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Sfuma l’acquisto di Sanac. Gli operai: «Restituiamo le tessere elettorali. Dalla politica solo comparsate»

«Non è possibile che un'azienda come Acciaierie d'Italia, nostra principale cliente, possa permettersi di prendersi gioco delle istituzioni e dell'intero sistema economico italiano mettendo in crisi decine di aziende»

MASSA – Gli operai di Sanac restituiranno le tessere elettorali al prefetto, al presidente della provincia e ai sindaci di Massa e di Carrara, in un gesto tanto clamoroso quanto simbolico, anche in vista delle prossime elezioni del 25 settembre, quando le due Camere saranno chiamate a rinnovarsi e si cercherà di esorcizzare lo spettro dell’astensione che aleggia lugubre sulle urne. Un atto, quello degli operai, che sembra voler dire: senza poter garantire un lavoro, una Repubblica  parlamentare che si basa sul lavoro rinuncia a sé stessa e per questo motivo i cittadini rinunciano al loro diritto di voto e a venire rappresentati.

La decisione degli operai arriva dopo un lungo logorìo che purtroppo si sta concludendo nel peggiore dei modi per l’azienda massese, per i suoi operai e per le loro famiglie. Infatti anche la cessione all’ennesimo potenziale acquirente, l’indiana Dalmia, sta sfumando ma un autunno senza investimenti e commesse compromette il futuro dello stabilimento e dell’occupazione per i suoi dipendenti. E’ quanto hanno dovuto prendere atto gli operai in occasione dell’incontro di ieri tra la delegazione sindacale e operaia con la direzione aziendale. Lo spiega la stessa Rsu di Sanac che scrive in una nota: «A seguito dell’incontro tenutosi ieri pomeriggio con il direttore generale di SANAC (Dott. Rosario Fazio) e il direttore generale di ILVA in amministrazione straordinaria (Dott. Claudio Sforza) ci vediamo costretti ancora una volta a comunicare ai lavoratori e al territorio che non è stata trovata una soluzione alla vertenza SANAC; dalla riunione è emerso infatti che la procedura di vendita in favore di DALMIA non verrà portata a termine per la presenza di alcune criticità che ne impediscono il perfezionamento. Il perdurare di questa situazione di incertezza crea una pesante incognita per tutte le famiglie dei lavoratori coinvolti sia in qualità di dipendenti SANAC che in qualità di dipendenti delle aziende dell’indotto. La RSU, con il mandato dei lavoratori ottenuto in assemblea, in vista delle imminenti elezioni politiche ha deciso che nei prossimi giorni si presenterà davanti al prefetto di Massa, al presidente della provincia e ai sindaci di Massa e Carrara per restituire le tessere elettorali dei lavoratori che, mai come in questo momento, si sentono traditi dalla politica e dalle istituzioni».

I toni degli operai suonano duri anche verso la politica locale e nazionale di tutti gli schieramenti. Il riferimento è rivolto al fatto che istituzioni e politica abbiano permesso ad Acciaierie d’Italia (che ha acquistato l’Ilva di Taranto, cliente principale della Sanac), non solo non pagava le fatture ma una volta ingiunto di pagarle ha cancellato gli ordini successivi: «Politici (locali e non) di tutti gli schieramenti – scrivono gli operai – hanno fin da subito accolto le nostre richieste intervenendo presso i tavoli istituzionali o facendoci visita in azienda, e garantendo il loro massimo impegno a favore della risoluzione positiva della vertenza; nonostante questo, solo ora possiamo affermare con certezza che si è trattato di comparsate a scopo elettorale visto che a distanza di anni ci troviamo ancora in questa situazione incresciosa e che nulla si è fatto per il bene dei lavoratori. Non è possibile che un’azienda come Acciaierie d’ Italia possa permettersi di prendersi gioco della politica e dell’intero sistema economico italiano mettendo in crisi decine di aziende più o meno grandi e che i commissari di SANAC si trovino costretti a richiedere decreti ingiuntivi (ad oggi 27) per vedersi pagate le normali forniture, ottenendo in cambio la cancellazione di tutti gli ordini. Infatti SANAC da oltre un anno non riceve più ordini da quello che fino al 2020 ha rappresentato il principale cliente, con una incidenza di oltre il 50% del fatturato. E soprattutto non è possibile che il governo e il Mi.S.E. assecondino in tutto e per tutto l’azienda e che non facciano niente per opporsi. Tutto ciò a quale scopo? – chiedono gli operai per poi ipotizzare una risposta – Forse quello di svalutare e di rendere sempre meno appetibile ed efficiente l’azienda? Noi ci auguriamo che la risposta sia ben diversa, poiché questo rappresenterebbe un altro grave fallimento della politica e delle istituzioni, orchestrato da politici e burocrati che pensano più al prestigio personale, alla poltrona e al lauto stipendio che alle persone che lavorano e che pagano le tasse, permettendo a loro di avere tutti questi privilegi. Questa RSU tende inoltre a precisare che non accetterà lavorazioni provenienti da altri stabilimenti nel caso questi ultimi si vedano sospendere l’attività produttiva». Sarà comunque per venerdì alle 12:00, davanti allo stabilimento, l’appuntamento degli operai e dei sindacati per una conferenza unitaria.