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Economia apuana, il report: bene export lapideo, meccanica e vino. A rischio edilizia e commercio foto

Ma la guerra fa paura. Il ricercatore Massimo Marcesini: «Presso l’ufficio di internazionalizzazione abbiamo trovato il caso di un’azienda locale che aveva già una commessa pronta sul tavolo di importo notevole, ma è venuta meno»

MASSA-CARRARA – I numeri dell’ultimo report economico della Camera di Commercio di Massa-Carrara sono stati illustrati dai ricercatori dell’azienda speciale dell’ente camerale, l’ Istituto di Studi e Ricerche, Daniele Mocchi e Massimo Marcesini. Ecco tutti i dettagli.

Popolazione

Ancora in calo i residenti che al 31 dicembre 2021 risultano essere di 188.395 unità ( in calo di 1.441 abitanti), con un saldo naturale di – 1.714 unità rispetto all’anno precedente: il peggiore saldo di sempre se non si tiene conto del 2020 con i decessi della pandemia. Il saldo migratorio è di +273 che non riesce a compensare la decrescita complessiva, con Massa che perde 544 residenti e Carrara 399. Con segno meno sui saldi naturali anche la Lunigiana. Infine la popolazione straniera residente è cresciuta arrivando a 14.389 unità. Sono comunque 10 anni che la provincia perde residenti: 10 anni fa contavamo più di 200.000 residenti e oggi siamo a 188.395.

Imprese nate e cessate; artigianato

Dopo un biennio di segno negativo si registra un dato positivo con un +199 imprese di differenza tra le imprese nate e quelle cessate. Si registra quindi un tasso di crescita imprenditoriale dello 0,88%, inferiore comunque alla media regionale ( +1,01%) e alla media nazionale (1,42%). Durante la pandemia c’era stato un saldo negativo, ha sottolineato il relatore, ma un anno dopo emerge una certa vivacità imprenditoriale e questo dato ha trascinato l’artigianato: dopo 11 anni di forti saldi negativi spunta un saldo positivo, anche se limitato con 11 unità grazie a nuove realtà legate ai servizi alle persone, servizi alle imprese e nell’edilizia. Si calcola quindi un 0,22% in più di imprese artigiane a Massa-Carrara mentre in Toscana si registra lo 0,40% (413 imprese) e in Italia 0,79% (10.203 imprese). Ciò non toglie che il settore continua a perdere risorse umane: gli artigiani attivi risultano essere 6.028 con un calo di 339 unità, stesso segno meno per gli addetti del comparto e il dato differenziale che indica 197 unità in meno rispetto al 2020.

Esportazioni locali: +968 milioni di euro

Siamo una provincia fortemente internazionalizzata e dopo il lockdown del 2020 con il blocco delle esportazioni i ricercatori si aspettavano un “rimbalzo” ma non così dirompente con 968 milioni di euro di vendite in più, superiore anche al 2019 (in termini assoluti il valore delle vendite apuane è di 2.388 milioni di euro di vendite all’estero che in percentuale sono un +68%, con i dati regionali inferiori che registrano un +16,8% e 292 milioni di euro, e i dati nazionali che si attestano a un +18,2% e un valore assoluto di 80 miliardi di euro). Anche le importazioni crescono e nella nostra provincia si annota un + 32% di acquisti all’estero che valgono in dati assoluti 168 milioni (Toscana +6,1% e Italia +24,8%).

Settori chiave export

Il marmo grezzo (pietra, sabbia e argilla) incide con un +37,6%, per i prodotti chimici si parla di 96 milioni nel 2020, l’anno della pandemia non li ferma, confermati per il 2021, il marmo lavorato vede un trend positivo (+23,3%), prodotti in metallo vedono un incremento notevole rispetto all’anno precedente (+298%), ci sono le macchine di uso generale che fanno registrare quasi 800 milioni di euro in surplus sul 2020 e rispetto al passato e infine nautica e imbarcazioni migliorano ma sono ancora lontane dall’anno record del 2019.

Conflitto Ucraina Russia ed esportazioni

«Presso l’ufficio di internazionalizzazione abbiamo trovato il caso di un’azienda locale che aveva già una commessa pronta sul tavolo di importo notevole, ma è venuta meno » rivela Massimo Marcesini. Il clima di fiducia che ha caratterizzato la ripresa delle vendite all’estero è stata interrotta dal conflitto, il quale incide su un’area in cui si esportava per 50 milioni di euro. Il rincaro dei prezzi energetici sta incidendo sia sui processi produttivi e sia sulle disponibilità delle famiglie.

