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Street art a Carrara, in centro appare il murale del duo romano Qwerty Project foto

Lo stencil, collocato all’inizio di via San Piero angolo via Apuana, raffigura tre giocatori di basket intenti a contendersi un cervello col quale andare a canestro

CARRARA – Il duo romano di street art Qwerty Project torna a Carrara con un murale che è apparso a Carrara venerdì scorso, quasi per magia, all’inizio di via San Piero angolo via Apuana. Lo stencil, di dimensioni maggiori rispetto alle precedenti realizzazioni in città dei due artisti, raffigura tre giocatori di basket intenti a contendersi un cervello col quale andare a canestro. L’opera forse rappresenta il fatto che l’uomo giochi, o scherzi, con la propria mente, l’intelligenza, la cultura e la memoria o, probabilmente, che ormai se la sia già giocata. Un monito e una riflessione dell’artista sulle conseguenze potenzialmente tragiche della deriva psico-sociale verso cui sembra andare il genere umano? Già da alcuni anni Qwerty lascia, di tanto in tanto, un segno del suo passaggio in città utilizzando adesivi, poster o stencil di dimensioni ridotte rispetto a quest’ultima. Ne troviamo traccia in vicolo dell’Arancio, via Santa Maria, via Ghibellina e via Rossi. Uno sbiadito poster con il famoso “think poetic” si fonde ormai con la colonna di marmo sul quale fu applicato qualche anno fa; l’adesivo dell’omino stilizzato sempre pronto ad offrire un cuore di riserva – il “marchio di fabbrica” Qwerty – applicato, discreto, sul contatore del gas; un Trump colorato sul triciclo, l’omino stilizzato impiccato dall’era dell’influencer o la cui anima è intrappolata in un barattolo colmo di petrolio; un bambino dal volto stellato mostra un libro che porta verso l’infinito o su una non più percorsa via di accesso alla cultura.

Insomma, anche se discreta, e forse inosservata, la presenza di opere in città del noto collettivo romano inizia ad avere una certa consistenza e denota un suo interesse verso il rinato fermento artistico “carrarino”.
Qwerty Project nasce con un percorso artistico inverso, dalle gallerie alla strada. Dopo quindici anni di attività nel campo istituzionale dell’arte hanno maturato l’esigenza di cambiare strada, avevano un’ansia basale a lavorare con i galleristi, con le mostre maallo stesso tempo non volevano attaccare i pennelli al chiodo. E così decisero di cambiare strada e scelsero la Street Art. Un percorso inverso, perché solitamente uno street artist inizia con la strada e poi finisce in galleria, mentre loro hanno iniziato con le gallerie e sono arrivati felicemente in strada. «Quando lavori da solo ti devi confrontare solamente con te stesso ma se ti trovi un altro artista col quale condividere un progetto, come in questo caso, l’altro deve scegliere di appoggiarlo o distruggerlo. Lei – perché stiamo parlando di una lei – scelse di appoggiarlo. Questo tipo di confronto artistico lo abbiamo mantenuto sempre nel nostro rapporto, entrambi felici di fare il lavoro più bello e difficile del mondo.»

La street art è stata inventata dagli avanguardisti russi di inizio Novecento. Durante e dopo la rivoluzione d’ottobre predicarono il riavvicinamento tra l’artista e il popolo e il rifiuto dell’elitarismo, portando l’arte nelle strade delle città. Il decennio successivo alla rivoluzione bolscevica fu un periodo di grande libertà artistica, perché le autorità sovietiche accolsero le nuove tendenze creative come un modo per distruggere il vecchio ordine borghese. All’inizio del XX secolo, combattendo la stagnazione accademica, l’arte borghese e la “museificazione”, le avanguardie russe furono tra le prime a proclamare la necessità dell’arte di sporcarsi le mani con la città. Il primo invito rivolto agli artisti ad uscire nelle strade apparve su alcuni annunci pubblicati nel 1912 da Ilijà Zdanevich (Iliazd), che proclamava l’inutilità dell’arte contemporanea e cercava di persuadere gli artisti ad avvicinarsi al popolo e a impegnarsi nella realizzazione di manifesti e opere all’aperto. La più importante visione dell’arte di ‘invasione’ è il decreto approvato nel 1918 da un gruppo di futuristi russi, tra cui Vladimir Majakovskij, David Burliuk e Vasilij Kamenskij. Nel decreto n. 1, “Sulla democratizzazione dell’arte”, gli artisti stabilirono di “prendere i barattoli di vernice, e con i pennelli della propria maestria, illuminare, dipingere tutti i lati, le facciate e gli angoli delle città, delle stazioni ferroviarie e delle greggi di vagoni ferroviari in moto perpetuo.” Il decreto contiene una chiara dimostrazione del richiamo a fare una rivoluzione nell’arte del primo Novecento: “D’ora in poi, un cittadino che cammina per strada potrà assaporare ogni istante dell’intensità dei pensieri dei grandi
contemporanei, contemplare la luminosità dei fiori di una squisita gioia e ascoltare ovunque la musica – melodie, rimbombi e rumori – di eccellenti compositori.”

Negli anni ’50 e ’60 un gruppo di artisti anonimi scriveva per protesta esclusivamente sui muri di New York, la strada era il luogo prescelto per le proprie esibizioni. Ciò che noi oggi definiamo “street art” ha origine dal boom del graffitismo nella New York degli anni ’60 e ’70, ed ebbe la sua massima espansione con l’avvento dello spray negli anni ’80, in particolare nel Bronx. Un profilo di disapprovazione e di ribellione si configurava in molti graffitisti che si esprimevano attraverso la Street Art, accampando la facoltà di utilizzare le strade e i palazzi come supporto alle loro performance. Una rappresentazione ironica con disegni che risaltavano sui muri li trasformava in ipotetiche gallerie en plein air, nobilitando l’estetica delle città. La Street Art nasce quindi dall’esigenza di una nuova espressione artistica anche primitiva e caotica che si manifesta attraverso spazi pubblici, come strade, muri e stazioni. Oggi la street art è una cerimonia sociale, culturale e artistica che si è propagata in tutto il mondo.