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Collassa l’export a Massa-Carrara: da gennaio a settembre 2020 crollo del 45% foto

I dati elaborati dall'Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio: «Persi 800 milioni di euro, male meccanica, malissimo lapideo»

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MASSA-CARRARA – I dati Istat provvisori, riferiti al periodo gennaio settembre 2020, rilevano un valore delle esportazioni della provincia di Massa-Carrara pari a 980.957.632 euro, in contrazione rispetto allo stesso periodo del 2019 del -45%, in valore assoluto si assiste a un dimezzamento delle vendite all’estero pari a 800 milioni di euro. Nello stesso arco di tempo la regione Toscana ha registrato un calo del -10,9% e l’Italia del -12,5%. L’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio ha elaborato i dati sui primi nove mesi del 2020, l’anno del covid.

Anche dal lato delle importazioni il territorio apuano ha registrato un andamento svantaggioso, con una perdita del -6,6%, in valore assoluto circa 25 milioni di euro in meno, per un dato complessivo degli acquisti dall’estero che ha raggiunto il valore di 348 milioni di euro. La regione Toscana ha ottenuto una variazione negativa dell’import del -1,5%, mentre l’Italia si è scesa del -15,5%.

Nella disamina locale si può mettere in evidenza che la perdita dovuta alle sole esportazioni, porterebbe ad una diminuzione di ricchezza consistente per il territorio, che, se non vi fosse un recupero nell’ultimo trimestre dell’anno, si tradurrebbe in una caduta del Pil di quasi 18 punti percentuale.

Nella suddivisione trimestrale osserviamo sempre variazioni negative. I primi tre mesi dell’anno, da gennaio a marzo, hanno ottenuto, con un valore di 395 milioni di euro di prodotti esportati, una diminuzione nell’ordine del -35,3%, in valore assoluto 217 milioni, tendenze nettamente peggiori rispetto sia al dato della regione Toscana (-1,5%) sia dell’Italia (-3%).

Il secondo trimestre, aprile-giugno, ha rappresentato il periodo più ostile, a causa del primo lockdown, abbiamo assistito ad un blocco quasi totale delle vendite all’etero delle imprese apuane, con un saldo del -71,4%, in valore assoluto la perdita ha raggiunto i 461 milioni di euro. La Toscana ha mediamente perso il 30% e l’Italia il 28%.

Il terzo trimestre dell’anno, quello da luglio a settembre, nella previsione degli analisti doveva rappresentare una sorta di ripresa del commercio internazionale, ma per gli operatori locali gli andamenti non sono sostanzialmente mutati. Il consuntivo del terzo trimestre ha visto vendite all’estero per circa 400 milioni di euro, in risalita rispetto ai trimestri precedenti ma ancora in contrazione del -23,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Valutazioni differenti invece a livello medio regionale, dove si è verificata una seppur flebile ripresa (+1%), mentre l’Italia è rimasta con il segno meno (-4,9%).

«A questo punto – affermano i ricercatori dell’Isr – meritano un’osservazione più analitica i comparti produttivi più significativi per l’economia apuana, dai quali dipendono in gran parte le dinamiche delle esportazioni: si tratta del macrosettore lapideo e di quello della metalmeccanica che assieme rappresentano la quota più rilevante, superiore all’83%, del totale dei prodotti in uscita».

Per quanto riguarda la metalmeccanica, ovvero macchinari e apparecchiature meccaniche, mettiamo in evidenza che la componente più influente, quella delle macchine di impiego generale, turbine, pompe, accessori ed altro, hanno toccato, nei primi nove mesi dell’anno passato, quota 206 milioni di euro, in calo del -64,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, in valore assoluto ben 372 milioni di euro.

Il peso di tale attività ha rappresentato comunque il 21% sul totale dell’export locale ed è riconducibile principalmente ad una sola impresa, la Nuova Pignone, che nonostante le difficoltà degli scambi internazionali gode comunque di buono status produttivo, come testimonia l’altro comparto riconducibili alla Nuova Pignone, quello delle altre macchine di impiego generale, identificabile con macchine ed apparecchiature per industria chimica, petrolchimica e petrolifera, che, nel periodo considerato, ha registrato una crescita del +14,3%, in valore assoluto 21 milioni di euro, per un totale che si stabilizza a 170 milioni di euro di export.