Lapideo

Per quanto riguarda il marmo grezzo si annota un surplus di +53 milioni di euro per la nostra provincia, bene anche la pietra lavorata con Lucca che registra una leggera flessione. Il nostro comprensorio ha un peso del 33% nel nostro paese confermando la nostra leadership nazionale. Nel 2021 l’escavato complessivo dalle cave carraresi è stato di 3.137.933 tonnellate che comporta un +11,5% (di cui, blocchi 828.176 legato a un +19,9%, scaglie bianche 968.790 legato a un -6,7, terre 327.221 legato a un +93,9%, pietrisco e scogliere 57.752 legato a un+113,9%).

Diminuisce l’occupazione e risale la disoccupazione

Il tasso di occupazione nella nostra provincia è di 59,1%, inferiore di molto al dato medio regionale (61,6%) e leggermente maggiore di quello nazionale (58,2%). Il tasso di persone in cerca di lavoro si attesta al 9,1% mentre quello di disoccupazione all’11,3% (maschi 8,1% e femmine 15%). La discrepanza dei trends di occupazione e disoccupazione è legata alle modalità di calcolo cambiate, per le quali i lavoratori in cassa integrazione da più di tre mesi non sono più considerati occupati. Tant’è che se si osservano le ore di cassa integrazione 2021, più di 2 milioni (molto meno rispetto ai 6 milioni di ore cig dell’anno della pandemia), queste equivalgono a circa 5.000 unità lavorative. Sul reddito di cittadinanza si annota un incremento del numero di persone coinvolte che passano a 8.812 e un incremento dell’importo mensile che arriva a 532,86 euro.

Entrate previste annualmente e maggio/luglio

Secondo i dati Excelsior e a un’indagine eseguita dall’ISR, nel 2021 le imprese prevedevano di incassare 12.590 euro (contro gli 8.000 circa del 2020 e gli 11.000 circa del 2019) e le imprese che assumevano erano il 59% (contro il 45% del 2020 e del 58% del 2019), però solo il 24% delle imprese chiede giovani e il 33% trova difficoltà a reperire lavoratori (fondamentalmente per due motivi: per mancanza di candidati o per inadeguatezza dei candidati). La ripresa nella stagione estiva risulta evidente con un aumento della richiesta dei lavoratori soprattutto nella stagione estiva.

Ricchezza prodotta

Nel 2021 il valore aggiunto locale ha raggiunto i 4.111 milioni di euro in ascesa del +8,3% rispetto al 2020 (in valore assoluto si registra un +316 milioni di euro) ma non siamo ancora a livello precovid. E’ previsto comunque che negli anni futuri l’aumento del Pil andrà a decrescere piano piano, stante la situazione attuale.

Porto: incremento del +31,6% e + 832.000 ton.

Per il 2021 c’è stata una movimentazione merci complessiva di 3.462.762 ton ( cemento, intonaci, minerali, prodotti metallurgici) con un incremento sull’anno del 31,6% grazie anche al potenziamento dei servizi su Sardegna e nuovi collegamenti con il Nord Africa.

Agricoltura

Sostanzialmente ci sono risultati positivi dopo l’anno covid che ha visto chiudere molti locali e ristoranti con connessa difficoltà delle aziende locali. Sul vino le aziende già a dicembre avevano esaurito le vendite. Va male la produzione di olio e si riscontrano perdite per l’industria lattiera e casearia. L’import invece cresce, soprattutto gli acquisti riguardano animali vivi, prodotti di origine animale, prodotti per l’alimentazione degli animali, pesci, crostacei e molluschi.

Credito

Nel 2011 c’è stata una dinamica record con i prestiti alle imprese cresciuti del 7,5%. La novità è che sono cresciuti anche gli investimenti produttivi su macchinari e attrezzature, mentre negli anni passati c’è sempre stata una grande difficoltà. Un trend trascinato da medie e grandi imprese (+9,4%) e dalla manifattura (+15%). Un dato significativo riguarda il risparmio: in questi anni di pandemia le nostre imprese e famiglie hanno risparmiato di più nel timore del futuro, si riscontra quindi nei depositi e risparmi una crescita del +7%.

