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Regionali, Barotti: ecco perché sostengo Giani

MASSA – Riceviamo e pubblichiamo dal consigliere comunale di Alternativa Civica, Andrea Barotti.

Gli avvicendamenti alle partecipate del Comune, la secca nota del Sindaco per richiamare l’Assessore Veronica Ravagli, il tentativo, mal riuscito, del Presidente Benedetti di rimanere estraneo alla vicenda (si scopre Presidente solo in certe occasioni), senza dover riportare la memoria alla cacciata di Mottini e Lama, sono lo sfogo delle frizioni, delle divisioni interne ad una coalizione che ha deluso gli elettori per la scarsità di risultati, che ha ottenuto consensi più sulla protesta che sulla proposta, più sugli slogan che sul seriamente realizzabile (L’uscita da Gaia era soltanto una promessa acchiappa voti), che fugge dai temi delicati, divisivi e carichi di responsabilità (regolamento agri marmiferi, ex discarica di Codupino, ex ricicleria), che teme il dibattito vero in aula preferendo le sedute non in presenza.

L’analisi di oltre due anni di amministrazione targata centrodestra, lo stato in cui versa la nostra città (decoro, ambiente, sviluppo economico e culturale) dovrebbe spingere gli elettori a riflettere, con obiettività e prudenza (possiamo permetterci un altro voto di pancia?) a chi affidare il governo della Toscana; credo sia responsabile evitare, specie in una fase estremamente difficile, un salto nel buio, così come reputo ragionevole confrontare il modello Toscano, nel suo complesso, con quello lombardo o veneto per comprendere che non è il caso di gettare il bambino con l’acqua sporca. Certamente degli errori sono stati compiuti, tutto è migliorabile del resto “chi cammina può cadere, solo chi sta seduto non cade mai”.

L’esperienza del nostro Comune, l’incoerenza politica di cui Cella è esempio visto che a seconda del ruolo (vicesindaco a Massa e consigliere di opposizione a Montignoso) assume una linea politica diversa, credo siano quel vaccino di cui Montanelli parlava quando si riferiva al Berlusconi politico quindi credo che l’elettorato moderato, oltre al popolo del centrosinistra, convergerà su Eugenio Giani un politico di estrazione riformista; quel riformismo di cui la nostra Regione e l’Italia hanno bisogno, quella politica lontana anni luce dal sovranismo (le risorse messe in campo dall’Unione, le difficoltà dell’Inghilterra hanno spento le luci del dibattito sull’uscita dell’Italia), dalla demagogia e dal populismo.

Per quanto mi riguarda, volendo evitare che il civismo di cui sono espressione possa essere confuso con altre esperienze, sento la necessità di affermare, nuovamente, con forza e chiarezza, la mia collocazione nel centrosinistra, nell’area moderata, innovatrice; uno spazio politico in cui si muove chi intende misurarsi sul piano delle proposte, chi traendo ispirazione dalla migliore tradizione del centrosinistra lavora per dare un nuovo volto, una nuova unità, una nuova piattaforma politica al campo progressista.

La nostra città, la nostra regione hanno bisogno di forze politiche che non abbiano per scopo vincere ma governare, che non cavalchino la rabbia o le paure ma creino le condizioni per far crescere la fiducia, per costruire un futuro meno incerto, che battano l’estemporaneità con la solidità di una proposta concreta, coerente e di lungo respiro, per questi motivi è necessario scendere in campo per fermare quanto resta di quel vento che aveva gonfiato, non solo in Europa, le vele dei conservatori.

Invito, in conclusione, i cittadini a scegliere facendo un bilancio del governo regionale di centrosinistra considerando che l’obiettivo di un buon amministratore è commettere il minor numero possibile di errori, valutando il rischio che una scelta “avventata” può comportare; personalmente avverso i “rivoluzionari” da spot e appoggio quanti lavorano per un cambiamento concreto, per far progredire ulteriormente la nostra Toscana, per affrontare le dure sfide che ci attendono e cogliere le opportunità che si presenteranno, per questi motivi sostengo Eugenio Giani.