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Gli ambulanti di piazza Aranci devono spostarsi per le iniziative natalizie: «Non bastavano i tanti problemi»

I commercianti del mercato del martedì puntano il dito contro l'assessore Marnica: «Ci colloca in altra piazza nel periodo più fiorente. Potevamo convivere con le attività ludico ricreative»

MASSA – Gli ambulanti che operano il martedì in piazza Aranci esprimono la loro «indignazione» nei confronti dell’assessorato alla Cultura «che ha determinato la chiusura delle loro attività nel mese di dicembre periodo migliore per il loro esercizio commerciale». Lo scrivono in una nota gli ambulanti della piazza centrale di Massa che si rivolgono all’assessore Nadia Marnica. «L’assessorato alla Cultura – spiegano – ha voluto collocare in piazza Aranci le attività ludico ricreative natalizie estromettendo le attività commerciali degli ambulanti. Questo senza confrontarsi con gli stessi. Riteniamo che è una superbia autoritaria senza precedenti. Infatti l’assessore non ha permesso e non ha voluto condividere la piazza con chi per tutto l’anno questa piazza la rende viva ed è fruibile a tanti cittadini. Condividiamo le iniziative socio culturali che l’amministrazione ha messo in essere ma questo si poteva fare contemplando anche gli interessi degli operatori economici che vi lavoravano. Troppo spesso questi operatori non vengono considerati per il loro valore economico e sociale che rappresentano per la città».

«Grazie al mercato del martedì il centro città rivive socialmente ed economicamente. Il mercato è il luogo per eccellenza dove i cittadini si rincontrano si raccontano e in questo periodo particolare anche luogo più sicuro dove stare insieme in quanto all’aperto. A anche un grande valore economico per tutta la città; Infatti negozi bar pizzerie tutto il comparto commerciale Il martedì vive il suo giorno settimanale migliore. Nonostante questi valori, l’assessore alla Cultura nel periodo più fiorente chiude le attività e colloca 30 banchi in un’altra piazza. Questo significherà perdere la maggior parte dei clienti. L’assessore provi a pensare di non recepire lo stipendio di dicembre e magari devolverlo per fini sociali. È questo quello che hanno chiesto agli ambulanti. Vi sacrifichiamo per un fine sociale. Ciò che inoltre ci ha molto amareggiato è che l’assessore ha dichiarato che non voleva mischiare la sua iniziativa con gli ambulanti, escludendo a priori la verifica se era possibile condividere lo spazio con le attività già presenti».

«Si trattava in fondo di una volta la settimana e solo per cinque ore la mattina. Gli ambulanti sono stati trattati come un gregge di pecore dov’è all’occorenza è possibile rinchiuderli in qualsiasi momento in un qualsiasi recinto di forma e dimensione e collocazione. Senza considerare però che se le pecore non fanno il latte, il pastore di conseguenza non fa il formaggio e sarà anche per lui costretto a cambiare mestiere. I problemi di questa categoria sono già tanti. Essi ogni giorno combattono per portare avanti la loro attività contro gli abusivi, contro fa una concorrenza sleale, ci sono esercizi che non pagano il suolo pubblico, non versano i contributi, sono irregolari con il Durc e nonostante questo gli viene permesso di svolgere l’attività».

«Per non citare il problema dei parcheggi che a Massa sono carenti e quindi le persone non possono recarsi al mercato, il problema della Bolkestein, la pandemia ecc. Oltre a tutto ciò gli ambulanti sono anche discriminati dalle istituzioni locali che gli chiudono gli esercizi nel periodo migliore. Quanto possiamo ancora resistere? Ricordiamo l’articolo articolo 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto…”. Questo Paese ha dimenticato di promuovere le condizioni che rendono il lavoro un diritto. Non difende più le sue produzioni i suoi lavoratori le sue imprese e tutte quelle attività intellettuali che ha reso nel passato l’Italia un grande Paese democratico. Preferiamo fare assistenzialismo anziché costruire le condizioni per il lavoro. Ci chiediamo: ma possiamo vivere tutti con sussidi governativi? All’assessore diciamo: ben vengano le iniziative che ha proposto, ma queste si potevano svolgere in collaborazione e senza recare danno agli operatori già presenti. La cultura è anche mediazione senso di responsabilità, studio della fattispecie ed è lontana dal significato di prevaricazione, improvvisazione, estemporaneità. Chiediamo all’assessore alla Cultura di ascoltare anche una nostra soluzione e di condividere le sue attività con le nostre per fare del nostro meglio tutti insieme».