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L’avatar di Dante al castello Malaspina per leggere i volti e tradurli in terzine

L’inaugurazione è prevista per domani, sabato 2 ottobre, alle 11. L’installazione rimarrà fruibile fino al 9 ottobre

MASSA – Ultima tappa toscana per ‘Divina’, l’avatar che legge i volti e li traduce in terzine. L’installazione che trasporta le persone indietro nel tempo, facendole immedesimare con la Commedia di Dante Alighieri, dopo essere stata esposta ad Arezzo, Pisa, Montecatini e Lucca, arriva a Massa.
L’inaugurazione è prevista per domani, sabato 2 ottobre, alle 11 al Castello Malaspina, in via del Forte 15. Interverranno il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo, il consigliere regionale Giacomo Bugliani, il sindaco di Massa Francesco Persiani, il responsabile del laboratorio di sperimentazione A.S.T.R.O. dell’Università di Pisa, Andrea Piemonte.

L’installazione rimarrà fruibile fino al 9 ottobre. L’iniziativa rientra nell’ambito degli eventi organizzati per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che fino alla fine di novembre toccheranno tutte le province della regione, coinvolgendo i toscani di ogni età e interesse.

Divina è una riflessione tra il linguaggio e la tecnologia. Ispirati dall’immortale storia della Divina Commedia, dalla sua struttura e dal suo forte legame “matematico”, l’installazione artistica immagina un Dante Contemporaneo riportando la situazione linguistica italiana del XIV secolo al presente.
L’opera, sviluppata da un pool di ingegneri, makers e dall’artista digitale BluPXLs, unisce un secolo di tecnologia in un dialogo inedito e apparentemente impossibile che comincia grazie alla presenza umana.
L’importanza del linguaggio nella comunicazione diventa metafora al cui epicentro c’è il ruolo incisivo che la Divina Commedia ha avuto nella storia Italiana.
Infatti, quattro generazioni di tecnologia comunicano insieme per riscrivere un libro in terzine che nascono dal volto del singoli individui e si uniscono in un’inedita versione della Divina!
È così che un sensore di depth scanning del 2021 e una telescrivente del 1940 collaborano insieme a 30 televisori, una stampante, un videogioco e 5 computer in una mediazione linguistica a base binaria.
L’opera ci porta a riflettere sulla centralità che ogni persona ha nella crescita della lingua, essendo essa stessa generatrice di divulgazione.