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Morti sospette Noa, Benedetti alla Procura: «Quei periti non sono super-partes»

Il presidente del Consiglio comunale di Massa torna a scrivere sul caso al procuratore Giubilaro: «Si tratta di due medici di Careggi, ospedale coinvolto in un'indagine per morti sospette, soldi spariti e sesso»

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Morti sospette al Noa, il presidente del Consiglio comunae di Massa, Stefano Benedetti, ha inviato un nuovo esposto alla Procura di Massa-Carrara. «A seguito di alcuni episodi subentrati dopo la presentazione del mio esposto-denuncia per decessi da infezioni enterobatteri resistenti, inoltrato presso la Procura di Massa in data 27 febbraio 2018 – ha scritto Benedetti al procuratore capo Aldo Giubilaro – mi sento obbligato ad aggiornarla sulla questione e quindi ad avanzare due richieste tese al raggiungimento dell’obiettivo prefissato che è quello di addivenire ad una conclusione che sia chiara e trasparente per tutti e assolutamente priva di sospetti o dubbi sull’accaduto». La vicenda riguarda 33 morti sospette che sono avvenute all’ospedale delle Apuane tra il dicembre 2017 e il gennaio 2018 e per cui la Procura aveva aperto un fascicolo con l’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo del primario di medicina.

«Mi riferisco – prosegue Benedetti – principalmente alla nomina avvenuta da parte della Procura di Massa di due periti, che mi risultano essere ambedue dipendenti dell’Ospedale di Careggi e quindi del tutto conflittuali ed incompatibili con la nomina assegnata, ciò, chiaramente, nel rispetto degli stessi, sia dal punto di vista professionale che personale. Nel merito, ritengo, quanto meno, che sussista una questione di opportunità, poiché i medici del Careggi percepiscono lo stipendio dalla stessa azienda Usl che, a seguito del mio esposto, è stata sottoposta a indagini. Intendo chiarire che, non conosco personalmente i due professionisti, che sicuramente saranno in grado di svolgere bene e con criterio la consulenza affidatagli, e che non posso certo mettere in discussione, voglio però evidenziare il reale rischio che, in caso di archiviazione delle indagini, qualcuno tra le centinaia di persone coinvolte in questa storia possa nutrire sospetti sugli avvenuti decessi all’interno dell’ospedale. Nel frattempo è accaduto un fatto che non aiuta molto da questo punto di vista ed è la bufera scatenatasi proprio intorno all’Ospedale di Careggi, con intercettazioni e medici indagati su morti sospette, soldi spariti e sesso».

«Infatti – scrive il presidente del Consiglio comunale – verso i primi di marzo, dodici baroni dell’Università di Firenze che lavorano al Careggi, sono stati indagati per aver influenzato le politiche dell’Ateneo sui concorsi da bandire e per aver influito sull’esito, elargendo cattedre ai predestinati. Ma non solo, l’inchiesta coinvolge anche l’attuale direttore del Careggi e il suo predecessore e dalle intercettazioni emerge un universo torbido, fatto di intrighi e relazioni sessuali clandestine in corsia e poi truffe, mazzette e scenari inquietanti soprattutto sulle morti in corsia e in sala operatoria. Dalle intercettazioni sono saltati fuori 50 casi di presunti omicidi preterintenzionali, sui quali sarebbe stata aperta anche un’indagine interna durata 8 mesi senza esito, perché, secondo un intercettato sarebbe stato insabbiato tutto. Per quanto sopra, la mia conclusione non può essere che quella di richiedere la sostituzione dei due periti con altri professionisti del settore ma che siano considerati davvero super partes, eliminando in questo modo eventuali dubbi da parte di qualcuno, nel caso in cui la Procura intenda archiviare l’esposto presentato dal sottoscritto».

«L’altra questione che intendo sollevare – aggiunge Benedetti – sono i tempi così ristretti decisi per un’indagine così importante come questa che coinvolge molti più decessi in tempi più lunghi di quelli che io stesso ho indicato nell’esposto (periodo 20/12/2017 – 20/01/2018 ). Infatti, in questi mesi mi sono pervenute centinaia di testimonianze che avevano lo stesso tenore di quelle da me raccolte prima dell’esposto, parenti di persone decedute al Noa, a causa di patologie diverse da quelle per cui erano stati ricoverati. Si tratta sempre di batteri intestinali, contratti presumibilmente all’interno del Noa e in altri casi di morti per setticemia sopraggiunta dopo un’infezione intestinale, come nel caso di una signora, la cui madre è deceduta in data 29 novembre 2017, o di un altro signore, il cui nonno è deceduto in modo sospetto in data 5 settembre 2017. Insomma, si tratta quasi sempre di pazienti che per i propri parenti non sarebbero dovuti morire e che comunque non avevano in corso patologie a rischio e che dopo il ricovero sono peggiorati, quasi sempre, dopo aver contratto un batterio intestinale e quindi deceduti in modo inaspettato. Comprendo molto bene che nella maggior parte dei casi si tratta di soggetti a rischio, anziani e debilitati, ma non capisco perché debbano essere morti proprio all’interno dell’ospedale con grande stupore di tutti coloro che li seguivano e li accompagnavano. Egregio Procuratore, si tratta di centinaia di decessi che a mio avviso dovrebbero essere accertati e non solo per verificare le cartelle sanitarie ma anche per capire se sono stati rispettati tutti i protocolli previsti per legge a partire da quello operativo per il controllo della diffusione di Clostridium e Klebsiella, quello igienico-sanitario, per la disinfestazione dei reparti ed il protocollo dì isolamento, oltre, naturalmente, a verificare se i pazienti deceduti dopo aver contratto un batterio intestinale sono stati sottoposti a tutti gli esami specifici ed obbligatori per l’individuazione del tipo di batterio. Per quanto sopra, chiedo che le indagini vengano estese al periodo gennaio 2017-dicembre 2018».

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