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Piano regionale cave, Cgil e Legacoop: trovato difficile equilibrio tra ambiente e lavoro

Il sindacato: «L'attività estrattiva va regolamentata e contingentata, non azzerata»

MASSA-CARRARA – “Il Piano regionale cave approvato dal Consiglio regionale è frutto di un percorso lungo e complesso in cui la Regione Toscana ha dialogato con tutti. Si è trattato di un confronto costruttivo a cui abbiamo partecipato insieme a Comuni, Sindacati, Associazioni, e in cui ciascuno ha portato il proprio contributo. Noi pensiamo che il risultato finale centri l’obiettivo che tutti abbiamo condiviso fin dall’inizio, anche se da prospettive diverse: tenere insieme in modo equilibrato tutela dell’ambiente e tutela del lavoro, ponendo degli obiettivi per migliorare sia il primo che il secondo aspetto”. Questa la posizione espressa dal vicepresidente di Legacoop Toscana e responsabile per Massa-Carrara Andrea Passoni in merito al dibattito in corso sul Piano regionale cave approvato dal Consiglio regionale.

Passoni interviene anche sulla questione della resa di lavorazione: “Proprio nell’ottica del difficile equilibrio tra ambiente e lavoro, riteniamo giusto che non tutto il materiale – per esempio quello estratto per la messa in sicurezza e ordinato dagli enti preposti oppure il materiale già presente in cava da lavorazioni passate, i cosiddetti ravaneti storici – sia conteggiato nei volumi di resa”.

E sull’argomento interviene anche la Fillea Cgil con le segreterie toscana, di Lucca e di Massa-Carrara. Riportiamo di seguito l’intervento.

I provvedimenti legislativi regionali in materia di cave e lapidei approvati dal 2014 in poi e gli strumenti di programmazione regionale come il piano cave sono stati essenziali per tradurre nei fatti nostre richieste storiche; che l’escavazione del marmo avesse urgenza di regole era necessario, lo abbiamo detto più volte rafforzandolo anche con delle mobilitazioni e scontrandoci con molti interessi. Come Fillea Cgil siamo convinti che gli interventi normativi regionali, dalla legge sulle cave al piano cave, abbiano avuto l’obiettivo di trovare il difficile equilibrio tra ambiente e lavoro; in molti devono capire che dietro all’escavazione c’è il lavoro, c’è il sostentamento delle famiglie; se le iniziative organizzate in questi giorni in dissenso con le disposizioni regionali sulla materia avessero avuto alla base la richiesta di più occupazione e più ricadute locali lo avremmo capito e avremmo sostenuto le richieste che sono anche le nostre, ma sulla base del fatto che si continui ad escavare marmo sia all’interno del Parco Regionale delle Alpi Apuane che in quelle fuori dal parco, purché si rispettino le regole sul lavoro, sulla sicurezza e sull’ambiente, sui tempi di lavoro, sulla legalità e sulla regolarità. Non si può chiedere lo stop all’escavazione senza contestualizzarla, l’attività estrattiva va avanti da secoli ed era sì necessario regolamentarla e contingentarla affinché una risorsa unica e non riproducibile come il marmo potesse consentire il sostegno economico della popolazione locale, ricercando un equilibrio con le attività produttive; ma non saremmo mai d’accordo alla loro chiusura, saremo sempre dalla parte dei lavoratori.

I temi richiesti con forza dalla Fillea Cgil sono sempre stati la tracciabilità con verifica della qualità e della quantità del materiale estratto. La filiera per ridistribuire valore sul territorio anche attraverso la generazione di nuova occupazione, filiera che va valorizzata anche negli appalti e nelle forniture. Possibile che in molte opere pubbliche si utilizzi marmo che viene dall’estero? Infine siamo convinti che occorra assicurare al massimo la formazione e la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, sospendendo permessi e concessioni a chi viola le norme anche sul rispetto dei Contratto nazionale: per questo chiediamo di prevedere l’obbligo di acquisizione del Durc in sede di rilascio della concessione o dell’autorizzazione all’attività estrattiva. Proposta già fatta anche dalla Fillea Cgil sotto forma di contributo al processo di revisione della legge 35/2015.