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Michelangelo a Carrara tra passato e presente: il Carmi celebra l’artista foto

Opere tra il Cinquecento e l'Ottocento e il sogno di uno dei più grandi architetti. Il dipinto “Michelangelo alle cave” di Antonio Puccinelli del 1864 entra a far parte del patrimonio del museo carrarese

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CARRARA – «Memoriale di Michelangelo: lei è favorevole o contrario?»: potete rispondere con calma, ma non prima di essere andati a visitare la mostra inaugurata oggi al Carmi, il Museo di Villa Fabbricotti, dal titolo “1972. Michelucci Moore e Michelangelo. La vitalità del marmo”, visitabile dal 30 aprile al 15 settembre.

Una mostra interdisciplinare, la descrive Emanuela Ferretti curatrice della mostra assieme al direttore del Carmi, il professor e docente dell’Accademia di Belle Arti  Marco Ciampolini , dove dipinti pregiati e solitamente poco accessibili perché appartenenti a collezione private che risalgono al periodo che va dal 1500 al 1800 e ritraenti momenti di vita e di lavoro del maestro del Rinascimento, si accompagnano a video didattici, a ricostruzioni in scala uno a uno di parti di opere architettoniche di edifici storici e alla ricostruzione con testimonianze raccolte presso vari istituti e fondazioni, del progetto Memoriale in onore di Michelangelo, progettato fra il 1972 e il 1975 da uno dei maggiori architetti italiani del secolo scorso Giovanni Michelucci.
Nel 1972 quando prendeva il via quella che sarebbe diventata la stagione dei referenda che poi fecero la storia nel campo delle battaglie per i diritti civili, i giornali nazionali, prendendo spunto nei titoli dall’ormai celebre interrogativo, chiedevano ai lettori cosa ne pensassero del Memoriale dedicato a Michelangelo. A Carrara, ma con eco internazionale, scoppiava infatti il caso Memoriale in onore di Michelangelo, con un primo convegno, svoltosi nel 1972 che avrebbe preceduto l’ultimo, quello del 1975, di respiro internazionale e sul progetto dal celebre architetto Giovanni Michelucci, appoggiato dallo scultore britannico Henry Moore.

Un colosso, un gigante sdraiato che da scultura diventa architettura, diventa una copertura, visibile fin dal mare e che sarebbe dovuto essere ampio (si dice) circa 30 metri, per ospitare e dare residenza a un centro di formazione per giovani scultori. Accanto, un anfiteatro e accanto ancora, un osservatorio solare. Il tutto calato nel cuore delle Alpi Apuane. In un connubio tra arte e scienza che anticipava i tempi, il progetto non vide mai la luce e rimase confinato nei più di 160 disegni e litografie del rinomato architetto e in un plastico preso a prestito dalla Fondazione Michelucci di Fiesole, esposto durante il convegno internazionale del 1975 e poi mai più esposto altrove, se non nella Fondazione Michelucci. Nemmeno Moore, maestro nella ricerca dell’armonia tra opera e paesaggio, come spiega Arianna Bechini del comitato scientifico progettuale, alla fine realizzò l’opera promessa che doveva essere ispirata alla fratellanza universale.

Per festeggiare e incoraggiare il progetto, pensato in un’ottica di comunione e di pace come è stato più volte ripetuto da chi ha curato la mostra, vennero quindi celebrati due convegni nel giro di tre anni: nel 1975, il secondo e sempre a Carrara, oltre ad accogliere Giovanni Spadolini, venne celebrato l’incontro nello spazio dell’equipaggio americano con quello russo. Nel 1975 infatti durante un viaggio spaziale le navicelle Apollo (americana) e Soyuz (russa) si agganciarono in orbita e i membri dell’equipaggio poterono trasferirsi da una capsula all’altra. A Carrara, ospiti del convegno furono quindi un astronauta americano e uno russo, all’insegna di arte e scienza legate insieme da fratellanza e pace. Sempre in quell’occasione venne collocata alla Foce di Pienza il monolite, ancora là, alto più di 2 metri che doveva rappresentare il primo mattone del progetto di Michelucci per incoraggiare la concretizzazione del progetto.

