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Allarme abusivi per parrucchieri ed estetisti: -30% sul fatturato. Confartigianato lancia la campagna social

L'iniziativa, dal nome "Nelle mani giuste", è patrocinata dal Comune di Carrara. L'assessore al commercio Giovanni Macchiarini: «Fenomeno difficile da combattere, che in tempi di covid ha conseguenze sia economiche che sanitarie»

MASSA-CARRARA – Ci sono 534 aziende nel settore benessere a Massa-Carrara. Di queste, 343 sono parrucchieri, 164 centri estetici e 27 tatuatori. Lavorano nel rispetto di rigidi protocolli in tema di sterilizzazione e sanificazione di ambienti e apparecchiature, per la tutela di operatori e clienti, e operano con professionalità e qualità. Ma sono costrette a confrontarsi con la minaccia degli operatori abusivi, che riduce di quasi un terzo il loro fatturato.  E’ dalla portata crescente di questo fenomeno che nasce l’iniziativa di Confartigianato Imprese Massa-Carrara, patrocinata dal Comune di Carrara, dal nome “Nelle mani giuste”. Una campagna social di sensibilizzazione che coinvolge un centinaio di operatori tra parrucchieri, estetisti e tatuatori, e che mira a rendere più coscienti i cittadini riguardo alle conseguenze, sanitarie ed economiche, di un problema che in tempi di pandemia assume dimensioni ancora maggiori.

“La campagna – precisano da Confartigianato – oltre ad evidenziare il grave problema della concorrenza sleale e dell’evasione fiscale, vuol lanciare un segnale forte ai consumatori per ricordare che affidarsi a coloro che s’improvvisano operatori del settore compromette la legalità l’economia e soprattutto la salute dei clienti. L’utilizzo di prodotti selezionati, di tecniche all’avanguardia e certificate, di attrezzature sterili e sanificate sono condizioni essenziali per tutelare gli utenti, caratteristiche garantite unicamente dai professionisti della bellezza e, di certo, non da coloro che operano nel sommerso. I rigidi controlli sanitari e le nuove certificazioni sui macchinari, a cui sono sottoposti centri estetici e saloni di bellezza, sono una garanzia per i clienti; rivolgersi a chi s’improvvisa costituisce un autentico azzardo, e, a fronte di un eventuale risparmio, ci si espone al rischio di danni permanenti, senza dimenticare l’attuale rischio di contagi”.

L’iniziativa è stata presentata in una conferenza stampa svoltasi nella sala riunioni della sede di Confartigianato Massa-Carrara, dal presidente dell’associazione Sergio Chericoni, dal direttore Gabriele Mascardi e dal presidente del settore benessere Andrea Salsini. Presente anche l’assessore al commercio del Comune di Carrara Giovanni Macchiarini, che ha sottolineato come “il fenomeno dell’abusivismo sia in parte facilitato dalla normativa”. “L’articolo 14 della Costituzione – precisa – tutela l’inviolabilità del domicilio, e quindi l’impossibilità, senza mandato di un giudice, di accedere alle abitazioni private per effettuare i controlli. Si tratta perciò di un fenomeno molto difficile da combattere, che con un emergenza in corso ha conseguenze sia sanitarie che economiche. Certe attività richiedono il rispetto di rigidi protocolli che è molto difficile rispettare quando si lavora all’interno di abitazioni private. E poi c’è il discorso economico. Questo settore nella nostra provincia è profondamente colpito dal lavoro nero, favorito in parte anche dell’emergenza pandemica. Ad esempio, adesso siamo in zona rossa: chi può escludere che qualcuno vada a lavorare in un’abitazione privata, eludendo, in questo caso, anche i divieti?”

Il Comune di Carrara ha quindi deciso di concedere il patrocinio con una delibera di giunta. “Non abbiamo esitato – spiega Macchiarini -: questa è una campagna che mira a sensibilizzare e a stimolare una discussione proprio per le difficoltà di intervento e di sanzione legate alle caratteristiche del fenomeno”.

“Emerge con chiarezza la rabbia degli imprenditori seri – ha fatto notare il direttore di Confartigianato Gabriele Mascardi – e un venir meno della fiducia nelle istituzioni. Perché nel frattempo si continua a controllare solo chi ha una impresa aperta a norma di legge. Le verifiche sono doverose e necessarie, non ci sottraiamo certo. Tuttavia ci arrabbiamo quando ci segnalano multe esorbitanti  per aver pagato gli stipendi in contanti a due dipendenti o per un attestato scaduto mentre gli abusivi continuano ad agire indisturbati. Cercheremo di far arrivare a Roma una proposta di legge per far considerare come luogo di lavoro un’abitazione dove si suppone che sia utilizzata come luogo di lavoro”.