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Chiude la profumeria Douglas di Massa centro: sei posti di lavoro in meno. «Mattanza occupazionale»

L'allarme di Simone Pialli (Fisascat Cisl): «A rendere ancora più inaccettabile questa decisione è il fatto che il 95% del personale è composto da donne che ancora una volta si vedono penalizzate dall'attuale mercato del lavoro»

MASSA – Douglas Profumerie ha comunicato che entro gennaio 2022 chiuderà 128 negozi in Italia su 507, 500 in Europa su 2.400. In Toscana, a oggi, undici negozi saranno chiusi e trentasei le persone che perderanno il lavoro. «Purtroppo anche il punto vendita di Massa centro, che vede occupate sei persone, non si salverà da questa che è a tutti gli effetti una mattanza occupazionale» la definisce Simone Pialli segretario generale della Fisascat Cisl Toscana Nord. «Il motivo – continua Pialli – è salvaguardare la liquidità aziendale a fronte del calo di fatturato e di redditività che questi negozi hanno avuto durante la pandemia. Di contro va però detto che l’azienda ha registrato un aumento importante del fatturato dall’e-commerce. Per un’azienda che guarda soltanto al profitto e che non tiene minimamente conto delle conseguenze sociali delle proprie azioni commerciali la scelta è facile: si chiudono i negozi, dove ci sono costi fissi di gestione e soprattutto costo del personale, e si sviluppa il commercio on line».

«Ad oggi l’azienda a nessuno dei tavoli nazionali ha portato un piano di ristrutturazione aziendale ma solamente un lungo e inesorabile elenco, che aumenta di volta in volta, di punti vendita da chiudere. Bisogna ricordare – continua il sindacalista – che siamo di fronte a una multinazionale che non più tardi di due anni fa ha acquisito le profumerie Gardenia e Limoni, garantendosi così fette di mercato importanti, e che, dopo così poco tempo, sceglie in maniera irresponsabile di chiudere. A rendere ancora più inaccettabile questa decisione – evidenzia Pialli – è il fatto che il 95% del personale è composto da donne che ancora una volta si vedono penalizzate dall’ attuale mercato del lavoro. Ancora una volta non vedono riconosciuta la loro professionalità, la loro disponibilità, e il loro costante impegno, caratteristiche, queste, che hanno fatto sì che prima del covid i negozi fossero pieni di clienti».

«Il 9 di aprile ci sarà un nuovo tavolo nazionale dove, come Fisascat, ribadiremo all’azienda che non è tollerabile una politica commerciale che tende a recuperare profitto tagliando i costi del personale attraverso le chiusure dei punti vendita per puntare tutto sul commercio on line. A livello locale – conclude il sindacalista – ci faremo portavoce delle istanze delle lavoratrici verso le istituzioni poiché un’altra grande azienda decide di abbandonare un territorio già in difficoltà come quello della provincia di Massa-Carrara».