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Il seccatoio che guarda al mare, tra gli attrezzi del mestiere e la farina di castagne

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MASSA – In italiano si chiamerebbe “staio”, ma tutti ad Antona lo chiamano lo “staro”. È l’unità di misura che da sempre viene usata per misurare la quantità di castagne messe a seccare per produrre la pregiata farina che ha reso nota in tutta la Provincia la frazione montana del Comune di Massa. “Pistera” o “pistatrice” è il nome invece, sempre in dialetto, della macchina che ha sostituito le braccia dell’uomo nel faticoso e meticoloso compito di togliere la buccia dalle castagne seccate prima di iniziare la produzione.

Tutti termini e attrezzi che Simone, Stefano e Giacomo hanno imparato a conoscere e ad apprezzare nella loro infanzia tra i vicoli di Antona e che, in un momento storico in cui le tradizioni rischiano di andare perse per sempre, hanno deciso di rispolverare per ridare vita al seccatoio della Evelina. Vi abbiamo raccontato la loro storia qui, ma adesso vogliamo portarvi all’interno di quelle mura scaldate dal fuoco, con i ciocchi rigorosamente di castagno. E per farlo, siamo andati a trovare i ragazzi del seccatoio, accompagnati da Andrea Ribolini, dell’associazione Aquilegia che gestisce l’Orto Botanico delle Alpi Apuane, che durante la settimana accompagna studenti e turisti nei sentieri delle castagne e che domenica 21 novembre mostrerà a chi lo desidera, l’inizio della fase di produzione della farina.

Video realizzato da Mauro Simoncini e Nicola Bongiorni.

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