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Sanac, altri sei dipendenti in cassa integrazione nello stabilimento di Massa

L'azienda si trova in questo momento a corto di liquidità: Invitalia, infatti, non ha ancora provveduto all'aumento di capitale per Ilva e Arcelor Mittal sta pagando in ritardo i fornitori, Sanac compresa

MASSA – Sanac pronta a mettere in cassa integrazione trenta dipendenti a livello nazionale. Di questi, 5 o 6 sono relativi allo stabilimento di Massa. Non sono notizie incoraggianti quelle che emergono dall’incontro in videoconferenza di due giorni fa, 29 marzo, tra le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil e la direzione aziendale di Sanac, rappresentata dal dott. Rosario Fazio, Claudio Picucci, ed i responsabili dei quattro siti produttivi. Un primo punto riguarda la richiesta da parte di ArcelorMittal di proroga alla alla fideiussione per l’acquisto del gruppo Sanac al 31 maggio 2021. L’incontro è quindi proseguito con una disamina della situazione delle varie unità produttive e i dati di produzione. “Negli ultimi tre mesi si è avuta il massimo della produzione e spedizione del prodotto beneficiando di un forte aumento della richiesta del mercato dell’acciaio – si legge nel comunicato firmato dalle tre segreterie nazionali – con un cambiamento di strategia aziendale nel produrre su richiesta del mercato alleggerendo così i volumi di magazzino. Sono stati stabilizzati sette contratti a termine con il passaggio a tempo indeterminato ed altresì a seguito di picchi produttivi di breve durata, ci sono state alcune assunzioni a tempo determinato. Successivamente si è effettuata una disamina sulla condizione degli stabilimenti, evidenziando alcune recenti migliorie”.

Nello stabilimento di Massa, in particolare, è stato completato sia l’impianto di depurazione acque che l’impianto di emissioni al camino, che non risultava essere a norma; inoltre si è provveduto all’affidamento dell’appalto per la monorotaia che serve per l’approvvigionamento del materiale primo.

“Sono stati evidenziati anche alcuni problemi emersi nell’ultimo periodo – evidenziano Cgil, Cisl e Uil – quali la difficoltà a reperire materie prime sul mercato (in particolar modo quelle di Bauxite e Magnetite) con aumento dei prezzi e difficoltà nei trasporti. C’è poi la problematicità legata alla liquidità finanziaria, dovuta ai ritardi nei pagamenti da parte del maggior cliente AcelorMittal, dovuto al cambiamento del governance del nuovo soggetto che dovrà continuare le attività dell’acciaio della ex Ilva (ingresso di Invitalia nell’azionariato).

“Sulla base di tale condizione – annunciano i tre sindacati – l’azienda sta valutando l’eventualità di incrementare, nel breve tempo, il numero dei lavoratori posti in cassa integrazione limitatamente alla risoluzione dei crediti vantati dalla Sanac (con il decreto sostegni è stata ripristinata l’integrazione alla Cigs al 70%). Come OO.SS nazionali, territoriali e Rsu abbiamo accolto in maniera positiva i miglioramenti delle attività produttive ed abbiamo colto il cambiamento di strategia con favore, in netta contrapposizione con quello precedente, teso solo a tamponare le problematiche più imminenti senza una idea di una strategia a medio-lungo termine. Tuttavia, non possiamo assolutamente condividere la condizione di un ulteriore intervento di Cigs, che aumenti il numero dei lavoratori collocati in ammortizzazione sociale, in un periodo in cui le produzioni tendono ad aumentare e solo ed esclusivamente per far fronte a problemi di liquidità”.

“Crediamo inoltre – chiudono dalle segreterie nazionali – che la migliore soluzione di questa vertenza sia il ritorno alla discussione sui tavoli del Ministero dello Sviluppo Economico, che si risolva definitivamente la proroga delle garanzie fideiussorie e che vengano rispettati gli accordi di acquisizione da parte del gruppo ArcelorMittal Italia”.

Le parti, infine, hanno deciso di riaggiornarsi il 4 maggio, relativamente alle questioni inerenti alle liquidità, ed il 27 maggio per le questioni inerenti alla cessione.

Per quel che riguarda la situazione dello stabilimento di Massa, saranno 5 o 6 i lavoratori che presto verranno messi in cassa integrazione. Lo spiega il segretario di Femca Cisl Toscana Nord Stefano Tenerini: “Arcelor Mittal sta pagando in ritardo i fornitori, Sanac compresa, per via del fatto che Invitalia non ha ancora provveduto all’aumento di capitale per Ilva, come aveva promesso. Sanac, perciò, in questo momento si trova a corto di liquidità e pertanto sarà costretta a mettere in cassa integrazione circa 30 lavoratori. Di questi, 5 o 6 riguarderanno lo stabilimento di Massa”.

Il segretario di Femca Cisl Toscana Nord, infine, si rivolge alla sottosegretaria Tiziana Nisini, in visita a Massa qualche settimana fa per discutere di alcune tematiche, tra cui il destino di Sanac. “Vorremmo una risposta concreta da parte della sottosegretaria – chiude Tenerini -, perché al momento, di risposte, non ne abbiamo ancora avute”.