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Massa-Carrara terra del precariato: su 10 contratti, 8 sono a termine. I sindacati: «La politica trovi risposte» foto

A Palazzo Ducale l'incontro tra le dirigenze di Cgil, Cisl e Uil per fare il punto sulle vertenze del territorio. Borghini (Uil): «Lo sciopero ha dato i suoi risultati, ma adesso dobbiamo dobbiamo capire come muoverci. Non possiamo avventurarci in percorsi che ci creano più danni che risultati»

MASSA – Massa-Carrara è una provincia che soffre. Per la mancanza di occupazione, per le difficoltà di costruirvi un futuro, e per l’impoverimento di un tessuto che avrebbe tantissimo da offrire, ma che rimane intrappolato nella gabbia di questioni irrisolte da anni, talvolta decenni. Ma non solo. Massa-Carrara soffre per i danni alla salute causati da un inquinamento per il quale la soluzione, che si chiama bonifiche, non ha ancora visto la svolta decisiva. Nella provincia apuana ci si ammala e si muore più che altrove. E si lavora sempre meno. Su questi temi si è svolto, questa mattina a Palazzo Ducale, un incontro dei gruppi dirigenti di Cgil, Cisl e Uil. Una riunione per fare il punto sulle vertenze che riguardano il territorio, ma anche per trovare, d’ora in avanti, una linea comune, un percorso da seguire per portare avanti tutte le problematiche. «Abbiamo fatto uno sciopero importante (lo scorso 12 novembre, ndr.) – ha detto Franco Borghini, segretario generale della Uil Area Nord Toscana – ma ora dobbiamo continuare. Le cose che facciamo devono essere importanti, ma anche sostenibili. Non possiamo avventurarci in percorsi che ci creano più danni che risultati. Ci serve il contributo delle nostre strutture dirigenti per capire cosa dobbiamo fare e cosa possiamo sostenere».

A ricordare i temi della vertenza, dalla Sanac alle bonifiche, passando per il porto e il marmo, ci ha pensato il segretario di Cisl Toscana Nord Andrea Figaia. Sono temi noti, ai cittadini come alla politica, ma su cui si lamenta la mancanza di una vera interlocuzione. «Con il Comune di Carrara siamo riusciti a firmare un protocollo, ed è già qualcosa, poi però non abbiamo concretizzato di più – ha spiegato Figaia -. Anche con il Comune di Massa a suo tempo avevamo firmato un protocollo, al quale però, con l’arrivo della nuova giunta, non si è data attuazione. Con l’attuale amministrazione non abbiamo mai avuto un’interlocuzione: il sindaco proprio non ci vede. Così come totalmente assente dal rapporto con noi è stato il presidente della Regione, con cui ci siamo incontrati soltanto la scorsa settimana. Un primo confronto che, tuttavia, per avere un senso, richiederà una concretezza di azioni».

Ad appellarsi nuovamente alle istituzioni è anche Paolo Gozzani, segretario generale Cgil Massa-Carrara. «Lo sciopero non ci basta. Vogliamo un tavolo istituzionale per trovare le soluzioni stabilendo delle priorità. Perché finora ognuno è andato per ordine sparso, e le problematiche, in questa disgregazione, non solo non riusciamo a risolverle, ma nemmeno ad affrontarle. Stiamo urlando che vogliamo essere protagonisti di un ricomposizione. Noi sindacati rappresentiamo circa 40mila lavoratori e siamo in grado di mettere a disposizione la nostra rete e le nostre conoscenze. Ma questo dovrebbe essere il compito della politica: quello di trovare risposte a un territorio disgregato e abbandonato». Il territorio della precarietà: «A Massa-Carrara – ha continuato Gozzani – su 10 dipendenti, 8 sono precari. Nelle nostre città i negozi sono tutti chiusi, è il segnale di un’economia che non gira».

Simbolo di quella economia sofferente è la vicenda Sanac, l’azienda produttrice di refrattari con lo stabilimento di Massa in attesa, come gli altri tre, di conoscere il suo futuro. Un futuro sul quale, al momento, non si intravede alcuno spiraglio. Sulla questione è intervenuto Nicola Del Vecchio, segretario provinciale di Filctem Cgil (ne parliamo in un articolo a parte, qui), che ha pre-allertato riguardo ad un concreto rischio cassa integrazione a partire dai primi mesi del 2022. «Abbiamo necessità di un’interlocuzione politica che ci sappia dare delle risposte – ha affermato Del Vecchio, e non pacche sulle spalle e attestati di solidarietà. Assenza di risposte significa assenza di visione strategica».