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Forti risponde alle critiche sul Museo del Marmo: nuovi reperti da Cava Romana foto

L'assessore alla Cultura: «I nostri musei sono regolarmente gestiti tanto da aver, in virtù della loro gestione, ottenuto il riconoscimento regionale e siamo l’unico comune della provincia ad averlo ottenuto alla prima richiesta candidando due musei e ottenendolo per due»

CARRARA – Prosegue il dibattito aperto sulla Voce Apuana in tema di musei, sperando possa trarne giovamento una più chiara visione sui percorsi da adottare per il futuro. La parola, dopo il professore Enrico Dolci, ideatore del Museo Civico del Marmo e già docente presso l’Accademia di Belle Arti, va all’assessore alla cultura Federica Forti a cui rivolgiamo le domande sollecitate grazie all’intervento del professore.

Come mai per il Carmi e il Mudac non sono stati seguiti gli iter amministrativi previsti per un museo e che avrebbero permesso loro di dotarsi di appositi uffici e personale?

«I nostri musei sono regolarmente gestiti tanto da aver, in virtù della loro gestione (dal personale alla programmazione, dalla conservazione alla promozione) ottenuto il riconoscimento regionale e siamo l’unico Comune della provincia ad averlo ottenuto alla prima richiesta candidando due musei e ottenendolo per due. Data la dimensione e la natura dei nostri musei, che sono comunali e non sovra comunali, l’ufficio cultura insieme ai direttori e al personale di Nausicaa formano una squadra di lavoro completa. Con maggiori investimenti sarebbe possibile organizzarli in modo da avere una gestione semi indipendente e quindi alleggerire il personale dell’ufficio cultura magari dotandosi anche di risorse fisse a servizio delle attività del museo stesso (penso al grafico e all’ufficio stampa), ma è un traguardo, un punto di arrivo e non di partenza che si raggiunge progressivamente attraverso una programmazione continuativa e coerente, oltre che pluriennale, a cui deve poi rispondere il pubblico locale e non. Siamo a oltre metà di questo iter che richiede tempo e investimenti continuativi per poter realizzare quanto progettato dai direttori».

Dedicare un intero museo ai rapporti tra Michelangelo e Carrara può portare a restringere il campo delle possibili esposizioni o altrimenti a “forzature”?

«Il museo è nato da un finanziamento conseguente un progetto su Michelangelo. La nostra progettazione per aprire effettivamente il Carmi non si è limitata al racconto sulla vita e le opere di Michelangelo, ma ha cercato di costruire un ponte – con Michelangelo al centro- tra passato e presente, tra la lezione di Michelangelo nei secoli, il suo rapporto privilegiato con Carrara e la scultura e l’arte contemporanea che ancora a lui guarda e che predilige ancora il marmo e Carrara. Il tutto a firma di due ricercatori e docenti universitari: i professori Davide Turrini ed Emanuela Ferretti. Oltre alla mostra permanente, una sezione del museo è dedicata alla didattica, una al cinema, una alla narrazione delle straordinarie opere del Parco che abbiamo recuperato da uno stato di degrado totale e celebrato con un catalogo dedicato, il tutto grazie alla collaborazione con Giuliano Gori, curatore delle opere nel Parco alla Biennale del 2002. Il piano terra e adatto ad ospitare piccole mostre di ricerca legate alla storia di Carrara, a Michelangelo e al nostro patrimonio materiale e immateriale».

Il Carmi ha un patrimonio “personale” esiguo: ci sono progetti concreti per provvedere?

«Il Carmi sta costruendo la sua collezione attraverso acquisizioni e donazioni e anche grazie alle mostre che sono da sempre occasione di studi scientifici e pubblicazioni di cataloghi di livello, oltre che un modo per incrementare i pezzi della collezione, quando possibile. Un percorso da fare poco alla volta se non si dispone di grandi capitali e si vuole procedere con coerenza».

Il Museo del Marmo invece ha centinaia di opere originali ma durante il suo mandato non sono state incrementate: perché?

«Abbiamo lavorato sulla Cava Romana attraverso l’importante e necessaria collaborazione con la Soprintendenza, non solo restituendo all’area il giusto splendore e la completa narrazione, ma anche collocando nuovi reperti di cava. In quanto al Museo del Marmo, ho potuto realizzare un’insegna mai esistente nonostante il museo sia stato aperto 40 anni fa. In quanto all’interno, ho potuto far imbiancare ed eliminare tutte le superfetazioni casuali come le donazioni di opere contemporanee non legate alla natura specifica del museo. Credo sia necessario attendere di avere un progetto su Palazzo Pisani per valorizzare in maniera decisa tanto il museo del Marmo sul viale XX settembre quanto il Museo della Civiltà del Marmo in centro a firma di uno studio pluripremiato come lo Studio Canali. Solo allora sarà possibile mettere tutto a sistema anche con la Cava Romana e nominare un unico direttore che valorizzi al meglio non solo le collezioni ma anche il potere evocativo delle stesse, anche implementandole con archivi e donazioni».