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Violenza sulle donne, anche Ferri col segno rosso sulla faccia

Il deputato pontremolese del Pd: «Non si torni indietro tagliando i fondi per le Pari Opportunità e il Piano Nazionale Antitratta che vengono decurtati di 500.000 euro ciascuno dalla manovra del governo»

«Il Codice Rosso esiste già non è una novità. Diciamolo chiaramente. Bisogna portare avanti le politiche attente ed efficaci dei Governi Renzi e Gentiloni. Non si torni indietro tagliando i fondi per le Pari Opportunità e il Piano Nazionale Antitratta che vengono decurtati di 500.000 euro ciascuno dalla manovra del Governo». A dirlo è il deputato pontremolese del Pd, Cosimo Ferri, componente della commissione giustizia della Camera che, nell’occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per testimoniare la sua partecipazione si è fatto un segno rosso sul viso.

«La violenza sulle donne non si può combattere con slogan ed annunci. Il lavoro dei nostri governi – afferma il parlamentare – ha garantito al sistema italiano livelli di tutela in linea con gli standard comunitari: legge sul femminicidio, circostanze aggravanti, misure cautelari e misure di prevenzione specifiche, piano antiviolenza, legge per i doppiamente orfani, fondo di rotazione per le vittime dei reati intenzionali violenti e un numero telefonico di aiuto e sostegno dedicato alle donne, il 1522. Il “codice rosso” già esiste e garantisce la trattazione prioritaria dei procedimenti relativi ai reati di maltrattamenti, stalking, violenza sessuale e violenza di gruppo. Il “codice rosa”, invece, introdotto dalla legge di stabilità del 2016, garantisce la prima assistenza e il soccorso prioritario alle vittime nelle strutture ospedaliere. Sono 3.142 i casi di maltrattamenti e abusi approdati nel 2017 al Codice rosa nei pronto soccorso della Toscana: 2.592 sono maltrattamenti, abusi e stalking su adulti (nella stragrande maggioranza donne); 550 sono maltrattamenti e abusi su minori. Questi i dati della Regione Toscana che dimostrano quanto sia stato importante intervenire in modo efficace. Ma gli strumenti giuridici da soli non sono sufficienti. Serve un cambio culturale, azioni efficaci, certezza della pena e sostegno concreto, educazione al rispetto e maggiore sensibilizzazione contro un fenomeno grave che va combattuto con forza e senza distinzioni ideologiche. Fondamentale è, infine, l’assistenza alle vittime non solo subito dopo i primi atti di molestie o violenze ma anche successivamente, per evitare la reiterazione degli episodi. La politica e le istituzioni possono e devono fare la propria parte. Non è normale che sia normale».