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Rapporto Economia 2020: a Massa-Carrara crollano commercio e turismo. E la digitalizzazione non decolla

I risultati dell'indagine sugli effetti del Covid-19 sull'economia apuana presentati dalla Camera di Commercio di Massa-Carrara e dall'Istituto di Studi e Ricerche: il 5% delle imprese commerciali chiuderà i battenti

MASSA-CARRARA – Poche luci e tante ombre nel Rapporto Economia Intermedio 2020 presentato questo pomeriggio, in una conferenza stampa online, dalla Camera di Commercio di Massa-Carrara e dall’Istituto di Studi e Ricerche.  Il quadro è quello di un’economia indubbiamente colpita dalla pandemia da Coronavirus, ma che al momento si affida alla propria capacità di resilienza, incerta di quello che le riserverà il futuro. “Le imprese apuane cercano di reggere l’urto provocato dal covid – ha sottolineato Vincenzo Tongiani, presidente dell’Istituto di Studi e Ricerche -. Ciò che preoccupa non è l’immediato futuro, su cui siamo fiduciosi grazie agli interventi che il Governo ha messo in campo e agli imminenti aiuti comunitari, ma lo scenario di medio lungo periodo, ovvero una volta che sarà finita la fase degli incentivi”.

A quel punto sarà opportuna, soprattutto nel commercio, una rivisitazione completa dei modelli di business, accompagnata da una crescita importante degli investimenti nel digitale. Ed è proprio qui che Massa-Carrara, rispetto alle altre province toscane e alla media nazionale, resta un passo indietro. Perché nonostante in tutta Italia la pandemia abbia dato una spinta notevole alla digitalizzazione delle imprese e all’e-commerce, nella provincia apuana la situazione è rimasta invariata rispetto allo scorso anno. Le ragioni? “Probabilmente – ha spiegato Daniele Mocchi, ricercatore presso l’Isr – a Massa-Carrara il capitale umano non è adeguatamente formato per questi processi. Parliamo di uno dei territori più anziani d’Italia, il che influisce sul dinamismo della provincia rispetto ad alcuni comparti. La fuga dei cervelli dal nostro territorio, che offre poche opportunità ai giovani, probabilmente ha peggiorato la situazione”.

Dopo il forte ritardo nella conversione al digitale, uno dei dati che balza agli occhi dal rapporto è quello che riguarda l’export, che a Massa-Carrara chiude con un -50%. “Un dato significativo – ha fatto notare il presidente della Camera di Commercio Dino Sodini – specialmente se si considera che la nostra provincia ha sempre fatto dell’export uno dei suoi cavalli di battaglia”. I primi sei mesi del 2020 sono stati drammatici, con una perdita di circa 670 milioni di euro pari al 15% del Pil apuano. E proprio il calo netto delle esportazioni ha trascinato verso il basso la produzione industriale apuana, facendola crollare del 12%. Qui il 47% delle imprese intervistate dall’Isr dichiara che nel prossimo futuro dovrà recuperare le perdite e pertanto dovrà rinunciare agli investimenti. Il restante 53%, invece, è pronto ad investire in digitalizzazione e industria 4.0, nella riconversione produttiva e nella green economy.

Commercio in forte affanno, turismo in picchiata: sono questi i settori più colpiti dalla pandemia. Il fatturato delle imprese commerciali è calato del 30%, e restringendo il focus sulla sola somministrazione la percentuale sale al 40%. Anche le piccole realtà di vicinato hanno subito un calo, ma certamente non equiparabile a quello delle medie e grandi distribuzioni, che hanno risentito soprattutto delle chiusure obbligatorie nei periodi di lockdown e della riluttanza da parte dei cittadini a frequentare i grandi centri per il pericolo assembramenti. Sul turismo non si salva nessuno. I dati sui primi 9 mesi del 2020 mostrano un calo del 35% degli arrivi e del 30% delle presenze, dovuti principalmente al blocco degli spostamenti tra un paese e l’altro. A risentirne di più è stata la Lunigiana, che ha visto le presenze crollare del 47%. Mentre la costa, infatti, ha potuto in parte recuperare con la stagione estiva, l’entroterra fa affidamento sulle stagioni primaverili e autunnali, che dal punto di vista del turismo hanno vissuto un calo verticale facendo registrare i dati più negativi degli ultimi 20 anni.

L’unico settore che si salva è quello delle imprese che operano esclusivamente online, le quali hanno visto crescere il proprio fatturato del 13%, dato che fa il paio con la crescita a livello nazionale degli acquisti online.

Le prospettive future per il commercio apuano, insomma, appaiono ancora incerte. A chiarirle ci ha pensato Massimo Marcesini, altro ricercatore dell’Isr. “Un terzo delle imprese commerciali da noi intervistate dovrà recuperare le perdite del 2020 – ha spiegato -. Il 5% di loro dichiara che chiuderà la propria attività. Un 50%, invece, ci dice che non ha idea su come sarà il futuro. Una situazione di incertezza, insomma, che sicuramente pone un freno agli investimenti. Chi investirà, invece, lo farà sui social network, sulla digitalizzazione in generale e sull’implementazione del commercio online”.

Tra chi negli ultimi mesi ha avuto addirittura un trend positivo, seppur lievemente, c’è l’agricoltura che, parallelamente al calo dell’export, ha visto crescere l’import. Grande successo per la farina Dop della Lunigiana, buono anche l’andamento produttivo dell’olio e del vino. Il problema resta legato al blocco parziale della filiera della ristorazione, che non permette di svuotare le cantine ancora piene della produzione invenduta dello scorso anno.
Situazione drammatica, infine, per gli agriturismi, concentrati soprattutto in Lunigiana, che dopo gli ottimi risultati del 2019 stanno subendo adesso i tragici effetti dell’emergenza covid.