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Ambiente, sanità, lavoro, infrastrutture. La proposta di Manuela Aiazzi (Fdi)

MASSA-CARRARA – In vista delle elezioni regionali del 20-21 settembre, La Voce Apuana, pubblica le interviste ai candidati al Consiglio regionale della provincia di Massa-Carrara. Oggi è il turno di Manuela Aiazzi, avvocato, candidata nella lista di Fratelli d’Italia che sostiene la candidatura a governatore di Susanna Ceccardi (centrodestra).

Quali sono i tre punti programmatici che ritiene più importanti per lo sviluppo della provincia di Massa-Carrara attraverso l’intervento della Regione?
«Ambiente, sanità, lavoro/infrastrutture con tutto ciò che deriva da queste macro aeree collegate fra loro. Non si può parlare di lavoro senza affrontare il problema delle infrastrutture e dell’ambiente e così di ambiente senza occuparsi della sanità e così via».

Sanità, a fronte delle problematiche emerse durante il picco dell’emergenza Covid-19, in primis la scarsità di strutture e personale per affrontarla, che cosa del modello sanitario toscano deve rimanere e che cosa deve cambiare? E poi, le liste d’attesa sono ancora troppo lunghe nella nostra provincia. Come risolvere?
«È necessario potenziare le strutture (oggi chiuse) già esistenti sul territorio ed aumentare il personale puntando sulla meritocrazia ed abbandonando la cultura clientelare della sinistra. Dobbiamo puntare sulla sanità di prossimità ossia un sistema che sia vicino al cittadino sia in termini di distanza che in termini di assistenza e cura. Il potenziamento dei pronto soccorsi potrebbe configurare come una sorta di filtro alle strutture ospedaliere. In questo modo si risolverebbe anche il problema delle liste di attesa. Tutti sappiamo che la nostra è una provincia con un’estensione territoriale ampia che non consente un sistema centralizzato. Non trovo inoltre corretto la realizzazione di Aziende USL ricomprendi ampi territori come la Toscana Nord Ovest (Massa-Carrara–Versilia – Pisa–Livorno). Il risparmio si ottiene solo ed esclusivamente facendo in modo che i cittadini vivano in un ambiente sano e non tagliando gli stanziamenti».

Ambiente, favorevole o contrario alla discarica di Cava Viti (o ex-Cava Fornace)? Si impegna ad avviare ex novo, come richiesto dai comitati cittadini, la procedura di autorizzazione integrata ambientale (AIA) per il sito?
«Contraria alla discarica di Cava Viti. Mi impegnerò affinché la Cava venga de finitamente chiusa. Discarica voluta dall’amministrazione di sinistra e nata per lo smaltimento dell’amianto e già questo sarebbe stato sufficiente per non aprirla ed oggi per chiuderla trattandosi di materiale altamente cancerogeno. Nel tempo abbiamo assistito ad un ampliamento dei materiali da smaltire dei quali ad oggi non è possibile conoscerne i codici europei che classificano i materiali e/o le sostanze in base alla pericolosità. Ciò comunque non esclude la possibilità che se anche non classificati come pericolosi costituiscano un danno alla collettività sotto il profilo ambientale/sanitario senza escludere l’impatto che ha sul turismo. E’ necessario anche considerare l’impatto economico, anche se non è il problema principale, ma è rilevante sia per il presente che per il futuro. La società che gestisce la discarica non paga puntualmente quanto concordato con l’amministrazione ed in futuro, si spera più prossimo possibile, in cui si dovesse assistere alla sua bonifica a seguito della chiusura ci chiediamo con quali denari avverrà tutto ciò se non si è prevista almeno una fideiussione? La risposta è semplice con i denari di tutti i contribuenti».

Escavazione del marmo, è possibile un’estrazione sostenibile e se sì cosa può fare la Regione per attuarla?
«Anche in relazione all’escavazione del marmo è possibile attuare un’estrazione sostenibile semplicemente responsabilizzando i concessionari di concerto con la tutela dell’ambiente».

Politica, chi è il candidato o la candidata più distante dal suo progetto politico e quello/a più vicino/a?
«Tutti i candidati, insieme alla sottoscritta, sono impegnati affinché si possa attuare il miglio progetto politico per il territorio valorizzandolo ed allo stesso tempo rispettandolo ed in particolare riportandolo allo splendore di un tempo che fu ma che può ritornare ad essere prossimo».

Cosa voterà al referendum del 20-21 settembre sulla riduzione del numero di parlamentari?
«Al referendum voterò secondo coscienza ossia No. Ritengo che se passasse il Sì avremmo una riforma parziale priva di una cornice di riforma costituzionale che porterebbe principalmente ad un danno alle minoranze, in quanto creare collegi più grandi senza affiancare garanzie per le minoranze aprirebbe la strada a campagne elettorali dove la disponibilità di risorse economiche sarà determinante per il risultato, ed il rapporto fra eletti ed elettori si indebolirà, fino al punto che nelle Regioni più piccole si creerà una situazione maggioritaria de facto. Inoltre è necessario tenere a mente che l’elezione del Capo dello Stato avviene tramite i delegati regionali, che al momento sono 60 su circa mille parlamentari. Se questi ultimi diventassero 600, il loro ruolo assumerebbe un peso senza precedenti nella Storia repubblicana in vista della scelta del successore di Sergio Mattarella, prevista all’inizio del 2022».