«Qualche anno prima, nel 1961, nacque anche un altro importante progetto— ha rievocato il professor Marino Alberto Balducci, docente del Carla Rossi Academy nonché membro del comitato scientifico— Dalì, Picasso, Manzù e altri artisti proposero di venire a Carrara e di scolpire, incidere le montagne per 150 metri lineari, opera visibile dal mare. Anche questo progetto morì».
Al piano superiore dell’edificio sono stati collocati i dipinti provenienti da collezioni private: «Sono opere difficilmente fruibili — ha ribadito Ciampolini accompagnando la piccola delegazione di giornalisti in visita —perché appartenenti a collezioni private, come questo “Michelangelo alla cappella Sistina” di Alberto Masi Gilli. Qua Michelangelo viene rappresentato come veniva immaginato nel 1800: nella cappella Sistina mentre disegna con un modello in gesso, un’immagine tardo romantica con una luce soffusa che è il grande fascino di questo dipinto». Nella sala accanto, troviamo una riproduzione in scala uno a uno del cornicione di Palazzo Farnese accompagnata da un dipinto di Peter Rittig del 1834 “Papa Paolo III Farnese visita Michelangelo nel suo studio”.

«E’ un dipinto che ci parla di Michelangelo che presenta il progetto della cappella Sistina a Paolo III Farnese con questa luce bionda che rende un’immagine sentimentale» ha commentato Ciampolini. Un’altra opera di ricercata bellezza “Michelangelo scopre al pubblico la statua di David” di Enrico Pollastrini artista molto legato all’Accademia di Belle Arti di Carrara e a Michelangelo. Nella sala accanto una serie di opere dedicate a Michelangelo nel suo rapporto con le cave, alcune delle quali sono ritratti dell’artista rinascimentale, come il ritratto dipinto da Stefano Ussi nell’800 e il ritratto per mano del pittore Domenico Pugliani. “Vittoria Colonna visita lo studio di Michelangelo” risale al 1850 ed è dipinto dal pittore marchigiano Filippo Bigioli. «Questo dipinto di Bernardino Mei, “Carità”, è inedito» spiega e continua a fare strada il direttore del museo che sottolinea, accanto, la terracotta “Michelangelo modella Mosè” appartenente al patrimonio del museo. Non poteva mancare uno dei calchi ingesso appartenenti all’Accademia: il calco in gesso di un rilievo marmoreo di età severiana (203-2012) detto dei “Fantiscritti” e conservato nel cortile dell’Accademia. L’edicola era stata scolpita su una delle pareti della cava di Fantiscritti e ritrae Zeus tra due sue figli Ercole e Bacco. Ciliegina sulla torta: il “Michelangelo alle cave” di Antonio Puccinelli del 1864 entra a far parte del patrimonio del Carmi: lo annuncia in conferenza lo stesso professor Ciampolini: «Era l’immagine ripresa anche nel cartello pubblicitario del Memoriale— spiega Ciampolini che commenta—Sono opere di grande qualità e difficilmente reperibili perché sono in gran parte private».

Anche Emanuela Ferretti sottolinea: «E’ una mostra che nasce da un concorso di ricerca che approda a una sintesi arrivata dopo una profonda analisi». A unirsi in sinergia sono state infatti:
Carla Rossi Academy, CRA-INITS
Accademia delle Arti del Disegno, Firenze
Fondazione Giovanni Michelucci, Fiesole
Fondazione II Bisonte Firenze
Accademia di Belle Arti di Carrara
Dipartimento di Architettura – Università degli Studi di Firenze
oltre ai comuni di Carrara, Pistoia, Fiesole, la provincia di Massa-Carrara e la Regione Toscana.

Il sindaco Francesco De Pasquale, che ha portato i saluti dell’assessore alla cultura Federica Forti, impossibilitata a intervenire per motivi di salute legati al covid, ha ricordato: «Il Carmi, nato nel 2018, è diventato un punto di riferimento culturale: tant’è vero che ha ricevuto il riconoscimento di museo di rilievo nazionale. Si tratta di una mostra di interesse nazionale dove Carrara è protagonista ed è un inizio di collaborazione. Mi auguro che questa prospettiva  e questo approccio venga proseguita dalla prossima amministrazione».

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