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Industriali scontenti del Piano Cave: «Serve concertazione costruttiva»

Lucchetti, il presidente degli industriali di Massa-Carrara: «Servono passi in avanti per garantire sostenibilità ambientale e produttiva»

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“Le cave sono un luogo di produzione e non sono una uguale all’altra per dimensioni, caratteristiche e particolari morfologici per cui i principi generali e astratti devono essere tradotti poi nel concreto lavoro quotidiano dei cavatori. Per questo il Piano Cave varato dalla Giunta Regionale non ci convince e quindi riteniamo indispensabile avviare una nuova concertazione fra aziende, sindacati e istituzioni che, in vista dell’esame del Consiglio Regionale, lo renda effettivamente uno strumento di indirizzo utile e concretamente applicabile. Fin qui le nostre osservazioni infatti sono state poco considerate ai tavoli del confronto. Quello che ora chiediamo è una assunzione di responsabilità da parte della politica e dei rappresentanti politici nelle istituzioni affinché il mondo del marmo sia ascoltato e compreso perché le nostre proposte vanno a vantaggio di un intero territorio e come tali devono essere considerate dal legislatore regionale. Insomma fin qui la concertazione non ha prodotto i risultati che servono al nostro settore, quindi c’è da aprire una nuova fase concertativa in cui affrontare e sciogliere nodi e contraddizioni liberi da pregiudizi ideologici” così il presidente degli industriali di MassaCarrara Erich Lucchetti commenta il nuovo strumento sulle escavazioni approvato dalla Giunta Regionale della Toscana.
“Il nostro è un appello soprattutto alla politica sia locale che regionale – aggiunge Lucchetti – a non soffocare una realtà produttiva indispensabile in un territorio che ha purtroppo percentuali record di disoccupazione, il 16% contro l’8,6% della media toscana, che arriva al 48,9% fra i nostri giovani”.

“A Massa-Carrara marmo vuol dire circa il 24% del PIL dell’intera provincia – aggiunge il presidente degli industriali apuani -, cioè quasi 1 miliardo di fatturato, 8.000 persone occupate, oltre 600 milioni all’anno garantiti alle imprese dell’indotto e più di 75 milioni di euro di imposte e tasse all’anno”.

“Stabilire percentuali generali di residui è controproducente – dice Lucchetti – perché non si tiene conto della natura differente di ogni cava e quindi sarebbe preferibile differenziare cava per cava le rispettive quote fra resa e residuo. Chi decide e scrive le norme non deve mai dimenticare che il nostro obiettivo di cavatori è sempre avere una resa alta nel rispetto della sicurezza e dell’ambiente. Noi non abbiamo alcun interesse ad andare contro noi stessi”.

“Quello che serve quindi è una assunzione di responsabilità della politica che dimostri di avere la volontà di entrare nel dettaglio dei problemi per risolverli evitando indicazioni contraddittorie basate su prevenzioni ideologiche. Ad esempio – spiega Lucchetti – imporre ai cavatori, come stabilisce la Legge Cave della Regione, piani rigidi di coltivazione da cui non possiamo uscire pena la sospensione dell’attività, significa voler incrementare indirettamente i residui, e quindi contravvenire alle indicazioni del Piano Cave della Regione. La cava è fatta dalla natura e quindi se il cavatore vede che l’escavazione in quel punto ha poca resa e tanti residui deve spostare la direzione dell’escavazione per evitare i troppi residui e aumentare la resa in blocchi. Perché allora da una parte mi chiedi di fare meno residui e dall’altra mi vuoi obbligare a farne di più? E’ evidente che si tratti di una contraddizione da superare definitivamente. Ed è su questo, come su altre questioni molto concrete, che vorremmo che la politica prestasse attenzione”.

(foto: repertorio)

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