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«Parrucchieri ed estetisti in ginocchio, necessario riaprire i passaggi fra comuni confinanti»

La richiesta di Confartigianato Massa-Carrara alla Prefettura: «Non siamo a Milano per misure così drastiche. Preoccupati per le misure regionali sulla gestione dei casi positivi in azienda»

MASSA-CARRARA – “Del doman non v’è certezza e non c’è proprio nulla di cui essere lieti: l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il passaggio nella zona rossa della Toscana congela per quasi un mese tantissime attività artigiane che rischiano di risvegliarsi morte a pochi giorni da Natale: centri estetici con le serrande abbassate, acconciatori che devono rifiutare clienti provenienti da un altro comune. A ciò aggiungiamo il pieno disappunto e le nostre preoccupazioni per le disposizioni recentemente adottate dalla Regione Toscana con le linee guida per la gestione di un caso positivo in azienda che non fanno altro che mettere sempre più in croce i piccoli imprenditori. Così ci avviamo verso una tragedia economica e sociale”.

Lo sostiene il direttore di Confartigianato Massa-Carrara, Gabriele Mascardi, che si fa portavoce delle preoccupazioni degli operatori del settore bellezza e di tantissime attività artigianali. “Passare da zona gialla a rossa in poche ore ha creato tantissima confusione e altrettanta apprensione. Sono saltati tutti gli schemi e chi confidava di poter continuare a lavorare in sicurezza si è ritrovato chiuso da un giorno all’altro o a ridurre quasi del tutto la propria attività: eppure avevano comprato dispositivi di protezione e sanificazione, avevano speso tante risorse per applicare i protocolli richiesti. Pensiamo in questo caso ai centri estetici e ai saloni di bellezza. È poi ridicola la limitazione comunale per i clienti dei parrucchieri: non siamo mica a Milano! In 12 chilometri da noi si attraversano 3 comuni di costa, è tutta un’altra dimensione. In attesa di sbloccare la situazione a livello nazionale – prosegue Mascardi – chiediamo alla Prefettura di Massa-Carrara di poter intervenire con provvedimenti di apertura, simili a quelli presi in altre province, che consentano di potersi spostare fra Comuni vicini per usufruire di questi servizi. Da un lato si rischia di far fallire decine e decine di imprese, spesso familiari e a conduzione femminile, dall’altro di far dilagare nuovamente il fenomeno degli operatori abusivi”.

Altra quesitone da risolvere le recenti disposizioni della Regione per la gestione di un caso positivo in azienda. “Le nostre preoccupazioni sono relative ad eventuali compiti che le linee guida assegnerebbero al datore di lavoro e che, in realtà, non possono altro che essere una ‘disponibilità’ a collaborare con le istituzioni – dice ancora il direttore dell’associazione apuana -. In pratica, riscontrata la positività di un dipendente, si scarica sul datore di lavoro l’incombenza di mettere a conoscenza il servizio di igiene pubblica competente comunicando tutte le informazioni del lavoratore. Significa perdere ore al telefono solo per trovare qualcuno che risponde. Sarebbe invece più utile una mail di riferimento a cui poter fornire solo i dati anagrafici, un contatto telefonico e l’ultimo giorno di lavoro. Servono inoltre linee guida chiare e univoche per l’indagine sul tracciamento dei movimenti e dei contatti stretti da parte dell’Asl che deve essere eseguita, a nostro avviso, anche sulla base del protocollo anticontagio in vigore in azienda, escludendo quei contatti che sulla base delle disposizioni aziendali non si configurano come tali”. Infine il nodo tamponi inseriti nelle linee guida: “La quarantena deve avere un termine chiaro – conclude Mascardi -. Di 14 giorni o 10 con tampone al decimo giorno senza altre comunicazioni”.