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«Zona arancione da lunedì: una boccata d’ossigeno negata in maniera incomprensibile»

La rabbia dei ristoratori toscani, dei quali Confcommercio si fa portavoce: «Cambio di colore comunicato 30 ore prima dell'entrata in vigore, tempistiche last minute inaccettabili». Intanto gli esercenti organizzano nuove forme di protesta

TOSCANA – Rabbia, amarezza e sconcerto. Questi i sentimenti prevalenti fra gli imprenditori del settore dei pubblici esercizi – in particolar modo fra i ristoratori – dopo la notizia del ritorno, a partire da domani, domenica 14 febbraio, della Toscana in zona arancione”, con tutto ciò che questo comporta dal punto di vista delle restrizioni anti contagio. Confcommercio, nel farsi interprete di questi stati d’animo di una categoria che sin dall’inizio della pandemia è stata e continua ad essere una delle più colpite dal punto di vista delle ricadute economico – lavorative, esprime alcune considerazioni: “Nonostante le nostre richieste – si legge in una nota -, presentate dal Sistema Confcommercio a tutti i suoi livelli locali, regionali e nazionali, ancora una volta le notizie ufficiali sui nuovi colori delle regioni sono arrivate soltanto nel tardo pomeriggio del venerdì, ad appena 30 ore circa dalla loro entrata in vigore. Questa delle tempistiche last minute non è mai stata una procedura accettabile. E la nostra associazione lo ha ribadito più volte: va dato modo e tempo agli imprenditori coinvolti dai cambi di colore di una regione di potersi organizzare. Render loro note le decisioni con così poco preavviso è una mancanza di rispetto e un danno intollerabili per le imprese. Perciò sin da ora ci rivolgiamo in modo accorato al nuovo Governo, affinché questo metodo di comunicazione venga modificato immediatamente e che ogni cambio di colore sia reso noto già a metà della settimana”.

“Resta poi – prosegue l’associazione – il mancato accoglimento della richiesta di spostare per questa volta al lunedì l’entrata in vigore dei nuovi colori per le regioni. Una mossa, questa, che avrebbe consentito ai pubblici esercizi di salvaguardare il pranzo nel giorno di San Valentino, con centinaia di ristoranti che avevano registrato da giorni prenotazioni sold out. Una preziosa boccata d’ossigeno negata dal Governo con una rigidità che risulta del tutto incomprensibile e che non possiamo che stigmatizzare con forza, una volta di più”.

“In queste ore – si legge in fondo alla nota – i nostri ristoratori si stanno organizzando per dare vita a nuove forme di protesta. La rabbia è tanta, perché qua in ballo c’è la sopravvivenza di migliaia di attività e di decine di migliaia di posti di lavoro”.