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«Cava Fornace, una discarica di amianto ma i Comuni fanno finta di niente»

Il comitato anti-discarica torna a farsi sentire: «Le amministrazioni comunali di Montignoso e Pietrasanta tacciono, i gestori lavorano a pieno regime e i cittadini subiscono»

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«Dopo un terremoto di magnitudo 3.1 a pochi chilometri dalla discarica e a circa 10 giorni dal “Open day” dentro una industria insalubre di I classe, dove i gestori hanno solennemente dichiarato che libereranno il mondo dall’amianto, portandolo tutto nella discarica di Montignoso». Si apre così la nota del comitato antidiscarica di Cava Fornace a Montignoso (Massa-Carrara). «Mentre i sindaci – proseguono – si sono visti bene dal presentarsi a festeggiare, ma avrebbero dovuto partecipare con i cittadini che protestavano davanti alla discarica, magari indossando la fascia tricolore, per dimostrare la volontà di chiudere questo capitolo insieme al Comitato, appartenenti a Italia Nostra, a Legambiente e a Wwf. Invece, distaccati e evanescenti, ad oggi, nessuna dichiarazione o presa di posizione arriva dal comune di Montignoso e dal sindaco Gianni Lorenzetti e dal comune di Pietrasanta e dal sindaco Giovannetti, nessuna parola per i rapporti ambientali di Arpat dove si legge che esiste ormai “una conclamata e costante presenza di composti organoalogenati nei piezometri di controllo della falda siti nell’area di proprietà della Programma Ambiente Apuane”».

«Si sottolinea – aggiungono dal Comitato – che questi composti sono cancerogeni e mutageni e, citando uno studio Arpa (Lombardia 2016), di origine industriale e presenti nelle discariche; nessuna presa di posizione neppure quando Arpat segnala nuovamente i gestori alla Autorità Giudiziaria per violazione delle prescrizioni. Anzi alla commissione comunale di controllo sulla discarica di venerdì scorso, nessun membro della maggioranza era presente, ad eccezione del consigliere Petracci, intervenuto per altri impegni solo negli ultimi 15 minuti, tanto per far capire ai cittadini di Montignoso quanto possa essere gravoso occuparsi delle problematiche relative alla discarica, che fino a pochi mesi la definivano come una “risorsa da governare” e non “una discarica dentro un sito non idoneo da chiudere”. Malgrado le mozioni di chiusura approvate in Consiglio, che sono atti di indirizzo, vogliamo ricordare, a cui la giunta e il sindaco possono dare prosieguo e quindi procedere per la chiusura o non fare nulla, come sta facendo il sindaco Lorenzetti, che prima aveva dichiarato che non vi erano competenze per fare un riesame e nel consiglio del 18 giugno, senza battere ciglio, ha confermato che non muoverà un dito o un atto per chiudere o riesaminare la questione discarica. Viene spontaneo chiedersi cosa ci sta a fare un assessore all’ambiente che non ha le competenze? E il responsabile dell’ufficio ambiente di Montignoso che funzioni ha sul problema discarica?».

«I comuni tacciono – concludono gli antidiscarica – e si dice chi tace acconsente, i gestori lavorano a pieno regime e i cittadini in silenzio subiscono le scelte di pochi. Le discariche sono impianti IPPC 5.4 e la normativa Italiana parla chiaro: “La normativa sull’”Ippc” subordina l’attività degli impianti industriali che presentano un elevato potenziale di inquinamento ad una particolare autorizzazione Aia che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo e che viene rilasciata solo previo rispetto di precise condizioni ambientali”. Il Comitato invita tutti i cittadini a partecipare a farsi sentire a comprendere che “l’omertà” non ci salverà da ciò che comporta una discarica, riflettere attentamente su cosa sta succedendo a Massa e a Pietrasanta per le scelte ambientali sbagliate, i danni che si protraggono da anni, i morti di tumore, i disagi. Guardare da un’altra parte e fare finta che il problema non esista, non è la soluzione migliore, per nessuno».

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