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«Politeama e articolo 21, i privati dovranno donarlo al Comune. Complesso ma non impossibile»

I chiarimenti dell'amministrazione carrarese sull'ipotesi di una ristrutturazione del palazzo da parte degli industriali del marmo

CARRARA – «L’operazione Politeama non può e non deve essere un affare tra privati. L’articolo 21 è uno strumento solo per chi investe nel pubblico»: il vicesindaco Matteo Martinelli, titolare della delega al Marmo, rassicura così il Comitato Politeama in merito allo spauracchio che le possibilità aperte dal Nuovo regolamento degli Agri Marmiferi facciano diventare il recupero del prestigioso palazzo “un affare tra privati”. Secondo il Comitato, infatti, poiché il Teatro è di proprietà di una società, qualsiasi progetto di ristrutturazione sponsorizzato dagli industriali andrebbe a beneficio di un privato e non della collettività: «Così delineata l’operazione non rientrebbe affatto tra quelle ammissibili per il mantenimento dei diritti concessori. In altre parole, questo iter non permetterebbe agli industriale di far scattare le previsioni dell’articolo 21 perché manca del requisito della ricaduta positiva su infrastrutture pubbliche previsto dal Regolamento e dalla Legge Regionale. Nessuna di queste norme, infatti, contempla premialità per operazioni tra privati» spiega il vicesindaco. Il titolare della delega al Marmo chiarisce quindi che affinché un eventuale progetto di recupero del Politeama possa rientrare nell’iter dell’articolo 21, «dovrebbe essere attivato un percorso amministrativo ben preciso, certo non facile, che trasformi questa in un’operazione di interesse pubblico».

Nel merito del percorso entra l’assessore al Patrimonio, Anna Lucia Galleni: «A mio avviso potrebbe aprirsi una strada se vi fosse una donazione del teatro al Comune “chiavi in mano”, vale a dire una donazione che dovrebbe tener conto sia della fruibilità dello stesso sia della sua ristrutturazione, il tutto a spese dei privati. La donazione nello stato di fatto in cui si trova è improponibile: il valore del bene è in totale disequilibrio con l’importo, pari a svariati e svariati milioni, delle opere da eseguire. Questa cessione – sottolinea l’assessore – vedrebbe coinvolti più soggetti e da un punto di vista tecnico richiederebbe una procedura assai lunga e complessa ma non impossibile».

Al di là del caso specifico del Politeama, infine, Martinelli ricorda che la durata delle concessioni, fino a un massimo di 25 anni, è legata a due parametri: i quantitativi di materiale lavorato in loco, partendo da un minimo tassativo del 50% (pena la perdita della concessione) ed eventualmente gli investimenti su infrastrutture pubbliche: «Fino a oggi le concessioni venivano rinnovate automaticamente per 29 anni senza che le imprese dovessero fare alcunchè. Oggi per raggiungere la durata massima di 25 anni, devono rispettare i vincoli sulla filiera locale e possono investire su progetti di interesse pubblico. Più che “premi” – conclude il vicesindaco – questi mi sembrano stimoli a fare di più per la nostra comunità»