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«Sanac: il tempo delle attese è scaduto, si rispettino gli accordi». Venerdì 12 sciopero provinciale

L'intervento di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec. E Rifondazione: «Le colpe vanno ricercate in quella tendenza neoliberista che ha coinvolto anche forze di "centrosinistra" abbagliate dal mito nefasto della competitività a ogni livello»

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MASSA-CARRARA – «L’atteggiamento di Acciaierie d’Italia, che come abbiamo appreso ieri, si rifiuta di andare in Commissione attività produttive, è intollerabile. Com’è possibile che una società, partecipata dallo Stato si permetta di compiere un gesto di questo tipo nei confronti del Parlamento? Visto che gli esponenti del governo paiono più impegnati nelle rappresentazioni cinematografiche, ci domandiamo se il ministro Giorgetti in tutta questa vicenda svolga la parte del semplice spettatore». Lo affermano Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec nel ricordare lo sciopero provinciale di venerdì 12 novembre che partirà dallo stabilimento Sanac di Massa alle 9.30.

«Solo a noi – chiedono i sindacati – appare inconcepibile che nel momento in cui Invitalia è entrata nella compagine sociale della neo costituita Acciaierie d’Italia si siano interrotti tutti gli ordini di materiale refrattario? E ancora com’è possibile che i sostenitori del sovranismo nostrano permettano che lo stabilimento di Taranto sia mandato avanti grazie a materiale che proviene dalla Polonia e i lavoratori italiani invece vadano in cassa integrazione? Lo diciamo chiaramente: siamo stanchi di questa situazione e dopo due anni e mezzo il governo deve chiedere con forza il rispetto degli accordi sottoscritti da parte di una multinazionale come Arcelor Mittal che ha beneficiato di un grande aiuto da parte dello Stato. Le parole pronunciate ieri dalla viceministro Todde, identiche a quelle di dieci giorni fa del ministro leghista Giorgetti, non ci soddisfano e non ci lasciano assolutamente tranquilli. Se la situazione non cambia, se non ripartono gli ordini i lavoratori andranno in cassa integrazione e se questo accadrà la responsabilità sarà solo ed esclusivamente di un governo che permette a una multinazionale come Arcelor Mittal di fare il bello e il cattivo tempo dopo avere beneficiato di ingenti risorse da parte dello Stato e dopo che lo Stato stesso le ha fornito le chiavi della più importante acciaieria Europea. Noi continuiamo a sostenere che il nuovo bando di gara e la mancanza di ordini da parte di Acciaerie d’Italia possano mettere a repentaglio la sopravvivenza del gruppo Sanac, dopo i buoni risultati produttivi e occupazionali raggiunti in questi primi 9 mesi del 2021».

«Il governo – concludono Cgil, Cisl e Uil – deve agire il proprio ruolo e impegnarsi a far rispettare gli impegni presi ad una multinazionale. Vale per sanac come per le altre vertenze in essere nel paese. Servono politiche industriali degne di un Paese come l’Italia che è la seconda manifattura d’Europa. Per questi motivi il 12 novembre scenderemo in piazza e invitiamo tutta la cittadinanza ad essere al nostro fianco per difendere il nostro diritto al lavoro e più in generale per garantire prospettive di futuro per chi vuole continuare a vivere nel nostro territorio».

Rifondazione Comunista: «Saremo in piazza»

Sull’argomento interviene Rifondazione Comunista: «Il 12 novembre parteciperemo allo sciopero dell’industria indetto dai sindacati. Nel giorno in cui si certifica che la ripresa post Covid avviene con una occupazione totalmente precaria, nel giorno in cui anche la stampa si accorge di quello che stiamo dicendo da tempo, cioè che aumentano bollette e prezzi ma non i salari, riteniamo che la partecipazione allo sciopero del 12 novembre sia un atto di responsabilità sociale e ogni cittadino e cittadina dovrebbe avere il senso civico di essere presente. Non si tratta più solo un problema di Sanac o di altre vertenze industriali più o meno importanti in atto, si tratta di un problema sociale cruciale per tutto il nostro territorio. Purtroppo dobbiamo registrare l’assenza totale  di iniziative politiche capaci di prevenire quello che è successo, rimarchiamo l’assenza di una politica industriale seria nella nostra provincia, evidenziamo come si susseguono solo interventi legati ad interventi sporadici che ogni volta vengono salutati come salvatori della nostra economia, ma si rilevano spesso solo speculazioni. Le disuguaglianze marcate nel nostro territorio sono il frutto di un processo complesso e una politica asservita alle idee liberiste, alla “salvaguardia” del mercato non ha fatto altro che accelerare il processo, oggi quasi inarrestabile. Nemmeno di fronte disastri maggiori degli ultimi anni abbiamo assistito ad un passo indietro, anzi con l’avvento della destra al potere abbiamo assistito ad una ulteriore cessione di sovranità pubblica rispetto alle competenze fondamentali del pubblico. Le colpe quindi vanno ricercate in quella tendenza neoliberista che ha coinvolto anche forze di “centrosinistra” abbagliate dal mito nefasto della competitività a ogni livello. Oggi abbiamo così un territorio più fragile ambientalmente, più povero, più precario, più diseguale e ne fanno le spese anche quelle classe sociali che fino a pochi anni fa si ritenevano immuni da ogni crisi. Per questo ci appelliamo affinché la piazza del 12 novembre sia una piazza di chi la crisi la vissuta direttamente e indirettamente, che sia lavoratore autonomo o subordinato, che sia occupato o disoccupato, che sia precario o con un posto fisso, di chi vuole consegnare un futuro ambientale al nostro territorio: la storia recente ci insegna che dalle crisi, sanitarie od economiche, o si esce tutti assieme oppure non si esce. Insorgiamo».

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