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Sanac, lavoratori ancora col fiato sospeso: il Tar ordina chiusura area a caldo ex Ilva foto

Il segretario della Uiltec Toscana Nord, Massimo Graziani: «Si rimette tutto in discussione, migliaia di posti a rischio»

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MASSA – “Non c’è pace per le sorti dell’Ilva che rischia di dover chiudere tutta l’area a caldo per la recente sentenza del Tar di Lecce. E anche i lavoratori del gruppo Sanac stanno con il fiato in gola. Proprio adesso che erano ripresi gli ordini da Taranto, la produzione era tornata quasi a pieno regime e si iniziava a sperare nel buon esito della procedura di acquisizione da parte di Arcelor Mittal”. A sollevare nuovamente l’attenzione sulla vicenda dello stabilimento Sanac di Massa è il segretario della Uiltec Toscana Nord, Massimo Graziani, preoccupato per la recente sentenza del Tar di Lecce che ha di fatto respinto il ricorso della multinazionale dell’acciaio contro le ordinanze del sindaco Melucci di Taranto, l’ultima di febbraio dell’anno scorso, che disponevano la chiusura di tutte le aree a caldo entro 60 giorni.

Termini che erano stati sospesi in attesa della sentenza del tribunale amministrativo e che adesso diventano nuovamente operativi: “Di fatto – prosegue Graziani – è previsto lo stop degli impianti dell’area a caldo in 60 giorni, considerati inquinanti e pericolosi per la salute dei cittadini. L’azienda ha già annunciato appello al Consiglio di Stato e si preannuncia una nuova sospensiva dell’esecutività della sentenza e, di conseguenza, dell’ordinanza sindacale”.

Tuttavia quanto accaduto rimette nuovamente in forse tutto il percorso di rilancio dell’acciaieria Ilva e a cascata del gruppo Sanac, “che ancora ha nello stabilimento di Taranto il principale cliente che copre attorno al 60% della produzione. Se l’Ilva si ferma si bloccheranno tutti gli stabilimenti italiani collegati. Si rischia di fermare la procedura di acquisizione di Ilva con ingresso dello Stato, potrebbe finire nel nulla pure quella della Sanac che per ora ha ancora una fideiussione di acquisizione prorogata al 31 marzo con la stessa Arcelor Mittal – conclude il segretario Uiltec Toscana nord -. Questa sentenza potrebbe far crollare tutto quanto è stato costruito con fatica fino a oggi, con le lotte sindacali e dei lavoratori. Potrebbe farci perdere un piano di riconversione ecologica e rilancio dello stabilimento di Taranto e di tutto l’indotto, compresa Sanac ovviamente. Si calcolano decine di migliaia di disoccupati a livello nazionale fra Ilva e indotto in un colpo solo. I lavoratori sono molto preoccupati, questa tegola non ci voleva. Serve subito rialzare l’attenzione a ogni livello: non si può accettare l’attuale silenzio della politica”.

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