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Cava Piastramarina torna nelle mani del Comune, Tam: «Ora non venga distrutta»

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“La determina dirigenziale che ha caducato la cava “Piastramarina” arriva dopo anni di rimandi, annullamenti, ricorsi e conferenze di servizio”. Alla fine però è arrivata. Lo annuncia la sezione Tam del Cai che in una nota esprime soddisfazione per la decisione del Comune di Massa, che arriva a seguito della presentazione delle osservazioni dello stesso Tam. “Da molto tempo abbiamo sollevato dubbi sulla regolarità della concessione di quell’area. Vale la pena ricordare che ci troviamo a quota 1600 metri – spiega la sezione per la tutela dell’ambiente montano – altezza che il testo unico sull’ambiente chiede che sia protetta da attività invasive. Ci troviamo in un’area che guarda verso il mare e il PIT della Regione Toscana inserisce nelle zone dove non sia possibile scavare a cielo aperto. Siamo in un’area contigua del Parco delle Apuane, una sorta di lingua di escavazione tra due zone di protezione ambientale in cui non è ammessa escavazione né a cielo aperto, né in galleria. Siamo a ridosso del Bivacco Aronte, che oggi tutti riconoscono all’interno di una area Zps (Zona protezione speciale)”.

“Insomma si caduca per intattività un’area che presenta delle valenze ambientali di primaria importanza. Forse l’amministrazione si è convinta che le nostre osservazioni, che tra l’altro avrebbero potuto metterla in difficoltà di fronte alla corte dei conti, non fossero poi così campate in aria e ha proceduto, a nostro parere, nell’unica direzione possibile.
Per noi sicuramente questo è un risultato importante, una conferma di quanto diciamo da tempo. Non ci fermiamo qua, ovviamente. Quell’area ora è di nuovo nelle mani del Comune di Massa che può deciderne che farne: ripristinare l’area attraverso un recupero ambientale e la modifica conseguente della destinazione d’uso, non più agro marmifero, oppure seguire una linea più distruttiva dell’ambiente fragile di alta montagna appoggiando il progetto contenuto nei PABE, progetto di escavazione avanzato dal centro di geotecnologie dell’Università di Siena.
In questa seconda ipotesi noi continueremo la nostra lotta contro la distruzione delle nostre montagne e delle nostre falde acquifere, considerando che non sia più tollerabile la minaccia di escavazione a quelle quote, nè continuare ad andare contro alle prescrizione della normativa europea, nazionale e regionale.

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