Fortissima riduzione invece per i Motori, generatori e trasformatori elettrici; apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità, che registrando 44 milioni di euro di prodotti in uscita, in calo di circa 297 milioni di euro rispetto all’anno precedente.

Sono invece riferibili ad altre imprese del territorio le dinamiche inerenti il comparto delle Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili, riconducibili per la parte utensile anche alla produzione di macchine lapidee da miniera e cava, con un valore di 16 milioni di export, in perdita del -35,2% rispetto all’anno precedente,

Dimezzano le vendite all’estero le altre macchine per impieghi speciali che passano da 17 milioni di euro a 8 milioni.

«Segnaliamo – evidenziano i ricercatori – che se escludessimo la componente delle Macchine ed apparecchiature, che rappresentano ad oggi circa il 40% delle vendite locali, si avrebbe comunque una variazione dell’export locale ancora fortemente negativa e pari al -42,6%, in valore assoluto 433 milioni di euro. Tra i settori più rappresentativi delle esportazioni locali ricordiamo anche i prodotti chimici di base che in questo delicato periodo hanno registrato una perdita del -22,7%, in valore assoluto circa 10 milioni di euro, per un totale di 34 milioni di euro di vendite; tendenza, all’opposto, più che positiva quella ottenuta dagli altri prodotti chimici, con una crescita, nei primi nove mesi del 2020, del +28,7%, pari a circa 16 milioni di euro, per un totale dell’export che si attesa a 72 milioni».

Sfavorevole infine l’andamento delle vendite da parte della componente riferita alle navi e imbarcazioni, un calo delle esportazioni che dimezza il valore dell’anno precedente, passando da circa 50 milioni di euro a soli 23.

«Passiamo a questo punto alla descrizione delle dinamiche che hanno riguardato il macrosettore lapideo. Le vendite di Marmo grezzo all’estero, nei primi nove mesi del 2020, sono state, nel territorio Apuo Versiliese, pari a circa 116 milioni di euro, pur mantenendo un peso del 37,7% a livello nazionale, la contrazione è risultate pesante, con una perdita netta di 74 milioni di euro, dei quali 71 attribuibili alla sola provincia di Massa-Carrara. Il territorio apuano nel primo trimestre ha registrato un -34,4%, in valore assoluto meno 18 milioni di euro, nel secondo trimestre un -63,7%, in valore assoluto meno 44 milioni di euro, e nel terzo trimestre -20,8%, in valore assoluto meno 10 milioni di euro».

Per quanto concerne il materiale lapideo lavorato, Marmo e Granito lavorato, i ricercatori osservano che il distretto Apuo-Versiliese con 268 milioni di euro, ha rappresentato il 30,8% del totale nazionale, e nell’ultimo anno ha registrato un calo del -18,8%, in valore assoluto 62 milioni di euro. Una perdita consistente che per la provincia di Massa-Carrara è stata pari in valore assoluto a meno 47 milioni di euro, di cui 41 persi nel secondo trimestre dell’anno e 6 nel terzo trimestre.

Il Commissario dell’Ente camerale Dino Sodini ha così commentato: «I dati sono estremamente preoccupanti, forse la perdita complessiva superiore a 800 milioni di euro non era nemmeno immaginabile fino poco tempo fa. soprattutto perché l’export rappresenta per il nostro territorio una componente determinante all’interno del Pil locale. Gli effetti del coronavirus economico sono fortissimi e purtroppo se alcune componenti dell’export possono mantenere vivi i rapporti con i clienti esteri, per altre la ripresa non sarà così semplice, in particolare per le imprese meno strutturate. Malissimo il lapideo che ci aveva abituato a trend eccellenti».

Aggiunge il presidente dell’Isr, Vincenzo Tongiani: «Purtroppo, in generale un po’ tutte le componenti settoriali esposte alla concorrenza delle produzioni internazionali stanno subendo dei ridimensionamenti produttivi per effetto del Coronavirus, a tale proposito dovremmo implementare a livello locale i servizi per l’internazionalizzazione, al fine di aiutare le imprese che in questi mesi hanno contratto fortemente i propri fatturati».

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