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Il volontariato apuano chiede aiuto: in due associazioni su tre servono rinforzi

Il 68,3% delle organizzazioni intervistate dichiara che i volontari sono stabili o in diminuzione, una su due ha il problema di reperire finanziamenti. La presidente Cesvot Francesca Menconi: «Senza volontariato non c'è ripresa che tenga»

MASSA-CARRARA – Resiste ma chiede aiuto. Durante la pandemia si è messo al servizio della comunità, si è inventato nuovi servizi ma ora è alla ricerca di nuove forze e nuove collaborazioni, col pubblico e col privato. Per guardare alle sfide del futuro con più certezze. È la fotografia del settore del volontariato della provincia di Massa-Carrara che emerge dalla rilevazione promossa da Cesvot e pubblicata nel Quaderno “Le organizzazioni di volontariato. Identità, bisogni e caratteristiche strutturali in Toscana” a cura di Irene Psaroudakis e Andrea Salvini dell’Università di Pisa.

La ricerca è stata svolta da aprile a novembre 2020 e su un campione di 123 organizzazioni di volontariato (odv) della provincia di Massa-Carrara sono state effettuate 64 interviste, ha partecipato al questionario di Cesvot il 52% delle organizzazioni sul territorio. Quelle che durante il 2020 hanno dichiarato la propria estinzione o hanno cambiato natura diventando associazioni di promozione sociale sono il 3,3%. “È un volontariato che è stato colpito in modo consistente dalla pandemia – spiega Francesca Menconi, presidente di Cesvot Massa-Carrara – ma che ha saputo giocare un ruolo importante nella tenuta delle relazioni sociali, costituendo un mezzo effettivo di resilienza sociale, di fronte al lockdown e al distanziamento sociale. Ora senza volontariato non c’è ripresa che tenga. Cesvot sarà sempre più accanto alle associazioni, la campagna di promozione del volontariato sta dando buoni risultati”.

Le organizzazioni apuane che hanno risposto al questionario, possono contare su 2.674 volontari, di cui il 61,4% maschi e il 38,6% donne. Il 3% di questi volontari appartiene alla classe di età dei minori di 18 anni, il 13,8% alla classe di età 19-29, il 46,3% alla classe di età 30-54, il 21,9% alla classe di età 55-64 e, infine, il 15% appartiene alla classe dei volontari con età pari o superiore a 65 anni. Segno di “un’adultizzazione” sempre più marcata del settore, che richiede un cambio di marcia: per il 48,9% circa delle associazioni il tema del reperimento di risorse economiche è fondamentale mentre per 2 associazioni su 3 il trend dei volontari è che stanno rimanendo uguali o addirittura calando.

Rispetto agli ultimi 5 anni, il 31,7% delle odv di Massa-Carrara dichiara che il numero di volontari è aumentato, il 30,2% segnala che tale disponibilità è diminuita, mentre per il 38,1% il numero di volontari è rimasto il medesimo. Per migliorare la propria presenza sul territorio, il 40% delle Odv massesi dichiara che sarebbe necessario incrementare la collaborazione con gli enti pubblici nello spirito della coprogettazione; il 21,7% indica l’importanza di incrementare la collaborazione con altri enti del terzo settore (fare “rete”). Il 16,7% segnala invece la necessità di aumentare il numero dei volontari mediante attività mirate di “reclutamento”.

Il 6,7% indica la necessità di incrementare le attività di formazione “professionalizzante” per i volontari. Il 5% segnala il rilievo di sviluppare una maggiore capacità di progettazione. Il settore comunque denota resilienza pur in una fase difficile. Il 59% delle associazioni di Massa-Carrara ha organizzato attività in risposta all’emergenza sanitaria; tra queste, il 16,7% ha realizzato attività nuove rispetto a quelle normalmente svolte, e il 36,1% ha continuato  erogare servizi già presenti. Il 47,2%, infine, ha introdotto interventi nuovi, pur continuando a svolgere anche le attività consuete.