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Gli abissi del Monte Grondilice e la sua cresta. Le Apuane tra misteri e segreti

Fino al 1994, l'abisso Olivifer, situato proprio sotto la vetta della montagna, è stato il più profondo d'Italia. Speleologi da tutta Europa vengono a visitare le pareti di questa splendida e caratteristica vetta che noi, insieme a Mauro Simoncini, vi facciamo conoscere attraverso le storie che sono state tramandate di generazione in generazione

APUANE – Le Alpi Apuane non nascondono solo il marmo, il prezioso materiale per cui sono conosciute, ma sono pronte a regalarci sorprese di ogni genere. Ogni vetta ha la sua particolarità e noi abbiamo provato a raccontarle usando le leggende che negli anni sono state tramandate, le spiegazioni di eventi unici agli occhi dei pastori che con la fatica e il sudore popolavano i monti della luna.

Particolarità, dicevamo, come quelle del Monte Grondilice, immortalato dallo scatto di Mauro Simoncini. I suoi 1807 metri d’altezza sul livello del mare, che rendono la montagna la quinta più alta di tutta la catena apuana, si stendono a confine naturale tra le provincie di Massa-Carrara e Lucca. Ma questa splendida montagna, ben visibile anche dalla costa massese, è un sito di interesse europeo. Interesse attirato dalle profonde buche che scavano in profondità il monte, frequentate assiduamente da speleologi che ogni anno arrivano per abbassarsi nell’abisso Olivifer, fino al 1994 il più profondo in Italia, o nella buca del muschio (abisso Satanacchia).

Monte Grondilice da Picco di Navola

ISO200 1/320s f/8 16mm
Questo scatto realizzato dal Picco di Navola mostra tutta la varietà del paesaggio apuano. Nel giro di poche decine di metri si passa dal bosco ai prati e dai prati alla roccia. Un paesaggio aspro che va conosciuto bene, un arco di monti sul mare che concentra in poco spazio tutta la sua bellezza. Di Mauro Simoncini.

Ma se l’interesse per le profonde buche del Monte Grondilice è cosa recente, quello che invece ha sempre attirato l’attenzione degli abitanti del posto è il caratteristico profilo della sua cresta, che a molte persone ricorda una bella donna. In effetti, una leggenda vuole che, ai tempi in cui Massa era sotto il controllo del Ducato di Modena, nella città emiliana vivesse una bella ma povera ragazza che si innamorò di un pastore apuano. Bàrbera era il nome di questa fanciulla che rifiutò l’invito del signore di Modena per scappare dal suo amato, verso le bianche montagne. Arrivata a scalare le inospitali pareti apuane, la ragazza morì improvvisamente e il Dio della montagna, che aveva osservato le sue sorti, decise di imprimere la sua faccia nella cresta del Grondilice, così che il pastore potesse vederla ogni giorno e non scordarsi mai di lei.

Queste leggende si ritrovano spesso nel folklore apuano, basti pensare all’Omo Morto (di cui vi abbiamo parlato qui). Gli antichi popoli apuani erano soliti farsi impressionare dalle forme umane delle rocce che si trovavano sui sentieri. Per questo attribuivano alle fate o agli déi il compito di trasformare cattivi in roccia per punizione, o amanti in monti per portarne avanti il ricordo. Un romanticismo andato perso. Proprio sul Grondilice abitavano le fate che, un giorno, un brigante cercò di rapire. Ma le fate, che si erano accorte della terribile presenza, decisero di trasformarlo in un grosso masso deforme che andò ad unirsi e a completare la cresta del Garnerone, che divide la valle di Vinca dalla Val Serenaia e dall’Orto di Donna.