Industria

La produzione industriale è cresciuta del 13,5%: a settembre gli analisti la stimavano al 20% ma negli ultimi mesi dell’anno ha subito una frenata e si è fermata al 13% dato comunque eccezionale se si considerano gli ultimi 20 anni. Un dato che va a coprire le perdite del 2020. A fronte di un +13,5% della produzione industriale c’è stato un + 20% del fatturato: la differenza è legata all’incremento del costo delle materie prime che hanno spinto i prezzi franco-fabbrica ed è dovuta alle scorte dell’anno prima vendute nel 2021. I prezzi delle materie prime sono aumentati del 30%.

Produzione dei singoli settori industriali

I settori sono andati tutti molto bene: la performance migliore è stata ottenuta dalla meccanica e dalla nautica da diporto con un +14% della produzione. Si segnala il +12,5% della produzione nel lapideo.

Investimenti

Il 2021 è stato un anno positivo sotto questo profilo: è cresciuto l’interesse delle imprese a investire e il dato è passato dal 54% al 57%. Gli investimenti hanno riguardato tecnologia digitale, robotica e sostenibilità ambientale.
Effetti guerra Ucraina Russia. Il 94% delle imprese ha registrato un aumento del costo delle materie prime del 30% e la metà delle imprese ha avuto problemi di approvvigionamento.

Edilizia

È un settore andato bene ma pompato dall’effetto superbonus. Il 40% della maggior produzione è legato al superbonus e un 20% di surplus a piccoli lavori. Il 56% delle imprese è a rischio sostenibilità per i prossimi 2/3 anni mentre il 94% delle aziende del comparto ha subito un aumento delle materie prime. All’orizzonte si profilano poi problemi sulla cessione del credito derivante dal superbonus.

Commercio

È il settore più critico che non riesce a risalire: il fatturato è sceso ancora, nel 2020 era -20% e nel 2021 registra un -0,6%. La somministrazione va meglio con un +8% ma nel 2020 si era perso il 49%. Negli ultimi anni le attività di vicinato hanno perso il 50% del fatturato. Questo ha fatto sì che quasi 4 commercianti su 10 oggi dice che è intenzionato a cedere l’attività nei prossimi 3 anni, solo 1 su 3 dice che continuerà. Gli effetti della guerra si fanno sentire anche in questo comparto con l’aumento delle materie prime e il rallentamento dei consumi. La crisi che ha portato a perdere il 50% di fatturato si riverbera sulla rete di distribuzione: si è persa 1 azienda su 7 (in media 50 attività all’anno). Sono numeri che non sono percepiti perché la somministrazione ha “distratto” dato che è aumentata di 160 unità all’anno.

Consumatori

Si tratta di un’indagine condotta tra gennaio e maggio 2022 da cui risulta essere aumentata la spesa: si spende mediamente attorno ai 900 euro di cui il 18% va nell’on line, 2 anni fa il dato era all’11%. Il 40% dei cittadini acquista nei negozi e l’altro 40% acquista nella grande distribuzione. Il consumatore è spinto dal miglior rapporto qualità/prezzo, il made in Italy e la accessibilità del punto vendita: quindi il problema parcheggio non è così fondamentale. I cittadini danno voto insufficiente ai negozi e agli eventi culturali, oltreché sulla modernità dei punti vendita. Voto sufficiente su qualità/prezzo e professionalità. Circa l’impatto della guerra, nel 96% dei cittadini intervistati hanno avvertito maggiormente l’aumento prezzo carburanti e nell’85% di loro l’aumento dei prodotti alimentari.

Turismo

È un comparto andato molto bene, con il recupero dei livelli 2019. Mancano ancora 45.000 presenze (-4%) ma è un deficit legato agli stranieri che sono tornati ma manca ancora 1 straniero su 5. Sono andati bene gli alberghi e un po’ meno bene gli extralberghi (soprattutto il campeggio mentre vanno meglio i B&B e gli agriturismi e alloggi privati). L’extralbergo è tornato quasi ai livelli del 2019, gli mancano ancora 46.000 presenze. I saldi positivi sono per Carrara che vanta una crescita di 18.000 presenze in più rispetto al 2019. Massa, che fa il 75% delle presenze ufficiali sul territorio provinciale, è calata e registra – 19.000 presenze, Montignoso recupera 5.000 presenze e la Lunigiana è in difficoltà e va a – 49.000.

Imprese digitali

Sono le imprese e-commerce, i produttori di software, internet service provider e chi gestisce portali web. È un settore in forte vitalità. In 10 anni sono aumentate di 100 unità per un complessivo di 438 imprese e 1250 addetti (da 350 a 450 è un segnale). Solo negli ultimi 2 anni c’è stato un + 10%.