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Riapertura cave inattive, dall’opposizione pioggia di critiche su Persiani

Il consigliere Barotti: «La città chiede attenzione e prudenza prima di assumere decisioni che potrebbero incidere negativamente sui beni comuni». Paolini (Mgs): «Non ci sarà maggiore occupazione»

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«L’immagine del sindaco Francesco Persiani e dei suoi assessori che, sorridenti, insieme agli studenti della scuola Carducci piantano degli alberi cozza con l’intenzione dell’amministrazione, adombrata e temuta dalle organizzazioni ambientaliste, di riaprire ben sette cave dismesse». Inizia così la nota di Andrea Barotti, consigliere comunale di Alternativa Civica, che interviene sulla questione della riapertura di sette cave nei bacini marmiferi massesi.

«La poca chiarezza, su tematiche particolarmente delicate – sottolinea Barotti – comporta il rischio che una bella iniziativa, che andrebbe ripetuta, possa essere, da alcuni, considerata un mero spot finalizzato a nascondere un indirizzo politico lontano da quella sensibilità, ormai diffusa, che i cittadini, specie i giovani, dimostrano verso le bellezze naturali, verso quella cultura green che porterà grandi cambiamenti anche nel mondo produttivo. I dubbi sull’ambientalismo del sindaco, probabilmente, verrebbero allontanati se, ad esempio, Persiani, oltre a presenziare a manifestazioni come quella curata da Italia Nostra, attuasse quanto prevede la legge 10 del 2013 e quindi si attivasse affinché il Comune mettesse a dimora, per ogni nuovo nato o bambino adottato, un albero; la norma, che prevede il bilancio arboreo di ogni Comune ed un Comitato per lo sviluppo del verde pubblico come autorità di vigilanza presso il Ministero dell’Ambiente, purtroppo è priva di sanzione e così resta inattuata».

«In merito alla possibilità di riaprire dei siti estrattivi – aggiunge il consigliere – credo che la Giunta debba rispondere alle osservazioni che, legittimamente, gli ambientalisti pongono per evitare che si crei un clima di diffidenza verso la politica e che i cittadini non si sentano rappresentati dalle istituzioni; il governo del cambiamento non può pensare che anche la vicenda delle “nuove cave” si possa spiegare stando in silenzio, ne è normale che temi locali diventino, come accaduto a causa dell’inerzia degli amministratori, oggetto di interrogazioni parlamentari. La città chiede attenzione e prudenza prima di assumere decisioni che potrebbero incidere negativamente sul paesaggio, sulle risorse idriche e, più in generale, su beni comuni ed unici; una politica attenta alla salvaguardia del territorio ed impegnata a promuovere uno sviluppo economico responsabile, prima di rimettere in funzione delle cave, si occuperebbe di superare le criticità, riscontrate da Arpat, dei nostri corsi d’acqua. Il lapideo, come noto, crea occupazione soprattutto con la lavorazione del materiale cavato dalle montagne quindi se vogliamo aumentare i posti di lavoro dobbiamo, in primo luogo, mettere in atto delle politiche per aiutare i laboratori esistenti, per facilitare la nascita di nuove aziende, per formare maestranze specializzate, per rendere sempre più alta la percentuale di estratto effettivamente trasformato in loco, per valorizzare il marmo (si potrebbe, collaborando con le facoltà di ingegneria ed architettura, creare un master per favorire l’utilizzo architettonico del nostro oro bianco)».

«Un altro settore su cui la politica farebbe bene a investire per abbattere la disoccupazione – prosegue – è la metalmeccanica applicata al lapideo. Un tempo il nostro territorio era punto di riferimento nella progettazione, realizzazione di macchine per l’estrazione e la lavorazione del marmo tanto che il polo fieristico di Carrara era nato per far conoscere i nostri prodotti; dobbiamo cercare di recuperare il terreno perduto sia facendo leva sulle officine che, grazie al Pignone, sono rimaste, sia interfacciandoci con i centri di ricerca e sviluppo dell’Università di Pisa per giungere a nuove tecnologie che ad esempio riducano gli effetti collaterali dell’attività estrattiva. In ultimo sarebbe opportuna una riflessione su come favorire la ridistribuzione, a fronte del costo ambientale generato dalle cave, della ricchezza che l’oro bianco produce. Su questo tema uno spunto positivo potremmo trarlo dalla vicina Peccioli che ha trasformato una discarica in una fonte economica con cui finanziare una pluralità di servizi per il cittadino quindi dovremmo forse pensare, se si immaginasse di aprire nuove cave, ad un diverso ruolo per il nostro Comune; un ruolo non più di concedente ed esattore ma di “imprenditore” in questo modo, oltre a ridurre la vendita del materiale grezzo, ricaveremmo, da un bene pubblico, risorse per ridurre il peso della fiscalità comunale, per migliorare la nostra città e porre le basi di un diverso futuro quando non potremo più contare sul marmo».

«Ad oggi – conclude Barotti – nonostante il preziosissimo materiale che le nostre Apuane custodiscono, non riusciamo ad avere una città pulita, non abbiamo sufficienti risorse per iniziative culturali, per risistemare le strade percorse dai camion che trasportano i blocchi, abbiamo dovuto attendere i finanziamenti statali per bonificare la falda (25 milioni e non miliardi) e continuiamo ad essere un territorio privo di prospettive per i giovani. In conclusione, la città domanda all’amministrazione trasparenza, precauzione, condivisione delle scelte e nuove idee; richieste che non debbono dar vita ad una polemica ma ad un confronto aperto, costruttivo e trasparente».

E critiche a Persiani arrivano anche dal Cosmo Paolini del Movimento Giovanile della Sinistra. Riportiamo di seguito il suo intervento.

In questi giorni è apparsa sui quotidiani la notizia della riapertura di ben sette cave sul territorio comunale per volontà del sindaco Persiani.
La questione relativa al marmo è delicata e da anni al centro del dibattito pubblico locale. Ci chiediamo come sia possibile e perché una decisione di tale portata, che riguarda tutto il territorio e che coinvolge più enti come il Parco delle Apuane e la Regione, sia stata presa così all’improvviso e sia stata sottratta al confronto, senza coinvolgere la cittadinanza e per ora il consiglio comunale. Probabilmente la maggioranza di destra è divisa anche su questo punto. Sicuramente la maggioranza di destra presenta uno scarso senso delle istituzioni e mancanza di rispetto verso i cittadini.
Il dato reale analizzabile a partire dalle poche dichiarazioni che per ora sono state rilasciate in merito è che questa maggioranza se ne frega della questione ambientale, mettendo a rischio la salute dei cittadini. Riaprire sette cave significa arrecare un danno immane all’ecosistema locale e accrescere il rischio di dissesto idrogeologico. Massa avrebbe bisogno di cospicui investimenti per un piano ambientale rivoluzionario che parta dalle bonifiche delle zone inquinate per arrivare alla messa in sicurezza delle montagne. Al contrario in nemmeno due anni di governo la destra è stata capace, con un colpo di mano, di cancellare anni di lotte e di conquiste a difesa dei nostri monti che hanno coinvolto numerosi cittadini e istituzioni.
Tutto questo a chi giova?
Davvero i siti di estrazione riaperti da Persiani possono garantire maggiore occupazione e sviluppo economico per l’intera comunità nel rispetto dell’ambiente? Evidentemente no. L’amministrazione anziché curare gli interessi di tutti, sta promuovendo gli interessi di pochi.
È tempo che le forze di opposizione smettano di dire che la maggioranza di destra non stia facendo niente, perché essa sta agendo eccome ma contro l’interesse dei cittadini.

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