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«Giovani e lavoro, una dura sfida. Ecco come mi sono costruito la mia strada»

Lorenzo Nicolai, 31 enne di Carrara, due anni fa si è rimboccato le maniche ed ha aperto la sua sub-agenzia di assicurazioni. “Nei colloqui oggi guardano di più agli aspetti psico-attitudinali che al percorso formativo”. E sulla sua attività: “In me la gente ha trovato trasparenza. Non tutti in questo settore si comportano in modo deontologicamente corretto”

CARRARA – Una laurea con ottimi voti, un master e una grande passione per la finanza. A 7 anni contava già banconote e centesimi, da ragazzino si immaginava negli uffici di una banca. Poi, crescendo, si è dovuto confrontare con un mondo del lavoro, quello di oggi, che ti mette di fronte a sfide difficili prima di permetterti di ritagliarti un tuo spazio. Così accade a tanti giovani, che si scoraggiano e perdono la fiducia di riuscire a trovare una porta aperta. Ma Lorenzo Nicolai, 31enne di Carrara, si è rimboccato le maniche. Due anni fa ha smesso di cercare il suo posto, e ha iniziato a costruirselo. E oggi, la sua sub-agenzia di assicurazioni è una scommessa vinta. Del resto, dicevano i latini, la fortuna aiuta gli audaci. E di audacia, Lorenzo ne ha avuta tanta.

Come sei entrato nel mondo delle assicurazioni?
Era il 2012 e all’epoca stavo ancora studiando, quando ho deciso di seguire un corso di formazione organizzato dalla provincia per la creazione di personale specializzato nel mondo assicurativo, e in particolare nell’ambito del risparmio, dell’investimento e della previdenza. Durante quel percorso ho fatto uno stage in una nota agenzia di assicurazioni di Carrara, dove sono rimasto a lavorare una volta superato l’esame finale.

Nel frattempo ti sei laureato…
Sì, studiavo e lavoravo. Ho conseguito la laurea triennale e poi sono andato avanti con la specialistica. Verso la fine degli studi, però, per un periodo ho smesso di lavorare in modo da riuscire a completare gli studi nel più breve tempo possibile ed anche con buoni risultati. In agenzia sono tornato dopo appena tre giorni dal giorno della laurea magistrale. E devo ringraziare il mio capo, che aveva compreso le mie esigenze e che alla fine mi ha permesso di rientrare dopo quello stop.

Cos’è successo dopo la laurea?
Ho continuato a lavorare come consulente assicurativo e nel frattempo inoltravo il mio curriculum a qualche istituto bancario e finanziario. Ammetto che la speranza di entrare in banca c’era, non perché non mi piacesse quello che stavo facendo, ma perché un contratto da dipendente mi avrebbe garantito una maggiore solidità finanziaria, con uno stipendio fisso e certo a fine mese.

Quindi non era più una questione di sogni. Ma più di solidità e di certezze.
Sì, perché alla fine avevo scoperto che fare l’assicuratore mi piaceva. Quell’esperienza mi ha fatto rivalutare i miei progetti, le mie ambizioni.

Secondo la tua esperienza, quanto è dura per i giovani di oggi entrare nel mondo del lavoro?
E’ tanto dura. Specialmente perché durante un colloquio con un neo laureato si tende a tener più conto degli aspetti psico-attitudinali che del percorso formativo di una persona e delle sue competenze. E questo non è sempre giusto.

Cinque anni di università, una laurea con ottimi voti e un master. Ma la tua strada l’hai trovata grazie a un corso di formazione. Se tornassi indietro ripeteresti quel percorso di studi?
Le due lauree, quella triennale e quella specialistica, senz’altro sì. Il master forse no. Certo, mi è servito a livello di formazione, per approfondire tematiche che mi sono utili anche adesso, per svolgere la mia attività di consulente assicurativo. Ma alla fine non mi ha aperto quegli sbocchi lavorativi che pensavo mi potesse aprire. Tornassi indietro, forse, impiegherei quelle risorse per aprire subito il mio ufficio.

Decisione che quindi hai un po’ ritardato. Cosa ti ha spinto alla fine a fare quel passo?
Dopo mesi che non avevo riscontri dagli istituti a cui avevo mandato il mio curriculum, ho chiuso quel capitolo e ho deciso di dedicarmi al 100% a questo lavoro, sapendo che con un ufficio mio avrei avuto un canale in più per sviluppare l’attività di consulente assicurativo.

Quanto ci è voluto, una volta aperta la tua agenzia, a convincerti che avevi fatto la scelta giusta?
L’ho capito subito, perché nell’arco di un anno ho praticamente raddoppiato il mio fatturato. Lo vedevo anche in corso d’opera, perché arrivava gente, acquisivo clienti. E i contratti aumentavano.

Qual è stato il segreto di questo successo?
Penso che in me le persone abbiano trovato trasparenza, precisione e cura del dettaglio. Questo è un settore in cui la gente punta molto al risparmio, che non è di certo l’unica componente, soprattutto perché a volte ti porta ad una soluzione non totalmente adeguata alla copertura di un bisogno. Tanti operatori usano la leva del risparmio, non sempre comportandosi in maniera deontologicamente corretta. Io preferisco fare 5 polizze in meno, che farle sapendo di dare a un cliente un prodotto inadeguato. Il consulente assicurativo viene apprezzato non tanto al momento della stipula del contratto, ma soprattutto nel momento del bisogno, quindi quando c’è un sinistro e questo deve essere liquidato. E’ lì che vedi i frutti del tuo lavoro, quando ti rendi conto di aver risolto un problema.

Il fatto che tu sia così giovane, è un punto a favore secondo te in questo mondo?
Da un lato esser giovane mi aiuta perché in un mondo in cui crescono sempre più digitalizzazione e informatizzazione dei processi, sono agevolato sotto questo punto di vista. E questo l’ho notato soprattutto nel periodo del lockdown, quando sono riuscito a fare nuovi contratti grazie ai sistemi di stipula a distanza. L’aspetto negativo, invece, è che quando provi ad andare a fare determinate campagne in certi settori o a contattare aziende importanti, la giovane età agli occhi di alcuni è indice di inesperienza. Lì giocano un ruolo importante da un lato la presentazione e l’immagine che dai al potenziale cliente, e dall’altro la competenza. Devi riuscire a rispondere ad ogni quesito e a gestire eventuali obiezioni.