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Quando Eugenio Montale scrisse una poesia sulla Lunigiana

Un genio nel suo campo che, amante delle Cinque Terre, ha avuto un pensiero anche per la Lunigiana e per quel Ceccardo Roccatagliata Ceccardi che ha contribuito alla sua "formazione"

LUNIGIANA – Un genio nel suo campo, in cui seppe esprimere il male di vivere del suo tempo e che, proprio di tempo, a lui il destino ne ha dato tanto. Nato il 12 ottobre 1896 (125 anni fa), Eugenio Montale morì infatti il 12 settembre del 1981, poco prima di spegnere 85 candeline, e chissà in quale periodo della sua vita, certamente non quello della prima giovinezza, ha preso qualche minuto per dedicarsi alla Lunigiana stendendo quei versi che solo gli addetti ai lavori conoscono.

Forse complice il fatto che vivesse le sue vacanze estive a Monterosso, in quella villa piena di ricordi di fanciullezza, di amore famigliare e di tranquillità che profumava di salmastro, ma così vicina alle montagne, a Montale venne spontaneo parlare della Terra dei Librai. O forse perché era così legato a Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, “padre dei cantori della terra ligure”, come ebbe a chiamarlo proprio lui, che arrivò a dedicarsi anche alla Lunigiana storica fino ai suoi “gioghi nevati”. Un poeta di così grande acume poteva tirare dritto di fronte alla Terra dei Librai? Ovviamente la risposta è no. La Lunigiana, infatti, ha alle spalle una grande cultura del libro, oltreché una conformazione naturale davvero ricca di spunti, e, qua e là, inevitabilmente, fa capolino nella vita di chi ha fatto la storia della letteratura, come se fosse posseduta da una forza centripeta che attrae a sé tutto quello che è costruito con le parole. Montereggio, Pontremoli e Fivizzano sono entrate nella storia, in quella storia che, in realtà, in pochi lunigianesi conoscono davvero, o solo per sentito dire, come le leggende. Ma come si fa a far prendere consapevolezza del vero valore di questa terra a chi la abita? Forse solo un premio Nobel può farlo, rendendo la leggenda realtà.

“Ad un libraio di Lunigiana”

Portali tu i miei versi, o vagabondo
di Lunigiana, in cerca di fortuna,
o tu che rechi in cuor, girando il mondo,
un po’ di luna
e un po’ di nostalgia d’un focolare
nel natio borgo d’Appennin che serba
il segno delle rozze terramare
tra selci ed erba!
D’un po’ di luna e un po’ di nostalgia
soffrono anch’essi, soffron d’uno strano
amore, d’un bisogno d’andar via,
d’andar lontano…

Eugenio Montale