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Lavanderie a gettone, controlli a tappeto a Massa. Cna denuncia quelle non in regola

Pronto anche un corso per mettersi in regola ed aprire o rilevare una tinto lavanderia

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MASSA – Controlli a tappeto sulle lavanderie a gettone. E per favorirli Cna ha consegnato, nelle scorse settimane, alla Polizia Municipale di Massa anche una lista dei self-service che non rispetterebbero le regole. Secondo l’associazione degli artigiani e delle piccole medie imprese la maggior parte delle lavanderie self-service sono concorrenti sleali perché mascherate da lavanderie a gettone offrono gli stessi servizi delle lavanderie tradizionali ma a prezzi inferiori in virtù del fatto che non devono sottostare a regole e normative molto severe in materia di salute e sicurezza ed ambientali.

Una recente indagine di Cna ha quantificato anche la presenza dei self-service sul territorio di Massa-Carrara: quasi una impresa su due è self-service (41%). “C’è bisogno di una nuova stretta alla luce anche dell’emergenza sanitaria che ci pone in una posizione ancora più fragile. – spiega Luisella Bardoni, Presidente Cna Lavanderie – I self service, in questa fase, sono ulteriormente avvantaggiati. I self-service non rispettano le regole del gioco e danneggiano le imprese tradizionali. E’ tempo di dare un giro di vite ad un fenomeno che è sfuggito di mano agli stessi comuni: pretendiamo controlli e l’applicazione eventuale delle sanzioni previste dalla legge”.

Il nocciolo della questione è molto semplice e ormai noto: quando all’interno delle lavanderie a gettone è presente personale che offre i servizi tipici delle lavanderie tradizionali come la consegna dei capi a domicilio, stireria e smacchiatura, si tratta di concorrenza sleale. L’attività di tinto lavanderia è, infatti, disciplinata dalla Legge 84/2006 che, all’art.4 stabilisce le modalità di esercizio delle attività prevedendo la figura del Responsabile Tecnico. La norma però non si applica alle lavanderie “self-service”, le quali, per poter operare, sono tenute all’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese e all’ottenimento dell’autorizzazione del Comune dove viene esercitata l’attività. Oltre al puntuale rispetto delle norme in materia sanitaria, al quale tutte le tinto lavanderie sono chiamate, per le lavanderie self-service vale infatti anche l’obbligo di non fornire al cliente servizi diversi dalla mera possibilità di provvedere autonomamente al lavaggio e di non prevedere la presenza di personale chiamato ad offrire prestazioni vietate per la tipologia d’impresa.

“In pratica – prosegue la Bardoni – chi usufruisce delle lavanderie a gettone dovrebbe fare tutto da solo. Ma spesso non accade così: all’interno c’è sempre il titolare o il personale che si sostituiscono nel lavaggio. In molti casi il cliente porta il bucato, lo affida a personale interno, e ritorna a prenderlo dopo qualche ora. Abbiamo consegnato alla Polizia Municipale del Comune di Massa una lista dove segnaliamo le attività che travalicano la loro natura di lavanderia. Ora ci aspettiamo più controlli”.

Per consentire alle lavanderie self-service di mettersi in regola e per coloro che vogliono aprire una lavanderia o rilevarla, Cna ha pronto anche un corso di formazione obbligatorio per diventare tecnico responsabile: “Può essere lo strumento per consentire alle tante lavanderie self-service che oggi fanno attività in maniera impropria e non prevista di regolarizzarsi. – spiega Roberto Valle Vallomini, Direttore di Cna Formazione – È sicuramente lo strumento invece indispensabile per chi vuole aprire una lavanderia tradizionale o rilevare un’attività già avviata. L’abilitazione è obbligatoria per questo genere di attività”. Per informazioni sul corso 0585 852971/ 329 2377681.

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