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«Cave stoppate, non era un "semplice parere": il Tar ha dato ragione al Comune»

L'amministrazione di Carrara interviene sul caso dell'escavazione fermata nei mesi scorsi in alcuni bacini marmiferi. «Senza il 58 bis quelle attività sarebbero chiuse per sempre»

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«La recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale sul ricorso presentato dalla cava Lorano II segna la vittoria della linea tenuta dall’amministrazione comunale su tutti i punti della parte del ricorso relativa alla questione della perimetratura e delle varianti postume, confermando che l’interpretazione di Piazza Due Giugno in ottemperanza al parere della Regione Toscana era sicuramente adeguata». Lo fa sapere Palazzo civico.

«In questi mesi – prosegue il Comune – più e più volte l’amministrazione è stata bersagliata da chi sosteneva che si fosse limitata ad adagiarsi un po’ supinamente a un “semplice parere” della Regione Toscana e da chi affermava che questo “semplice parere” potesse essere interpretato anche in modo diverso. Il Tar ha sancito che chi affermava questo aveva torto: chi fomentava gli animi e chi divulgava informazioni distorte, liquidando la vicenda con superficialità, è stato smentito. Non solo. Il fatto che prendendo atto del parere della Regione Toscana, l’amministrazione carrarese si sia tempestivamente attivata per far entrare in vigore una norma transitoria ha permesso di evitare la decadenza delle autorizzazioni di quelle cave dove erano state rilevate difformità dai piani di coltivazione. La giunta del sindaco Francesco De Pasquale si è mossa dunque con grande tempestività e senso di responsabilità, contribuendo a trovare una soluzione che ha scongiurato la chiusura di molte attività. Senza il tanto criticato 58 bis, è bene ribadirlo, quelle cave oggi sarebbero chiuse per sempre: lo stabilisce la legge regionale 35 e lo ha ribadito il Tribunale amministrativo con le sentenze di questi giorni».

«Il pronunciamento del Tar – aggiunge Palazzo Civico – sancisce che l’amministrazione comunale ha interpretato in modo corretto una norma che, per troppi anni, è stata quantomeno “fraintesa” dando luogo a una gestione superficiale del settore che ha portato le cave sull’orlo del baratro. Ancora una volta dunque, come in altri casi, uno su tutti quello dello Stadio dei Marmi, l’amministrazione comunale si è trovata a dover rimediare alle catastrofi causate da anni di gestione scellerata da parte di una politica noncurante delle norme e delle regole. Per troppo tempo la città è stata esposta a una pioggia di contenziosi nati da errori grossolani che nel marmo, ma non solo, hanno causato danni enormi alle casse del municipio. In riferimento poi alla sospensione da parte del Tar del giudizio sul limite dei mille metri cubi, l’amministrazione comunale ribadisce quanto sostenuto fin dall’inizio di questa vicenda anche con la Regione Toscana e cioè che sia necessario prevedere un sistema di tolleranze condivise da tutti gli enti coinvolti nei controlli. Un obiettivo quest’ultimo su cui la giunta sta continuando a lavorare anche in questi giorni. L’amministrazione coglie dunque l’occasione di questa sentenza per ringraziare di nuovo lo staff dell’avvocatura che in questi giorni ha inanellato una serie di successi davvero importanti».

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