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Alla Biennale di Venezia un marmo di Carrara ‘provocatorio’: la giovane promessa e la celebre artista foto

Beatrice Taponecco e Aidan Salakhova in mostra a Venezia grazie all'architetto Paolo Asti che declina al femminile l'arte con un'esposizione provocatoria all'insegna di natura, pace e tolleranza

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CARRARA – Beatrice Taponecco e Aidan Salakhova in mostra a Venezia grazie all’architetto Paolo Asti che declina al femminile l’arte con un’esposizione provocatoria all’insegna di natura, pace e tolleranza.
Una mostra declinata al femminile con le “nostre” Aidan Salakhova, la celebre artista di fama internazionale che non ha certo bisogno di presentazioni e Beatrice Taponecco, che sta mantenendo la parola di giovane e talentuosa promessa in un panorama artistico tra i più prestigiosi: la LIX Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, (prevista per il 2021 e posticipata al 2022 a causa della pandemia) dove entrambe le artiste sono ospiti. Le due scultrici adottate dalla nostra cittadina, sono in mostra dunque a Venezia, grazie al celebre architetto Paolo Asti che cura la mostra di quattro artiste donne prescelte appositamente, dal titolo “Repubblica di Startè – The free State of Art”.

«È nata l’idea di essere presenti a Venezia — spiega Paolo Asti motivando la particolarità dell’iniziativa al femminile — in modo irriverente, come una vera e propria Repubblica, quella di Startè, facendo il verso ai padiglioni ufficiali di questa nuova edizione. Ho poi pensato di porre un’aggravante di pensiero, quella di ambire, non solo a realizzare uno stato effimero, ma anche quella di uno stato in cui l’arte è libera. Libera da qualsiasi tipo di connivenza con le strategie di mercato, disfunzionale a ogni retorica ideologica, fuori dai miti, ma non per questo priva di un filo conduttore. E’ nata così l’idea di realizzare un’esposizione totalmente al femminile che ha trovato in Venezia Madre l’appellativo con cui rappresentare il fecondo rapporto di scambi che la Città per secoli ha saputo tessere tra occidente e oriente. Non solo la tradizione dei suoi commerci, ma anche la capacità di attrarre, grazie a un’identità unica al mondo, rinnovata, da un secolo a un altro, fino all’essere assunta come ambita meta a partire dal Gran Tour e così fino a questo nuovo secolo».

Beatrice, in particolare, ha studiato nell’Accademia cittadina e il filo conduttore delle sue opere, spesso vincitrici di concorsi nazionali e internazionali, tra cui il prestigioso riconoscimento del primo premio al Concorso di Idee per un’opera con cui si è premiata la cinquina finalista al Premio Strega, è la natura incarnata nella foglia, anima del bosco. La sua “Foglia”, per esempio, in marmo bianco di Carrara, alta più di due metri, si trova a Milano, presso Corte Manzoni, nel quartiere dell’alta moda, dopo essere stata selezionata ed essersi aggiudicata il primo premio al concorso promosso da Cittamoderna boutique immobiliare e Accademia di Belle Arti di Brera.

Delicato in marmo statuario della cava Michelangelo, il suo “Anima e corpo”, in mostra a Venezia, è un fiore che sta per sbocciare capace di destare, come dice Paolo Asti, «lo stupore della semplicità». Di sé e della sua arte Beatrice si racconta così:  «Il mio lavoro è mosso da un invincibile desiderio di dare leggerezza a ciò che è pesante, plasmare la dura pietra per renderla morbida, trasparente, sensuale». La scultrice realizza le sue sculture presso il laboratorio “Scultura e Design SGF” laboratorio che collabora ed ha collaborato con artisti di fama internazionale.

“Without words” è invece l’opera di Aidan Salakhova, che lavora spesso a Carrara presso i laboratori della Cooperativa Scultori Carrara: «Sorretta da una tecnica straordinaria — la descrive l’architetto Paolo Asti — riesce a creare opere che nella figurazione scoprono nuovi possibilità espressive. Ma la sua sintesi estetica va nella direzione di un’ arte senza confini né barriere linguistiche o culturali. Nella serie “Without words (Books series)” del 2020 i libri realizzati in marmi pregiati sono testimonianze visive e tattili di un’adesione totale alla cultura come bene sociale e scambievole, come fondamento della tolleranza».

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