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«Sviluppo, lavoro, sostenibilità, futuro». Ecco il nuovo porto di Marina di Carrara foto

L’Autorità di Sistema Portuale ha presentato la sua proposta per il nuovo Piano regolatore portuale. Sommariva: «Questa struttura serve al territorio ed è fondamentale per il futuro»

MARINA DI CARRARA – Sviluppo, lavoro, sostenibilità, futuro. Sono le quattro parole chiave della proposta di nuovo Piano regolatore del porto di Marina di Carrara presentato ieri, lunedì, dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale. «È un piano “anomalo”» lo ha definito il presidente, Mario Sommariva, riferendosi al fatto che rispetto alla proposta del 2015, quella del 2021 prevede un ampliamento ridotto e «sostenibile» (-23%). Ma cosa prevede il nuovo piano, come sarà il futuro porto apuano (sempre nel caso in cui tutto andrà secondo programma)?

IL NUOVO PORTO COMMERCIALE
Come abbiamo accennato sopra, il nuovo porto prevede un ampliamento della zona di levante, quella del piazzale Città di Massa. Nello specifico un nuovo molo verrebbe realizzato longitudinalmente rispetto alla sponda destra della foce del torrente Carrione, perpendicolare al confine del piazzale e parallela alla banchina Fiorillo. Quello sarebbe l’ampliamento che permetterebbe lo spostamento di tutte le attività commerciali dello scalo apuano a Levante. «Oggi le due parti del porto, quella di Levante e quella di Ponente, non dialogano. Quindi l’intervento ha lo scopo anche di razionalizzare questo aspetto e di utilizzare a pieno l’accessibilità della ferrovia» ha detto il segretario generale dell’Authority, Francesco Di Sarcina.

LA ZONA TURISTICA
La zona di Ponente, invece, sarebbe dedicata alle attività diportistiche e turistiche: la quasi totalità della banchina Taliercio dovrà ospitare le navi da crociera, mentre sulla banchina Chiesa sarebbe realizzato un porto turistico per circa 200 posti barca – anche per yacht di grandi dimensioni – che andrebbero ad aggiungersi agli attuali del Club Nautico. Tra le nuove aree c’è anche quella – molto attesa e richiesta – riservata alle aziende della nautica per l’alaggio e il varo delle barche. Questa sarebbe realizzata tra la banchina Buscaiol e il Club Nautico.

INSABBIAMENTO DELLA FOCE DEL CARRIONE
Inoltre la diga foranea verrebbe allungata fino all’altezza della nuova banchina di levante e questo, secondo gli studi effettuati per elaborare la proposta, dovrebbe preservare la foce del Carrione dai fenomeni di insabbiamento. «Questa configurazione avrà un effetto benefico e faciliterà lo scorrimento della sabbia, in virtù delle minori turbolenze marine» ha evidenziato Di Sarcina.

EROSIONE
Sul capitolo erosione, abbiamo dedicato un articolo QUI.

WATERFRONT
E poi, rispetto alle pianificazioni del 1981 e del 2015, l’area tra le foci del Carrione e del Lavello, la cosiddetta “ex-Simposio”, non rientrerebbe in area portuale ma verrebbe restituita alla città. Secondo i piani del Comune di Carrara, lì dovrà sorgere un parco pubblico con affaccio sul mare e si tratterebbe di un lotto del Waterfront. E, a proposito di Waterfront, Di Sarcina ha annunciato che i lavori per l’attesa passeggiata sulla diga foranea «saranno appaltati a breve». E Sommariva ha aggiunto che parte del progetto della nuova interfaccia porto-città è stato inserito nell’elenco delle opere del Recovery Plan che dovranno essere realizzate entro il 2026.

LE TEMPISTICHE
Ma quali sarebbero le tempistiche per avviare i lavori del nuovo porto se tutto dovesse procedere secondo le previsioni? «Lo sa il cielo» ha risposto ironicamente Sommariva alla Voce Apuana. Battute a parte, il presidente ha evidenziato che il problema è rappresentato dalla «volontà politica. Solo per l’iter di approvazione ci vorrebbero 8 anni, una tempistica pazzesca. Ma, se ci fosse la volontà politica, questi tempi si ridurrebbero a 2-3 anni. Per questo motivo mi appello alle istituzioni e all’opinione pubblica, compresa quella più ostile».

«Il porto – ha concluso Sommariva – serve al territorio ed è fondamentale per il futuro? Se la risposta è sì, dobbiamo lavorare affinché questo nuovo piano possa vedere la luce. Se la risposta è no, dovremmo assistere a una decrescita molto infelice caratterizzata da disoccupazione, chiusura delle attività economiche e ulteriore degrado urbano».