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«Dpcm, controlli errati hanno impedito a varie pizzerie di effettuare il servizio d’asporto»

La denuncia di Confesercenti: «Si imponeva di consegnare fisicamente il prodotto all’esterno del locale o addirittura a serranda abbassata. Quanto di più sbagliato, come ci ha confermato anche il nostro ufficio legale»

MASSA-CARRARA – “Nel primo giorno di entrata in vigore del nuovo Dpcm con lo stop del consumo al tavolo alle 18, abbiamo assistito ad alcune interpretazioni errate del provvedimento che di fatto hanno reso impossibile la vendita per asporto che invece è regolarmente permessa fino alle 24. Alcuni nostri soci si sono rivolti a noi per avere la corretta applicazione del decreto”. È Adriano Rapaioli, responsabile area Massa-Carrara di Confesercenti Toscana Nord, a raccontare la prima sera di “semi lockdown” per i pubblici esercizi, scandita dalla protesta locale delle attività che hanno mantenuto le luci accese e da quella regionale in piazza della Repubblica a Firenze.

“Proprio mentre stavamo incontrando gli imprenditori che protestavano pacificamente per lo stop alle 18 – racconta Rapaioli – ci sono arrivate alcune segnalazioni di locali (ad esempio pizzerie) per le quali si imponeva di fare asporto o consegnando fisicamente il prodotto all’esterno del locale o addirittura a serranda abbassata. Quanto di più sbagliato, come ci ha confermato anche il nostro ufficio legale. L’asporto vuol dire non fare somministrazione, ma incartare e consegnare il prodotto. Ovviamente questo deve avvenire al banco e non certo con una consegna fuori dal locale. E questo vale non solo per il cibo – spiega ancora il responsabile area Massa Carrara di Confesercenti Toscana Nord – ma anche per bevande (bar che quindi possono vendere ad esempio bibite o caffè rigorosamente da asporto) e gelaterie. Ricordiamo che la consegna a domicilio, sempre secondo il Dpcm, non ha alcun limite di orario. In un momento di forti tensioni nella categoria – conclude – chiediamo quindi buon senso nei controlli e soprattutto nessuna interpretazione ad un decreto già molto restrittivo”.

Intanto Confesercenti si è mossa a livello regionale incontrando il governatore Eugenio Giani per presentare alcune proposte di modifica del provvedimento da sottoporre al governo. “Le attività che seguono e rispettano i protocolli di sicurezza, concordati a suo tempo con governo e comitato tecnico scientifico – dichiara il presidente Paolo Arpagaus – non possono essere oggetto di restrizioni; non solo perché economicamente insostenibili, ma soprattutto perché, laddove si rispettano “le regole del gioco” non ci possono essere rischi di contagio. Alla luce di tale considerazione, abbiamo chiesto alla Regione di attivarsi con il governo Conte per sostanziali modifiche dell’ultimo Dpcm o per intervento specifico per la Toscana. Ovviamente puntiamo decisamente anche a sostegni economici concreti e immediati stabilendo una vera forma di ristoro per le attività più penalizzate dai divieti, e, più generale, dal virus, superando totalmente la logica degli aiuti a pioggia e del bonus. Risorse certe – prosegue Arpagaus – tempestive, mirate su base territoriale e per tipologia d’impresa che dovranno riguardare le attività che hanno, e stanno subendo, danni gravissimi: tutto il comparto del turismo e della ricettività fermo da inizio anno e con prospettive di recupero fra la seconda parte del 2021 e il 2022, pubblici esercizi e l’intero commercio di vicinato, sia a posto fisso che su area pubblica”.

La conclusione. “Non possiamo poi più indugiare sul tema caro affitti e lotta alla rendita: occorre pensare a misure anche di natura emergenziale come il blocco temporaneo dei pagamenti, o, in alternativa, provvedimenti di incentivo alla riduzione sostanziale degli importi”.