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Cento anni dall’eccidio di Arpiola di Mulazzo: un episodio dimenticato

La storia del primo antifascismo si concluse con una disfatta, arrivò il buio ventennio. Ma quei lavoratori di Lunigiana non smisero mai di combattere

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LUNIGIANA – La Lunigiana, terra di tradizioni anarchiche – la pagina più gloriosa fu l’insurrezione del 1894 -, fu una delle prime zone assoggettate dal fascismo. A Pontremoli il fascio fu fondato nel novembre 1920 e imposto da una spedizione dei fascisti toscani nel giugno 1921. Venne occupato il Circolo Ferrovieri, mentre gli squadristi si scontrarono all’Annunziata con gli Arditi del popolo. Da Pontremoli aggredirono tutta la Val di Magra, con le prime violenze a Sarzana, dove l’assalto fu poi respinto nel luglio dello stesso anno. Ciò fu possibile per l’unità tra il Comune socialista, gli Arditi del popolo e le forze dell’ordine guidate dal carabiniere Guido Jurgens.

I “Fatti di Sarzana” dimostrano che il fascismo, senza l’appoggio delle strutture dello Stato, non si sarebbe potuto affermare. A Pontremoli, nel giugno 1921, le forze dell’odine intervennero per arrestare non i fascisti aggressori ma gli operai che si difendevano. Il 18 dicembre 1921, ad Arpiola di Mulazzo, i carabinieri furono addirittura protagonisti di un eccidio.

Cento anni fa, il 22 dicembre 1921, “Il Libertario” scriveva: “Due carabinieri entrano in una festa da ballo, prendono gli strumenti e la fanno da padroni. Pretendono che quei giovanotti stiano al loro comando. Tale spavalderia provocò il risentimento di quei giovani che rispettosamente misero alla porta i due militi, i quali brutalmente si misero a sparare contro i popolani inermi. Rimase ucciso un vecchio di 65 anni, tale Agnetto Andrea, un altro vecchio di nome Visconti Ferdinando Consigliere comunale rimase ferito gravemente ed è morto ieri. Rimasero pure feriti altri 3 uomini e 2 donne, delle quali una, certa Biagini Ernesta, si trova incinta. Attraversando tutto il paese i carabinieri continuarono a sparare. Ma mentre le bestie sono rimaste libere a meditare forse di compiere altri delitti, mentre le stesse autorità locali riconoscono la colpabilità dei carabinieri, si sono arrestati 4 operai!”.

Ma chi erano gli aggrediti? Leggiamo ancora “Il Libertario”: “La popolazione è esclusivamente proletaria […] lavoratori scottati verso la bugiarderia delle istituzioni. Ma in mezzo a quella popolazione è grande il concetto dell’ospitalità, è sempre molta la deferenza verso le singole persone anche di fede o di divise differenti. Li descrivano pure come ‘barbari comunisti’, si dica pure che sono degni del piombo e della forca, ma per loro il comunismo non è un concetto di barbaro settarismo, non è odio, non è cattiveria. Hanno emigrato all’estero per decenni e decenni, sono ritornati in patria, hanno fatto la guerra, tutti hanno sgobbato in trincea […] e quelli che sono tornati hanno compreso la beffa. Perciò desiderano un avvenire migliore, ed è per questo che gli sgherri di Savoia odiano quelle popolazioni”.

Si tenne un comizio di protesta. Parlarono un rappresentante del Comune di Mulazzo, Bologna per i socialisti, Del Magro e Castrucci per i ferrovieri, Fantozzi per gli anarchici. La storia del primo antifascismo si concluse con una disfatta, arrivò il buio ventennio. Ma quei lavoratori di Lunigiana non smisero mai di combattere. Anche nei disperati giorni di Arpiola furono poste le premesse per la lunga lotta che seguì e vinse il 25 aprile 1945.

* storico e co-presidente del Comitato Unitario della Resistenza della Spezia

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