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Cgil all’attacco: «Fondazione in crisi ma la Diocesi di Massa-Carrara non vuole ascoltare»

Alessio Menconi interviene sul caso della Rsa Galli Bonaventuri: «Si predica bene e si razzola male»

MASSA-CARRARA – «Si predica bene e si razzola male. Dopo che l’assemblea delle lavoratrici ha rigettato la proposta fatta dal direttore Pietro Mascagna di riduzione dello stipendio per pagare la crisi momentanea della Fondazione, avevamo chiesto un incontro a sua eccellenza il vescovo monsignor Giovanni Santucci, che oltreché rappresentare Santa Romana Chiesa nel territorio di Massa-Carrara è anche responsabile legale della Fondazione Galli Bonaventuri». Inizia così il duro intervento di Alessio Menconi, segretario provinciale Fp Cgil di Massa-Carrara nei confronti della Diocesi, proprio nello stesso giorno, ieri, in cui sono state annunciate le dimissioni per motivi di salute del vescovo Giovanni Santucci (ne abbiamo parlato QUI).

«A nulla è valso neppure l’appello fatto dalle sue dipendenti –  sottolinea il segretario provinciale -, Sua Eccellenza evidentemente non vuole ascoltare. Ieri abbiamo ricevuto una proposta scritta via pec che altro non è che la formalizzazione di quanto aveva annunciato Mascagna, ovvero la richiesta alle lavoratrici di pagare la crisi. Avevamo già detto che tale richiesta, rigettata dall’ assemblea, era insostenibile perché chiedeva in parole semplici di ridurre lo stipendio in media da 1150 euro a 900 euro. E lo chiedeva e chiede a donne con figli a carico e mutui da pagare».

«Il rapporto tra chiesa e capitale – continua Menconi – è sempre stato argomento controverso tra i prelati. Il capo della chiesa, Bergoglio, dichiara che “un capitalismo selvaggio ha insegnato la logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento senza guardare alle persone… e i risultati li vediamo nella crisi che stiamo vivendo!”. Il Papa ricorda anche che “La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto o inviolabile, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata”. Un suo lontano predecessore ricordava, più di duemila anni or sono, che “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”. Sembra invece che il rappresentante locale della chiesa non condivida questi concetti, o perlomeno non dimostra il contrario. Oppure ha un pregiudizio nei confronti della nostra Organizzazione Sindacale, e in quel caso rinnoviamo la disponibilità un confronto serio per individuare un percorso praticabile, finalizzato a salvare un istituto presente a Pontremoli molto prima di lui».

«Detto quanto dovuto – conclude il segretario – lanciamo un grido d’allarme alla politica lunigianese ed al Consiglio Comunale Pontremolese affinché si facciano carico della problematica ed intervengano a salvaguardia di diritti costituzionalmente garantiti e di posti di lavoro in un territorio già fortemente provato sul piano occupazionale. Nel frattempo abbiamo convocato l’ assemblea delle lavoratrici  la prossima settimana per coordinarci sulle forme di lotta da mettere in campo».