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Scontro sulle cave, i sindacati rispondono a ecologisti e imprese: «Serve equilibrio tra ambiente e lavoro»

Cgil, Cisl e Uil dopo un fine settimana caratterizzato da manifestazioni e contrasti sul tema delle cave e della salvaguardia delle montagne

MASSA-CARRARA – «Non possiamo permettere che venga alimentato un conflitto tra ambiente, salute e lavoro. Serve equilibrio e responsabilità, come organizzazioni sindacali abbiamo sempre ribadito come sia necessario promuovere uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale che tenga conto del fatto che le cave di marmo sono un bene comune non riproducibile e limitato». Lo affermano in una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil dopo un fine settimana caratterizzato da manifestazioni e contrasti tra ambientalisti e imprenditori sul tema delle cave e della salvaguardia delle Apuane.

«Nei decenni precedenti – ricordano i sindacati – in pochi hanno realizzato extraprofitti senza che ciò si sia tradotto in nuovi investimenti in altre attività produttive o nella valorizzazione delle città di Carrara e di Massa, che incrementassero l’occupazione e la ricchezza della città e di tutta la provincia di Massa-Carrara. Il lavoro fatto negli ultimi anni dalle istituzioni, dalla Regione Toscana ai Comuni del territorio anche se non esaustivo e risolutivo delle problematiche, con il coinvolgimento delle parti sociali è un lavoro che ha cercato di trovare una sua coerenza nella legge 35 e nei Pabe attuativi con il contributo delle organizzazioni sindacali. Noi, come organizzazioni che rappresentano il mondo del lavoro, non siamo tra coloro che vogliono chiudere le cave, ma siamo tra coloro che vogliono il rispetto delle regole e il lavoro di qualità e questo lo ribadiamo con forza al mondo imprenditoriale».

«Il lavoro – evidenziano le organizzazioni – si tutela solo se si rispettano le normative e le regole che sono state date, in caso contrario si alimenta solamente odio e questo va a scapito del lavoro e delle nostre comunità. Per questo crediamo serva un confronto tra tutte le parti, anche pubblico se lo si ritiene, e questo confronto pensiamo si debba basare innanzitutto sul rispetto reciproco, legato alla ricerca di un obiettivo comune: concetto sempre valido, ancora di più quando si parla di montagne da escavare. Serve la capacità di unire i vari interessi coniugando sviluppo con rispetto ambientale, del paesaggio e dei lavoratori. Il marmo, bene non riproducible, dovrà essere escavato in modalità che prevedano un giusto equilibrio, in un percorso di riordino produttivo compatibile e lo diciamo con forza a chi come Confindustria nei giorni scorsi ha messo in discussione il principio del 50% di materiale da lavorare in loco, per noi questo è e rimane un punto irrinunciabile perchè abbiamo il compito di garantire dal bene marmo una redistribuzione della ricchezza con ricadute più ampie per tutto il territorio».

«Ci lascia anche un po’ perplessi – concludono – questo sistematico comportamento della Confindustria locale che partecipa o crea tavoli, sembra condividere e poi, una volta che un testo diventa norma, subito lo critica apertamente e pubblicamente predendo anche la strada dei tribunali. Noi diamo la nostra disponibilità a un confronto con tutti gli attori del territorio, sociali ed istituzionali, ma anche con il movimento ambientalista».