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A Massa-Carrara la ristorazione perde metà fatturato. Calano le imprese commerciali: -1,8%

Commercio al dettaglio a due facce: crescono negozi di articoli medicali ed ortopedici e le attività di informatica, calano le attività di rivendita di tappeti e rivestimenti e di articoli sportivi

MASSA-CARRARA – Commercio in picchiata a Massa-Carrara nel primo anno della pandemia. I numeri tratti dall’ultimo rapporto dell’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio indicano un calo generale del fatturato del 23% per quel che riguarda il commercio al dettaglio e la somministrazione. Un aggravamento – si legge nel documento – che non si era mai visto prima d’ora.

Ma vediamo chi ha sofferto di più. Pesante la contrazione del commercio non alimentare su cui si registra un calo di fatturato del 29%. Contemporaneamente è cresciuto l’e-commerce locale (+5%). Situazione quasi tragica per bar e pub, che hanno perso i 2/3 del loro fatturato rispetto al 2019, la ristorazione oltre il 40%. Per le imprese della media e della grande distribuzione il calo è stato del 27%, per le imprese di vicinato dell’11%.

L’effetto covid si è sentito eccome a Massa-Carrara. Sono oltre 90 le attività in meno, rispetto al 2019, tra commercio e ristorazione, dato che corrisponde ad una diminuzione della base commerciale dell’1,5% a fronte di una media regionale dello 0,8%. Si conferma dunque il trend degli ultimi 11 anni, che ha visto la provincia apuana perdere 490 attività del commercio al dettaglio fisso, di cui quasi 350 nel comparto non alimentare.

Tornando al 2020, si registra la crescita esponenziale di negozi di articoli medicali ed ortopedici, aumentati in provincia del 17%. In crescita anche le attività di informatica (+6,3%) e quelle legate al commercio online (+6%). Risultati positivi anche per carburanti (+5,4%), porta a porta (+5,3%), mense e catering (+5%), panetterie (+2,8%), ristoranti (+1,5%) e grandi magazzini (+1,2%). In calo invece le attività di rivendita di tappeti e rivestimenti (-33%), di articoli sportivi (-11%), di prodotti tessili (-8,5%), i negozi di fiori e piante (-6,6%), di orologi (-6%) e di cosmetici e profumerie (-5,9%). Diminuiscono anche ambulanti, tabaccherie, negozi di mobili, TLC, macellerie, cartolerie e giornali, bar, frutta e verdura e iper-supermercati, tutti con una contrazione tra il -5% e il -0,8%. L’abbigliamento, infine, ha registrato un calo dell’1,3% per i negozi in sede fissa e del 2,8% per gli ambulanti.