con la cittadinanza, del progetto modificato dalla Regione di concerto con l’amministrazione cittadina, che è già dato come in fase avanzata di attuazione».

«Così – incalza il segretario – i cittadini, anziché dai propri rappresentati eletti, vengono “in qualche modo” a conoscere dai giornali locali quelle che “dovrebbero” essere le varianti apportate al progetto originario. Di fatto non sanno esattamente di cosa si stia parlando né cosa si troveranno di fronte una volta terminati i lavori. Tutto questo, in un momento nel quale la stessa amministrazione richiede, con una certa insistenza, alle associazioni e ai singoli cittadini una partecipazione attiva al percorso che dovrebbe portare al “contratto di fiume”. Qualcosa non torna – afferma raffi a nome del partito – C’è una dissociazione che in altri ambiti si direbbe “patologica”. Da tali fonti non qualificate, pertanto, veniamo a conoscenza che, per quanto in alcuni punti ridotto nelle altezze originarie, il muraglione di cemento ci sarà. Abbiamo fondati motivi per ritenere che non sarà certo bello da vedere. Per quanto, si dice, esso verrà solo in parte nascosto da una scarpata di terra che alcuni assicurano possa inerbirsi col tempo e ridurre così l’impatto di quello che prevedibilmente sarà un intervento destinato a non cambiare certamente in meglio il volto del fiume Frigido e del suo frequentatissimo Parco. I tecnici, calcoli alla mano, affermano che l’alveo del fiume, raggiunto il suo equilibro in termini di riporti ghiaiosi, rimarrà stabile nei prossimi duecento anni assicurando il migliore deflusso delle acque. Si potrebbe anche aumentare la sezione del tratto terminale conservando la pista ciclabile con un ulteriore muro interno e, in tal modo, migliorare di molto la performance in termini di sicurezza idraulica. C’è allora da chiedersi perché, assieme al muro d’argine esterno (che a questo punto avrebbe potuto essere ulteriormente ridotto) non sia stata prevista questa ulteriore soluzione.  C’è però anche da considerare un altro aspetto del “presunto progetto” (cioè per come lo abbiamo potuto comprendere) – commenta il segretario -: le opere di palificazione sotterranea, che non si vedranno, costituiranno però un
profondo diaframma destinato ad interferire pesantemente con la normale alimentazione del fiume attraverso l’acqua di falda e potrebbe, con alta probabilità, consentire il crearsi di un cuneo di acqua salina, con prevedibili gravi problemi connessi all’ecosistema. Ma non tutti i tecnici pensano, con altrettanto buoni calcoli alla mano e consolidata esperienza, che il fondo dell’alveo rimarrà stabile, ma sarà invece destinato inesorabilmente ad alzarsi, e allora in assenza di asportazione del materiale depositato dal fiume, si renderà necessario alzare ancora i muri d’argine in un loop senza fine di cui potrebbero vedere gli esiti nefasti i nostri nipoti».

E poi, non ultimo, il Partito Repubblicano aveva chiesto un progetto che guardasse alla bellezza: «cioè che fosse “intrinsecamente bello” – spiegano – e non un progetto dove la bellezza fosse affidata ad una mal pensata appendice che si identifica con un riporto di terra». Il Pri ha chiesto un progetto che «si volgesse ad offrire un’attenzione al paesaggio, per rispetto al fiume, all’ambiente, ai cittadini, ai turisti». «Di tutto questo non si parla e, possiamo esserne certi, non si parlerà – conclude Raffi – O peggio: non si deve parlare, perché le decisioni prese nelle segrete stanze, possono interferire con la Democrazia».